
Un campionato jugoslavo oggi
pubblicato su nogometni.it
È ancora possibile un campionato sovranazionale fra squadre dell’ex-Jugoslavia? E, problemi a parte, come si presenterebbe oggi?
Anche in Europa il basket si dimostra essere spesso più lungimirante e coraggioso del calcio. Uno dei più grandi successi della ULEB, l’associazione dei campionati nazionali europei di basket, è stata la creazione della ABA League, conosciuta anche come Lega Adriatica: un campionato a tutti gli effetti giocato dalle più importanti squadre di basket dell’ex-Jugoslavia più alcune squadre straniere (nelle ultime stagioni: israeliane, bulgare e ungheresi) invitate di anno in anno.
La creazione della Lega Adriatica non è stata semplice e come ogni idea coraggiosa ha dovuto superare mille difficoltà. Stiamo parlando infatti di un campionato in cui si sfidano più di una volta squadre serbe, croate, bosniache, slovene, macedoni e montenegrine. E quando parliamo di squadre serbe intendiamo Stella Rossa e Partizan Belgardo e di squadre croate Cibona e Cedevita Zagabria.
L’idea venne nei primi anni novanta, quindi subito dopo la disgregazione della Jugoslavia, ad alcuni dirigenti sloveni, croati e bosniaci ma comprensibilmente venne messa da parte fino alla fine delle guerre jugoslave. Nei primi anni duemila, con il supporto decisivo della ULEB, il campionato divenne realtà e nel giro di poche stagioni assunse la sua forma definitiva.
Chiaramente non sono mancati gli episodi spiacevoli e ancora oggi nelle partite più sentite non è raro assistere a scontri tra tifoserie e forze dell’ordine. Ma il campionato esiste, è rilevante, si gioca da quasi quindici anni e tutto sommato le cose sono andate molto bene, considerato l’alto livello di esplosività dei nazionalismi slavi.
Alcuni si chiederanno: è possibile esportare il modello della Lega Adriatica al calcio? No, non è possibile per diversi motivi.
La Lega Adriatica di basket non sostituisce i campionati nazionali, che si giocano comunque in ogni nazione. E già questo è un punto fondamentale poichè l’esistenza di un campionato nazionale, che sia serbo, croato o bosniaco, per molti può essere considerata come un affermazione irrinunciabile della propria indipendenza.
Dal punto di vista organizzativo quindi sarebbe impossibile far convivere in una sola stagione i campionati nazionali, il campionato jugoslavo, le competizioni europee e gli impegni delle nazionali. Se anche si trovasse un modo, non è nelle intenzioni della UEFA sostenere un progetto del genere e, senza un’entita esterna, sarebbe un’impresa ancora più difficile far convivere paesi così divisi.
Se invece si trovasse una soluzione per sostituire tutti i campionati nazionali con un’unica lega bisognerebbe fare i conti con l’idea scomoda dell’istituzione di una Jugoslavia sportiva e a questo punto si ripresenterebbero i vecchi problemi: chi dirige la baracca? un serbo o un croato? e perchè no un bosniaco? Se i rappresentanti croati dovessero essere d’accordo con una modifica al regolamento proposta da sloveni e bosniaci, come la prenderebero i serbi? Per non parlare della questione kosovara.
Poi ci sarebbero da convincere i dirigenti delle federazioni a fare un passo indietro e le piccole squadre a rinunciare ai posti in Europa League garantiti oggi dai loro campionati ridotti.
Last but not least, il problema della sicurezza. In quasi tutte le partite della Lega Adriatica non è prevista la presenza di tifosi ospiti organizzati. Quando si creano delle situazioni in cui un folto gruppo di tifosi ospiti riesce a ottenere l’accesso al palazzetto — come successo pochi mesi fa a Sofia durante Levski Partizan — è probabile che succeda il disastro.
Ora provate ad immaginare un Dinamo Zagabria contro Stella Rossa o un Partizan contro FK Sarajevo con accesso garantito ai tifosi ospiti e avrete già un’idea di che cosa potrebbe succedere.
La realtà dei fatti stronca sul nascere qualsiasi idea. Ma giusto per curiosità, come si presenterebbe oggi un campionato jugoslavo?

