Senza voltarsi indietro
peppe liberti
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“Era già l’ora che volge il disio ai navicanti e ‘ntenerisce il core”, dice il fiorentino, e io sempre annoio tutti dicendo che non c’è virgola dopo il disio, e il core intenerito è di tutti, non solo dei navicanti, mentre invece è solo a loro che si volge il disio. Ergo, ad una certa ora i marinai non guardano più avanti, verso prua, là dove sono diretti, ma si voltano indietro, quand’è sera, guardano a poppa, da dove sono partiti, e hanno una gran voglia di tornarci. E così, al Liberti, che parla del rinculo e dell’effetto Mossbauer gli viene sì la voglia di parlare di questa botta che lo spinge all’indietro, e persino del fatto che sia più o meno forte a seconda della temperatura; ma ciò non di meno dice che non è per un Mossbauer qualunque, per una qualsiasi forza retrodiretta che occorra per questo volgere lo sguardo all’indietro, diamine. Perchè dantescamente parlando, il guardare indietro significa farsi prendere da nostalgia, che — siano maledetti i Greci e l’etimologia — mica per niente significa “dolore del ritorno”. E insomma, mio ottimo Liberti, l’hai chiamato così, questo tuo bel pezzo, perchè dentro di te sei (und per sempre sarai) un physicist, altro che ex-physicist. E la cosa un pochetto ti addolora. E quindi, perdincibacco, ricomincia: insegna, ricerca, scrivi. Scrivi scrivi scrivi.

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