Feijoa

Scendo le scale in fretta, mentre quelli del piano di sotto rientrano dalla pausa pranzo e io vado a cogliere la frutta dall’albero qui sotto; sulla porta mi cede il passo un uomo robusto, i capelli bianchi sempre legati, la barba brizzolata, lunga. Ha gli occhiali tondi e in qualche modo mi ricorda il Gatto di Pinocchio.

C’è qualcosa in lui che mi mette sempre a disagio e abbasso gli occhi, mentre lo saluto, uscendo. Il profumo, fortissimo, che usa mi prende di sorpresa allo stomaco. Conosco quell’odore ma non lo focalizzo. Cammino qualche istante a occhi chiusi per farmi portare nel luogo di quel ricordo ma non riesco. C’è qualcosa che riguarda una presenza ma non lo afferro, è dolciastro, satura l’aria intorno.

Era sicuramente il rumore di una vite che cade in terra quello che ho sentito. Qualcosa sta cercando di uscire.

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