Torna su PdB la web serie Occhi al cielo: “Il crowdfunding è un gesto militante!”

Non scoraggiarsi, sperimentare e crederci: questi i consigli di Sante Altizio, regista della fortunata sitcom giunta alla seconda stagione

La sua prima campagna di crowdfunding due anni fa ottenne il sostegno di quasi duecento persone, riuscendo a raggiungere il budget previsto di diecimila euro. Adesso il regista torinese Sante Altizio ci riprova. Al centro c’è ancora Occhi al cielo, la prima web serie italiana ambientata in parrocchia. Torneremo nuovamente dunque a seguire le vicende di Don Paolo, prete calabrese di stanza in Piemonte, a capo della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore. Nel suo ufficio, sotto l’occhio viglie della statua del santo, si succedono i personaggi, con le loro fisse, le loro paure, i loro aneddoti. Con qualche licenza satirica tutti loro rappresentano, con un sorriso, le molte figure che popolano le parrocchie italiane. C’è la perpetua brasiliana, il sagrestano diviso fra fede calcistica e religiosa, l’economo costretto a far quadrare conti improbabili (impersonato da Roberto Acconero, il Dottor Geller di Camera Café), la catechista zitella, il caposcout nerd. Accanto a loro, confermati dalla prima stagione, ci sono altri personaggi e sorprese che il regista, mentre parlavamo di crowdfunding, non ha voluto svelarci.

La prima puntata di Occhi al cielo: “Un parroco in regalo”

Vi siete rivolti nuovamente al crowdfunding dopo il successo della prima campagna
Per noi era la prima esperienza ed è stata una vera e propria sperimentazione. Non avevamo idea, o quasi, di come affrontarla. Eravamo armati solo di grande determinazione e fantasia, così ci siamo mossi costruendo la strategia “on the road”. Direi che ci è andata bene!

Perché avete deciso di affidarvi al crowdfunding la prima volta?
Il progetto era nato come sit-com per la tv. Purtroppo il contratto è saltato a scrittura conclusa, a numeri zero consegnati. Eravamo costernati, ma non ci andava di buttare nel cestino mesi e mesi di lavoro. Così lo abbiamo riscritto pensandolo per la messa in onda online: del resto era il periodo in cui di webserie ormai si iniziava a parlare con una certa continuità. Finanziarlo “dal basso” ci è sembrato naturale.

Qualcosa è cambiato rispetto alla prima campagna, anche nel settore della raccolta fondi online. Come vi state muovendo?
Le piattaforme sono molto più attrezzate e i progetti che vedo presenti sono di qualità più alta. Da parte mia posso dire che l’esperienza aiuta. Organizzeremo almeno un paio di eventi pubblici, durante i quali parleremo di crowdfunding e presenteremo il nostro. Direi che, rispetto a due anni fa, abbiamo pianificato una comunicazione più mirata e “integrata”, fra stampa e social network.

Trovate che il crowdfunding possa rappresentare davvero uno strumento utili per esperienze “indipendenti” come Occhi al cielo?
Sì, decisamente. Il crowdfunding è un gesto militante. Un modo efficace per testimoniare la volontà di dare vita a ciò che il mainstream della produzione audiovisiva non ritiene adatto al gusto del pubblico. Personalmente ogni anno sostengo una decina di progetti che cercano finanziamento attraverso la raccolta fondi online. E mi piace farlo. Molto.

Come intendete impiegare il budget raccolto?
Abbiamo cercato di stimare un budget credibile, molto meglio costruito della prima edizione. Ci basterà per le riprese, il noleggio di attrezzature, il montaggio e la promozione. E, come è scritto anche nella pagina del progetto, per pagare gli attori, com’è giusto che sia. Raggiungere i 20mila euro ci sembra quasi impossibile. Ma noi, ovviamente, crediamo nei miracoli!

link al progetto: http://linkpdb.me/9241