Crossing. Prime note sull’attraversamento.

“differenziazione e integrazione”, “differenziazione e integrazione”.

Questo mantra di cui non mai davvero capito bene il senso mi è tornato alla mente riflettendo su ciò che amo fare, e di come mi piace farlo. Da sempre, mi è chiaro che il mestiere di chi si occupa di organizzazione ha a che fare con la costruzione di senso dal caos.

La realtà, di per se, non ha un senso. Lo spazio del reale infatti si dà come generico, in-differenziato, in-distinguibile. Il reale — quale che sia l’oggetto che osserviamo — è ciò che è in funzione di ciò che ci interessa vedere. L’azione dell’organizzare (organizing, sempre come processo e mai come stato) ha quindi a che fare con un’opzione strategica riflessa su un oggetto. Che sia un’azienda, una città, uno Stato, un territorio.

La differenziazione, quindi, è l’atto con cui tracciamo una riga e rendiamo distinguibili come spazio ciò che spazio non è, perché non-marcato (unmarked secondo il gergo della logica formale). Questo principio relativamente intuitivo è alla base delle teorie dei sistemi che appunto descrivono i sistemi (cellulari, sociali, politici, ecc.) come organismi che sono ciò che sono in quanto NON qualcos’altro.

La differenziazione è generativa delle id-entità, ma è con il l’attraversamento (crossing) che si conferisce natura relazionale ai sistemi: nell’attraversare un confine (boundary) ne viene implicata l’esistenza. Il confine è quindi lo spazio eventuale della relazione.

Organizzare ha quindi forse a che fare con questa danza osmotica nello spazio indistinto del reale: tracciare linee (analisi > matrici > assessment).

To do:

  1. leggere the logic of innovation.
  2. Consolidare il fondamento logico dell’organizzare.

R.I.P.

Comunque, due settimane fa è morto G. Spencer Brown, ora che ha attraversato il confine chissà dov’è, cos’è.

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