L’anti-designer: intervista a Giorgio Di Palma

Giorgio Di Palma, classe 1981, a 30 anni inizia a lavorare la ceramica, seguendo le orme del padre. Giocando con le forme e i colori, ha dato un nuovo impulso e una nuova direzione a un comparto artigianale storico, quello di Grottaglie.

Abbiamo ospitato Giorgio durante l’evento di presentazione del concept store Puglia Design Store presso lo Spazio Murat a Bari. Dopo una settimana di residenza e un workshop dedicato alle sue “ceramiche di cui non c’era bisogno”, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.

intervista di Valerio Nicoletti per Puglia Design Store


Fare ceramiche a Grottaglie: il rischio di essere solo uno fra molti era alto, eppure sei riuscito a trovare una tua strada completamente autonoma e originale, direi “iconoclasta” per certi versi. Qualcuno ha mai contestato il tuo lavoro? Qual è il tuo rapporto con il territorio? Hai mai pensato di emigrare?

A Grottaglie ci sono circa sessanta botteghe di ceramisti, compresa quella di mio padre. Lui, oltre ad aver insegnato all’Istituto d’arte, appartiene a quella fascia di ceramisti che negli anni Settanta-Ottanta ha dato un importante impulso verso la sperimentazione e l’innovazione del settore grottagliese. Io ho iniziato per gioco ma con le spalle coperte. Questo mi ha permesso di intraprendere un personale percorso che non può essere contestato da qualcuno. Ho un modo di fare molto rispettoso e per questo molti mi rispettano.
Ho vissuto un sacco all’estero ma sempre con il pensiero fisso di tornare a casa.

Mi sono divertito molto a leggere il tuo blog. È il racconto delle tue esperienze, la tua finestra sul mondo. A volte ti firmi, quasi come un eroe leggendario, Giorgio Terracotta. Pensi che essere artisti oggi significhi un po’ essere eroi del nostro tempo? La bellezza salverà il mondo, come dice il principe Miškin ne L’idiota di Dostoevskij?

Nel mondo della ceramica la Terracotta è il materiale meno nobile, se confrontato con la porcellana o con i gres. Per intenderci la terracotta è quella dei vasi dei fiori. All’estero mi prendo in giro da solo definendomi Giorgio Terracotta. A Grottaglie, tuttavia, la produzione si è sempre basata su questo tipo di argilla. Non avrebbe senso per me realizzare manufatti che non siano di Terracotta.
Non sono un eroe e nemmeno un artista, più semplicemente un testimone. Per rispondere comunque alla tua domanda conosco un sacco di artisti che fanno cose belle, ma gli artisti-eroi, quelli in grado di cambiare il mondo, non fanno cose belle, anzi. Quindi né la bellezza né l’arte potranno mai salvare il mondo.

Palloncini “volanti” a Vizzini (Catania), 2015

Sempre sul tuo blog, leggo: “Con la nostra argilla non ha senso produrre ceramiche funzionali, per belle che possano essere, perché la nostra argilla può essere solo poggiata e maneggiata con cura. Faccio ceramiche inutili in partenza e questo mi rende felice”. La tua pratica rappresenta dunque un cortocircuito nel mondo del design, sfatandone il mito della funzionalità. Allora, cosa deve essere o a cosa deve mirare il design contemporaneo?

Affermavo questo nel 2013, oggi ho un’opinione leggermente differente. È vero che la nostra ceramica può essere solo maneggiata con cura ma mangiare orecchiette dentro un piatto sbeccato ha un fascino imparagonabile. Dovremmo comunque educare la gente a capire il valore di quel piatto. 
Io sono l’anti-designer per eccellenza. Privando qualsiasi oggetto di funzionalità nessuno potrà giudicarne il valore, nessuno potrà dire “Bello ma caro per essere un piatto!”. Io non so cosa sia il design ma sicuramente ne è stato snaturato il valore. Ormai è ovunque: nel vestiario, nell’arredamento, nel web e addirittura nel food. Oggi il design e soprattutto i designer cercano di recuperare ripiegando sull’artigianato ma solo pochissimi sanno quello che fanno, molti ammazzano sia il design sia l’artigianato.

Hai partecipato a tre residenze, quattro se consideriamo anche quella nel nostro concept store. In ognuna di queste hai prodotto delle opere site specific. C’è differenza fra questo modo di operare e una giornata tipo nel tuo studio di Grottaglie?

È tutto differente. Durante le residenze lavoro a progetti e opere lasciandomi influenzare dal posto. Nel mio studio mi dedico a rimpiazzare il venduto, ideare nuovi oggetti, curare il sito. Lavorare con la ceramica vuol dire avere molta pazienza. I tempi sono lunghissimi, molti non immaginano, ma portare a termine un pezzo vuol dire aspettare anche un mese.

Il temporary lab di Giorgio Di Palma durante l’evento di presentazione del Puglia Design Store

Hai scritto anche un libro, presentato durante la tua residenza al Puglia Design Store. Che rapporto c’è tra Giorgio Terracotta e Giorgio Inchiostro?

C’è Giorgio, Giorgio di Palma. Terracotta, inchiostro, designer, artigiano, ceramista o artista sono etichette che la gente, le riviste, i critici o la partita IVA mi hanno appiccicato addosso. Io cerco solo di essere me stesso.

Quanto è importante l’errore nella tua pratica di artista / designer? Perseverare è davvero così diabolico, o sbagliando si impara?

Non cerco l’errore ma gli errori segnano le nostre vite e se non ne commettessimo, non vivremmo. Poi non si tratta di errori ma di difetti, o meglio imperfezioni. La perfezione fa parte di un mondo che non mi appartiene, il mondo da cui scappo.

Dalla serie “I miss you”, Neumünster, 2013

Quali sono i tuoi progetti per il futuro prossimo? Vuoi svelarci qualche anteprima?

Sto lavorando a una prossima mostra insieme al mio amico fotografo Dario Miale, poi avrei un paio di eventi all’estero e sto pensando di comprare una piccola casa nel centro storico di Grottaglie. Ma prima devo pagare una bolletta elettrica da 470 euro.

Le ceramiche di Giorgio Di Palma sono in vendita nel concept store Puglia Design Store, ospitato all’interno di Spazio Murat, in piazza del Ferrarese a Bari, assieme a tanti altri prodotti di designer, artigiani e aziende pugliesi. A breve anche online, sull’e-commerce di Puglia Design Store.

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