L’età giusta, una questione economica

La persecuzione pubblicitaria ha raggiunto ormai stadi stratosferici tanto che è diventato impossibile sfuggire alle mille immagini di pop up che ci bombardano da tutti i lati, a partire dallo schermo del telefono a quello della stazione mentre si sta leggendo l’itinerario di un treno. Così, nell'aprire una qualsiasi pagina web, si è letteralmente assaliti da una serie di pubblicità sovrastanti delle quali è anche spesso poco intuitivo capire come liberarsi.

È noto a tutti ormai che siamo praticamente inseguiti come la nostra ombra in tutto quello che digitiamo, ma sembra che non si tratti semplicemente di raccogliere dati per fornirci delle pubblicità di nostro interesse. È mia impressione, infatti, che provino a venderci non tanto cose tangibili quanto dei modelli di vita e di pensiero attraverso appunto i prodotti che sponsorizzano.

Ecco che in base alla fase di vita che si sta vivendo un pop up a volume di sicuro più alto di quello nel quale si stava ascoltando la musica, si intromette e prepotentemente decide di farti sapere che esiste una specie di termometro per la febbre che ti indica i giorni fertili e che quindi renderebbe più facile la realizzazione del tuo sogno di diventare mamma. Allora si resta un tantino inetti, perché il giorno prima si è cercato un volo fra due destinazioni europee e pure il giorno dopo a comparire sul monitor è un neonato sorridente. Qualcosa non suona come una logica ricerca di mercato. Per non parlare poi di tutte le pubblicità bancarie che sfoggiano i loro tassi di interesse sul muto, sempre dallo stesso account con il quale si è cercato a lungo una stanza in affitto in appartamento condiviso.

Non è mia intenzione criticare la politica dei cookies, purtroppo non ho la competenza necessaria per farlo, la mia vuole essere una considerazione sulla pubblicità divisa semplicemente per età e genere che si fonda su degli stereotipi inquietanti e opinabilmente morali.

È pensiero generalizzato infatti, che ad ogni età corrisponda una situazione ben delineata, come se i nostri anni fossero un pacchetto che racchiude una serie di circostanze nelle quali si sente inevitabilmente il bisogno di riconoscersi. Se si rientra dunque nel pacchetto dei 20, si starà sicuramente studiando, in o fuori sede, si viaggia, si è circondati da amici e nessuno trova sconveniente o poco salutare se nei fine settimana ci si lascia andare a qualche alcolico di troppo per poi buttarsi in una disco con dei prezzi d’ingresso proibitivi tutti acconciati con quegli abiti alla moda che fanno tanta tendenza. È questa l’età giusta per fare queste esperienze! si sente dire in giro.

Ben diversa è la situazione per il pacchetto 30 nel quale essere ancora all'università risulta inammissibile, tanto meno lasciarsi trascinare fuori dagli amici alla sera. Nel pacchetto dei 30 tutto ad un tratto, bisogna avere un lavoro, un partner e un figlio, o almeno essere ad una percentuale di progressione fra i tre obiettivi. In questa corsa alle circostanze nessuno trova disdicevole essersi lasciati scoraggiare dalla pressione sociale e essersi rassegnai a vivere per un lavoro che arricchisce puramente di denaro, bene che sia andata. È così che funziona, devi fermarti, non puoi mica continuare a fare il ragazzino a vita? ci si sente consolare.

Ma se guardassimo le nostre scelte, potremmo effettivamente dire che esse siano il frutto della nostra natura? Mi auguro vivamente che la maggior parte dei lettori abbia annuito alla mia domanda che voleva suonare retorica.

Se così non fosse vuol dire che, correndo dietro i pacchetti della propria età, ci si è persi di vista. Scegliamo ciò che ci rende fedeli a noi stessi, o prendiamo quello che ci viene proposto in un vassoio senza guardare nella credenza?

Quanto è giusto vivere secondo dei canoni stabiliti? E, ancora più inquietante, chi impone questi canoni e perché? Si lascia che la società, questa grande entità che coinvolge tutti e nessuno, determini gli schemi giusti nei quali muoversi nel corso della vita, ma come ci si può però fidare di una sistema che auspica vita sana, ma propina una bottiglietta d’acqua a un prezzo più alto di una pinta di birra? A guardarsi intorno tutto sembra una contraddizione, si combatte l’anoressia sfoggiando nelle vetrine dei manichini scheletrici e nei supermercati i reparto delle merendine è scandalosamente più economico del reparto frutta e verdura. Tutte la pubblicità indirizzata ai giovani ventenni, che sia di un cellulare o di una marca di jeans, tende a enfatizzare uno stile di vita pazzesco e strampalato, divertente e di nicchia. Non appena ad indossare quei jeans o a sfoggiare lo stesso telefono è una persona più adulta, ecco che si tratta di un uomo in carriera o una donna con una carrozzina.

Un giorno, aprendo la casella di posta elettronica, potrebbe spuntare nello schermo, del tutto invadente e fuori contesto, la pubblicità di un test di fertilità e di punto in bianco si è grandi abbastanza per procreare mentre qualche anno prima appariva il pop up dell’anelo vibrante della durex. Allora, nonostante si conosca perfettamente l’esistenza dei cookies sul web, ci si rende conto che determinate pubblicità si rifanno puramente all’età anagrafica dell’utente, una pioggia di prodotti standardizzati che cadono nelle varie scatole divise per segmenti di vita. Fin quanto si tratta di oggetti, si potrebbe persino pensare che sia vagamente accettabile, il pericolo deriva dalla promozione di idee e stili di vita che quelli stessi prodotti si portano dietro nella scatola. Idee e che vanno a marcare sempre più forte gli schemi mentali nei quali ci hanno abituato a pesare.

L’età giusta per comprare determinate cose, esperienze, viaggi, sembra derivare da una esigenza di mercato, quella che ci spinge a volere sempre ciò che sta più in la nell'obbiettivo della propria scatola. Quello stesso obiettivo che ci fa sentire spesso non all'altezza e incompleti e ci fa provare il desiderio di appartenenza a colmare quello di inadeguatezza. Dal momento in cui si prende in mano il cellulare o si accende la TV si diviene delle marionette nelle mani del sistema. Così abituati a guardare attraverso le griglie di selezione che abbiamo impostate davanti, ci si dimentica di essere degli esseri dotati di senso critico, bisognerebbe togliere questi enormi occhiali filtrati di regole e circostanze, di opportuno e inopportuno e imparare a scegliere quello che faccia specchio alla nostra personalità.

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