3 dicembre

Mia nonna si chiamava Wilma. Da molto tempo, è morta di ictus. Aveva un nome tedesco perché a quanto pare uno dei suoi genitori ammirava la Germania. E la cosa è strana. Nasci negli anni Venti e un paio di mezzadri dopo aver figliato una femmina ti danno un nome con la W. È una questione di virgole. Avrei potuto dire, a quanto pare, che nasci negli anni Venti perché ammiri la Germania. Però vorrei tentare una sintesi della situazione attuale. Sta per scoppiare un’altra terribile guerra? Forse. Siamo sempre più soli e nessuno ha mezza idea di come stia andando il mondo? Sicuro. Che fare, allora? Cavolo quanto sto bene. Novecentomila anni fa Massimo, suo figlia Luca e io ci trovavamo al largo della costa tirrenica perché a quel tempo era una cosa normale prendere la barca alle quattro di mattina e andare a giocare al piccolo Moby Dick. Niente di grave, comunque. Solo che era una notte più scura del cuore di Satana. All’improvviso vedemmo un enorme, altissimo muro di acciaio nero e lavescente davanti a noi, in mezzo al mare. Era una petroliera che chissà perché viaggiava a luci spente mentre noi stavamo per andarci a sbattere. Ricordo molto bene che restai paralizzato dal terrore e che ci misi almeno qualche minuto a realizzare quanto davvero avessimo rischiato di restarci secchi. Perché tutto questo? Perché adesso? Perché allora ero sul motoscafo e non ero solo. Adesso sono la petroliera.

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