Sto portando avanti proprio in questi giorni un progetto di educazione all’uso consapevole della tecnologia, dei social network e più in generale del web, con i ragazzi delle scuole medie; il progetto si chiama “All you need is like” ed è incentrato sul grooming, la protezione della privacy e il cyberbullismo.
Posso dirti per quella che è la mia esperienza che la forma mentis dei nativi digitali è per noi incomprensibile ed approcciarsi all’educazione ai giovanissimi con un atteggiamento di giudizio negativo (passami la sgrammaticatura della frase) è assolutamente sbagliato.
Esplorando il loro mondo e confrontandomi con loro ho avuto modo di capire che per loro la percezione del rischio è molto molto più basso della nostra, ma credo sia naturale… anche un neo-patentato percepisci più il rischio di uno che guida da 25 anni.
E’ sbagliato dire che il loro tempo è vuoto: il loro tempo è leggero, vissuto con leggerezza come lo vivevamo noi alla loro età, solo trasportato in logiche digitali che, purtroppo, non fanno che aumentare il rischio di tale leggerezza.
Ti auguro di riuscire a portare avanti il progetto tuo e della tua compagna perchè ti garantisco che è un’esperienza bellissima ma ti suggerisco, nel mio piccolo, un approccio un pò meno inquisitorio.
Ci sono ragioni molto più profonde nel cervellino degli adolescenti di quello che possiamo superficialmente immaginare ;)
Imboccallupo!