I figli di Tabucchi inventano il crowdstreaming

Il documentario sui nostri connazionali in Portogallo viene distribuito utilizzando il concetto del crowdfunding, ma la campagna spinge lo streaming!

Qui il progetto: https://www.produzionidalbasso.com/project/i-figli-di-tabucchi-italiani-a-lisbona/

Cari videomaker all’ascolto… stravolgere le regole del crowdfunding si può e del resto le regole sono fatte proprio per questo. Cercare quindi i fondi non per finanziare la nascita un progetto ma per distribuire un progetto già realizzato.
È il caso de I figli di Tabucchi, documentario ad opera di Luca Onesti, Massimiliano Rossi e Daniele Coltrinari. Ci sono voluti tre anni per progettarlo, realizzarlo e diffonderlo in maniera totalmente indipendente oggi anche attraverso il meccanismo del crowdfunding ma mescolato con concetti di payperview e ondemand.

Quindi: adesso il documentario è pronto, montato e pubblicato online, ma accessibile solo ai sostenitori. Come? Impostando 2 semplici ricompense: con 6 euro si ottiene un link per guardarlo online in full HD. Con 10 invece un link per poterlo scaricare.
Impossibile non pensare a Netflix che, da ottobre di quest’anno, è sbarcato anche in Italia, ma qui c’è però una differenza non banale: i soldi vanno direttamente nelle tasche degli autori.

Ma chi sono i figli di Tabucchi? Sono gli italiani che emigrano a Lisbona e dintorni per cercare lavoro o fortuna, mentre i loro coetanei portoghesi abbandonano il Paese a causa della grave recessione economica. Daniele, giornalista, Luca, fotografo e Massimiliano, traduttore, raccontano proprio questo controsenso. Raccontano chi sono gli italiani che emigrano a Lisbona per cercare fortuna e lavoro.

I protagonisti sono i “figli” putativi di Antonio Tabucchi dunque, che si riconoscono nelle sue parole, nei suoi personaggi, che condividono il suo amore per un Paese che per loro è un rifugio e un puntodi partenza. I primi a condividere la loro storia sono i tre autori: tutti loro sono emigrati, a breve o a lunga durata, in Portogallo. La loro esperienza fa dunque da tramite tra lo spettatore e i protagonisti del documentario: Mick, Rolando, Clelia, Ilaria e tutti gli altri.