Una scissione dolorosa che fa male alla sinistra

Di fronte alla notizia degli abbandoni al partito di Vasco Errani, Pierluigi Bersani e Romano Prodi chi, come me, ha avuto il suo percorso di formazione politica guardando anche a loro come esempi, non può che provare un dolore profondo.

Io ritengo che il PD, che loro hanno contribuito in maniera determinante a fondare,possa e debba essere ancora la casa della sinistra italiana, nelle sue diverse anime: per questo ho deciso di rimanere nel PD impegnandomi per cambiarlo, e ritengo un errore politico uscirne.

Per questo sono convinto che tutti noi dobbiamo in questa fase usare tutto l’impegno possibile per costruire ponti e non muri: dobbiamo saper ascoltare compagni ed elettori, spiegare le ragioni per cui è importante rimanere e rispettare il dolore e la rabbia di chi farà la scelta di lasciare il PD. Già troppe lacerazioni sono state inflitte al nostro campo dalla sordità fatta di tatticismi e forzature che abbiamo visto negli ultimi mesi.

Mentre si prepara il congresso, in cui ognuno di noi farà liberamente la sua scelta, penso che dovremmo usare questi giorni per ricucire il dialogo con tutti quei mondi che ci hanno voltato le spalle: Sindacati, associazioni, l’Anpi, L’Arci, il vasto mondo del volontariato sociale e quello della Cultura e quei giovani che al’82% hanno respinto la proposta di riforma costituzionale. Molti di questi fili sono stati recisi, ma non in maniera irreversibile.

Sta anche a noi saperli tessere di nuovo, con la consapevolezza che solo con questo paziente lavoro di tessitura il PD potrà nuovamente essere la casa di quei mondi e manterrà le porte aperte anche per chi decide oggi di lasciarci.