Violenza o fine

La vita è prestazione. Questa interpretazione bio-adattiva del vivere umano è quanto di più violento si sia mai affacciato nella storia dell’uomo. Detto questo al suo terzo sé e con la bocca ben chiusa, il marinaio si allontanò dalla prua bagnata e scese dalla barca ancora scalzo. Era freddo e così si mise un paio di scarpe da ginnastica che usava da ragazzo per andare a correre. Avrebbe fatto in tempo ad andar a prendere sua moglie, che lo aspettava? O lei si sarebbe arrabbiata come al solito? L’aveva sposato perché gli sembrava un tipo forte e romantico. Ora era diventato triste e malinconico, senza la cosiddetta spina dorsale. Una delusione grande così. Si era — dico peraltro — messo a fare l’intellettuale sulla superficie di un mare ondeggiante e mai abbastanza minaccioso da migliorarne il quadro di drammaticità. La vita è prestazione. Questa interpretazione bio-adattiva del vivere umano è quanto di più… un momento. Un momento ancora, pensò il marinaio. Se non raggiungerò mia moglie per tempo la mia prestazione sarà stata mediocre e ferita. Esattamente come i sogni che credevo d’avere a vent’anni quanto vaneggiavo di attraversare i mari più lontani e peggiori per vivere finalmente l’avventura. Cosa mi è successo? Si mise le scarpe e pensò a quando si era laureato in filosofia a Genova. Nel buio camminava e nella testa gli apparivano le immagini del relatore che gli stringeva ambo le mani a buon trionfo con un sorriso finto e presidenziale, poco prima — diciamo poche settimane prima (il “diciamo” se lo disse proprio nella testa) — che iniziasse a mandare svogliatamente curriculum in cerca di un lavoro che non avrebbe mai fatto né voluto fare. Poi partì e dopo due mesi tornò a casa rendendosi conto di quanto fosse insopportabile passare settimane e settimane in mezzo al nulla blu dipinto di blu con centinaia di metri d’acqua oscura sotto di te. Adesso aveva una barca che era la sua casa. Una moglie che era la sua cura. E un fallimento — un essere così fallito e per sempre — che lo faceva sentire tranquillo. Altro che prestazione! Lui non se l’aspettava ma quando arrivò Clara sorrise e lo baciò sulla guancia. Non era arrabbiata e non era nervosa. Quindi pensò cavolo, ok. Cavolo-ok. Mi è andata bene. Ma lei non era d’accordo e con un’espressione contrita disse che purtroppo fra loro era finita e non c’era più niente da fare. Non si sarebbe mai più visti, non si poteva. Lei aveva capito di aver avuto accanto un uomo che la usava come rifugio e chissà chi era stata la stronza di zitella fra le sue amiche a metterle nello scivolo fra bocca e cervello una tale assurdità. Voleva vivere! Eh, bene… il marinaio si guardò le scarpe senza dire una parola e le voltò le spalle camminando sicuro ma lentamente. Questa non ci voleva! Ma a vederlo non si sarebbe mai detto… sembrava un’onda, piccola e fugace, irresistibile e presente. E allora andò via così, prima di ammazzarsi.