
La lezione di Leone Di Lernia (quando non se lo filava quasi nessuno)
Adesso è facile volere bene a Leone Di Lernia. Tanto più in queste ore (forza Leone!) [aggiornamento: tanto piu ora che non c’è più]. Lo era molto meno nel 1990, quando non pubblicava dischi da sei anni e non aveva ancora trovato una radio nazionale e il Fausto Terenzi Show a renderlo popolare.
Per me, settentrionale che amava il rock, Leone allora era una «parodia». Una curiosità. Uno, un po’ tamarro, che cantava brani in pugliese per me incomprensibili, con accanto due ballerine scosciate.
Proprio per questo (o solo per mettermi alla prova) l’allora direttore di Esquire Italia mi mandò a intervistarlo. Stava per uscire BarHouse Music,l’album dove Leone rifaceva in barese alcuni successi disco. «Faremo un servizio di sei pagine».
Esquire non mi piaceva granché (come King, il suo rivale tra i “maschili). Ma tra i suoi collaboratori (passati) poteva vantare firme come Ernest Hemingway, William Faulkner, John Steinbeck, Thomas Wolfe, John Dos Passos, Truman Capote, Gay Talese e Norman Mailer.
Chi ero io, per rifiutarmi?
Andai all’incontro. E per tre ore (tre ore!) chiacchierai con Leone Di Lernia.
Mi si aprì un mondo. Non solo di persona era gentile ed educato, ma era tutt’altro che superficiale.
In più sfoggiò due doti per me straordinarie: l’umiltà e l’ironia. Ne uscì un articolone, che purtroppo in Rete non c’è e nel mio archivio non riesco (ancora) a trovare.
Quando gli chiesi cos’era la più bella cosa che aveva avuto dalla vita, mi rispose: mia moglie.
Come vi siete conosciuti? azzardai.
E lui: «Nel modo più semplice».
Cioè?
«Vedi, c’è una cosa che pochi sanno. Quando un artista, qualunque artista, anche brutto e racchio come me, anche se ci puzzano i piedi e le ascelle, sale su un palco con un microfono in mano, troverà sempre una donna disposta a dargliela».
Beh, tu sei andato oltre?
«Perché non era solo una delle tante. Io sono stato miracolato a incontare una come lei».
Non ho mai più intervistato Leone Di lernia, ma di quell’incontro conservo un regalo per me prezioso: un manifesto di un concerto dove Leone è in posa come James Bond in mezzo a due ballerine. Cos’ha tanto di speciale questo regalo? Che allora io, con RayBan e ciuffo, sembravo il suo figlio segreto. La sua versione giovane, senza ballerine.
Purtroppo nel frattempo sono diventato peggio (e senza nemmeno un palco o un microfono). Auzz.
