CREMONA BAINAIT (Parte seconda-Nostalgia)

Riccardo Cavaliere
Aug 8, 2017 · 5 min read

…Affretto il passo e cambio rotta e poi così, d’improvviso, compio l’istintivo gesto di mettere le mani in tasca. Quel movimento che fai con naturalezza, quando sei sovrappensiero e in automatico sei convinto di andare sul sicuro. Eh già, sicurissimo.

«Cazzooooo!!» E non mi limito ad esclamarlo, ma lo accompagno con altre simpatiche e variopinte parole, trattenendomi dall’urlarlo vista l’ora poco appropriata. Controllo meglio. No, non è una supposizione, ho proprio la tasca vuota: ho lasciato a casa le chiavi e ho la porta a scatto. Ergo, sono un vero imbecille.

Tranquillo mi dico, respira che una soluzione si trova sempre. Estraggo il telefono dall’altra tasca, rubrica-preferiti-Rebekin-tasto verde. Le possibilità dopotutto non sono poi tante. Sono obbligato a svegliare mia moglie e mi preparo alla mia dose di meritati insulti. Non squilla. Attendo paziente e poi: «Tim, informazione gratuita, il suo credito è esaurito, se vuole….». E te lo dice così, con quella voce da mezza Kendy Kendy e mezza Cicciolina, come se fosse divertente, come se avesse appena vinto un ciupa ciupa alla fiera di S.Pietro. Allontano il telefono dall’orecchio.

«Noooooooooooooooooo». Questa volta urlo. Un grido cavernoso, alla incredibile Hulk, disumano, peggio di quando sei al gabinetto e ti rimane lì incastrata a metà.

Comincio a pensare perché mai abbia deciso di uscire, che sono un idiota, un vero rincoglionito. Rifletto sul fatto che telefonare a mia moglie a quest’ora sarebbe stato pericoloso, ma suonare il citofono potrebbe essere davvero tragico. Devo fare qualcosa, una ricarica penso. Il telefono stretto tra i due palmi, le mani portate alla fronte con fare pensante. Sono distratto, compio due passi all’indietro, inciampo sulla panchina e cado di lato. L’ultima immagine è quella faccia di bronzo di Stradivari. C’è solo lui in corso Garibaldi a quell’ora e mi tira una testata statuaria.

In un attimo tutto diventa scuro.

Mi alzo intontito e sento una musica non molto distante risuonare per tutto il corso. Guardo bene verso il negozio, leggo l’insegna: Made in Europe. Non ci credo, sono confuso, qualcosa non quadra. Torno indietro sui miei passi, giro in via Goito, sulla sinistra trovo l’Airone, negozio di articoli da regalo molto simpatici. Taglio dentro la Galleria Kennedy, che fortunatissima non lo è mai stata. Avrà ereditato anche questo oltre al nome, penso. Dopo lo storico centro abbronzatura, di quelli che la faccia te la carbonizzano, scorgo la ‘proibitissima’ Mela Proibita, appunto. Impossibile penso, aveva sostituito la discoteca PlayBoy, sfogo pomeridiano delle domeniche giovanili delle mie sorelle, ma dovrebbe essere chiusa da un pezzo. Subito dopo il The Block ha in vetrina scarpe e cappelli marchiati Vans e i primi pantaloni extra large, taglia 82, delle ritardatarie mode Hip Hop cremonesi anni 90'. Esco dalla galleria e proseguo a destra. Nemmeno il tempo di pensarci ed eccolo lì, il Jeans Mania. Devo avere ancora qualche pantalone acquistato e tenuto per ricordo. Comincio ad essere emozionato e allo stesso tempo spaventato. Corro indietro, ancora verso Corso Campi. Il fotografo Capitani? Eccolo lì. E no dai, c’è anche il negozio che vende i cinturini di ricambio per gli orologi e i Flik Flak.

Mitico Panizza e che dire della pizzeria Marechiaro sulla sinistra, civico 49, mi ci portava spesso il mio babbo. A destra Goggi, che poi era diventato Cisalfa e ancora a sinistra la Benetton e la mitica farmacia Centrale. Cose e Abelli non sono indizi utili, la leggenda narra che esistessero ancora prima che Cremona sorgesse. Arrivo davanti alla XXV Aprile, vedo la Stefanel a sinistra e la sala giochi Florida all’angolo sulla destra. In fondo alla vietta il Cinema Italia ha fuori l’insegna del Re Leone e lo Snack Italia sta preparando i tavoli per la pausa pranzo. Comincio a correre all’impazzata, perdo la cognizione del tempo e dello spazio. In Corso Vittorio Emanuele una famiglia entra da Carlo per comperare le scarpe ai figli. In vetrina ci sono le Converse che sono ancora una marca di secondo livello, per gli sfigatini. Tornando verso il centro la Standa regna sovrana e il profumo di pollo allo spiedo inebria le mie narici. Piazza Stradivari è ancora Piazza Cavour ed è verde, incredibilmente verde, ed il Torrazzo alle sue spalle diventa ancora più bello. Mi dirigo verso casa con entusiasmo. Scendo per via XX Settembre, passo Corso Pietro Vacchelli e Porta Romana, giro a sinistra in via Marmolada e lascio sulla destra Via Buoso da Dovara ancora ricca di attività e a doppio senso di marcia. Giungo finalmente in Via Ghisleri.

All’angolo il primo negozio Biologico non fa ancora moda e di fronte sorgono i ruderi del vecchio pastificio Combattenti, avvolti da un alone di mistero. Nevart cornici e il lavasecco sempre presenti e prima di arrivare alla macelleria di Davide e il Tango Bar, eccolo lì, il mitico negozietto. Mi vedo piccolo e spensierato entrare con mamma e papà a fare due compere. Il simpatico e panciuto proprietario afferra un ovetto Kinder e lo pesa per capire se è quello che dentro contiene la sorpresa da collezionare. Ci batte lo scontrino, facciamo segnare. Lui ci saluta, ci chiama per nome. C’è ancora rapporto umano, c’è ancora dialogo. Una volta fuori attraversiamo la strada e salutiamo Silvia e sua madre, che hanno la merceria appena lì sotto. Entriamo nell’androne, io mi fermo in cortile, ho qualche anno in più e sto sistemando il mio Ciao. Marmittone a serpente della Proma, di quelli che cioccano mica da ridere. Cerchi in lega bianchi, mascherine, rapido, specchietto pieghevole, cavalletto laterale, carburatore tredici pari. Vado a fare miscela e sono pronto a partire. Sento l’aria che mi sbatte sul viso a settanta all’ora. Vado su di coppia. Andrei fino ad Ostiano, al Kiss, ma sicuramente incorrerei in una rissa. Faccio Via Giordano dove posso spingere un po’, arrivo in piazza Cadorna e mi fermo tra il Padus e il Follia. Mi frugo in tasca e trovo mille e cinquecento lire. Ho voglia di un gelato. Mentre cammino scorgo Massimo e Paolo, due cinesini gemelli senza una lira che accompagnavo a casa tutti i giorni dall’oratorio.

Massimo mi viene incontro e mi pianta un ceffone in viso. «Massimo ma sei scemo?», gli domando confuso. «Aspetta, sei Massimo o Paolo?»

«Non impolta», dice lui. «Adesso gestisco un listolante in Via Castelleone, sei nel tempo sbagliato, devi lientlale» e mi pianta un’altra pizza sonora in pieno viso. Perdo l’orientamento. Tutto diventa confuso.

Alla terza schiaffa apro gli occhi di scatto. Buio pesto e un cinese che mi scuote. Cerco di capire cos’è successo mentre l’ombra del dragone mi avvolge.

«Tu svenuto. Sbattuto testa. Io negozio, visto tutto e uscito pel svegliale».

Mi giro e vedo la statua di Stradivari. Ricordo la sua testa di ferro contro la mia. Mi volto nuovamente verso il cinese. Lo sapevo che restavano in negozio. Era svanito e poi ricomparso, questa volta per mia fortuna.

Mi alzo in maniera goffa, tocco la fronte dove ho preso il colpo e trovo un bel bernoccolo ad aspettare la mia mano. Devo aver preso una bella botta. Mentre ancora barcollo, lentamente tutto mi torna alla mente. Devo chiamare casa. Guardo il cinese, lo ringrazio vivamente. Gli domando se per caso abbia una ricarica della Tim. Lui si avvicina al negozio e mentre rientra, nell’ombra, mi risponde sottovoce: «Solo Covel». Svanisce… (To be continued)

Riccardo Cavaliere

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"Oltre le solite notizie" Marito, papà, scrittore, educatore e viaggiatore.- Husband, father, writer, children’s educator, travels addected and storyteller.