Che ci facevo lì?

Ero fermo in mezzo alla piazza. Non sapevo perché, ma tenevo in mano la copia di un comunicato stampa, probabilmente era una bozza, aveva le correzioni a penna.

La mia auto dietro di me. Gente che passava di fretta.

Dovevo andare a correggerlo e spedirlo, entro l’ora di pranzo, altrimenti chi se lo sarebbe filato. Poi dovevo fare il recall. Avevo già in mente tre o quattro giornalisti che potevano parlarne con un taglio leggermente diverso. In tasca avevo qualche moneta. Mia madre arrivò nella piazza, diretta verso la mia auto. Mi guardò senza dar segno di alcuna emozione.

Che ci facevo lì?

Ebbi quella sensazione che da liceale avevo provato venendo beccato per una fuga da scuola. Senso di colpa?

Non ero sporco. Ero vestito, abbastanza bene. Non in giacca, ma curato. Ma era ancora di moda vestirsi così? Non lo era più? O non lo era ancora?

Dallo sguardo di mia madre non riuscii a capirlo.

Dammi diecimila lire, per favore. Devo prendere un taxi…
Spiritoso! Ahah…

Era il tono di quando non ci capivamo. Vent’anni fa, o forse meno. Che ci facevo lì in mezzo alla piazza, con una bozza di comunicato stampa in mano, vestito bene, ma non certo di essere adeguato ai tempi, ai modi e ai luoghi? Che ci facevo?

Dammi diecimila lire, per favore, che non so come fare

Salì sull’auto. Abbassando il finestrino, mi sorrise. Sembrava molto più giovane, sembrava uscita dagli anni settanta. Partì salutandomi, sgasando male e un po’ troppo in fretta.

Non ricordavo, ma sapevo di essere qui per un motivo. Una piazza, un comunicato, un uomo.

/continua…

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