L’amore e il fastidio, la mattina.

tipica coppia moderna di baiocchi sopravvissuti, mentre tenta la fuga

“Hei, oggi non ti alzavi mai.”

“Buongiorno anche a te. Eh, lo so. Ho dormito poco. Ho scritto fino a tardi, ma ho preparato la moka prima di andare a letto. Ora l’ accendo.”

“Oh, vedo che ascolti i miei consigli ogni tanto.”

“Sì, ogni tanto, è vero. Mamma mia che tempo, è ancora buio. Buio freddo.”

“D’altro canto a gennaio non si può pensare che ci sia luce alle sette e mezza del mattino. Piuttosto, hai mangiato ieri sera? O meglio, di cosa ti sei nutrita?”

“Biscotti.”

“Come biscotti?”

“Sì, ero seduta sulla poltrona e la cosa più vicina a me erano i biscotti. Ma quelli buoni, i baiocchi! Sai che amo i baiocchi.”

“I baiocchi. Ma come puoi pensare di cenare con quella robaccia. Almeno hai bevuto?”

“Un po’”

“Immagino quanto. Era acqua almeno?”

“Sì”

“Basta che mi distragga per un po’ e lei che fa? Si dimentica di tutto. Poi si lamenta che ha le mani e le gambe gonfie. Non beve! ”

“Sì lo so ma non guardarmi con quegli occhi. A volte il tuo sguardo è inquietante. E poi, per dirla tutta, non eri distratto. Stavi dormendo sonni profondi, non ti sei neanche degnato di avvicinarti quando sono venuta a letto.”

“Proprio perché dormivo non l’ho fatto. Bah, tempo sprecato, il mio. Senti, oggi se riesci prendi del tonno? Ho bisogno di stare un po’ leggero. Ho fatto poco movimento ultimamente.”

“Come lo vuoi? In umido?”

“Ma no! Sai che in umido lo patisco!”

“Vero, hai ragione.”

“Che testa che hai. Fosse per te non ricorderesti neanche il tuo nome.”

“E infatti ogni tanto mi capita di dimenticarmi. Di me.”

“Dai su, ora non diventarmi tragica come tuo solito. Vestiti che farai tardi. A volte mi chiedo chi ce l’ha fatto fare di stare insieme.”

“Beh, se per questo io invece a volte mi chiedo se mai riceverò un minimo di affetto in più. Non perché sia dovuto, ma perché vorrei che tu lo sentissi. Vorrei che ti sentissi più vicino a me oltre che a casa mia.”

“Nostra vorrai dire, al massimo. Va beh, non dilungarti. Cosa ne pensi di un po’ di fondotinta, sei color parete.”

“No, proprio no. Non ho tempo e neanche m’importa. Posso farti una carezza?”

“No.”

“Ti ricordi qualche anno fa? Le carezze, i giochi e le capriole che facevamo insieme.”

“Ricordo, le capriole non ti sono mai venute.”

“Sai che ti voglio bene?”

“Sì va bene, ah… ricordati anche che stasera è giovedì.”

“E cosa dovrebbe ricordarmi?”

“Ecco, appunto. Il giovedì non puoi uscire. Sai che almeno una sera ti voglio a casa.”

“Neanche uscissi sempre, per carità! Dio, quanto sei egocentrico.”

“Dio, che fastidio! Veramente niente ti si può dire!”

“Sì, sono nervosa, e stanca. Ma anche tu però! Va beh. Allora, io vado. La sola idea di uscire con questa temperatura polare mi mette ansia. Che fai adesso tu?”

“Penso che dormirò un po’, questa conversazione mi ha stancato.”

“La tua gentilezza ti precede.”

“Le crocchette! Ricordati le crocchette!”

“Sì, Cobain. Tonno, il tonno.”

“Eh.”

“Eh lo dico io. Tu sei un gatto, non puoi dire eh. ”

Polexia, racconta. Cecilia scrive.

(Nessun baiocco è stato maltrattato durante la produzione di questo articolo)