Non è il mezzo a determinare il successo ma il suo governo
Questa riflessione nasce dallo spunto di un post pubblicato in “Pulse di linkedin”, che si focalizza sulla considerazione che “un mezzo” o “un canale” innovativo (come un motore di ricerca o un social network, nell’esempio) sia maggiormente preponderante nel controllo e condizionamento delle masse di votanti, per il successo d’elezione di un candidato politico.
Si arriva ad ipotizzare che “il gestore del canale innovativo” potrebbe condizionare volontariamente e volutamente il suo uso per favorirne un candidato (fatto di per se possibile), per sentenziare che il nuovo sia “il pericolo” da cui doversi tutelare.
Con l’aggravante deduzione di giustificarlo per il “solo” peso delle quote marginali. Portando a sostegno elezioni politiche dove siano state determinanti piccole differenza numeriche, per il successo di alcuni eletti. Poche migliaia di voti di differenza dell’uno in danno di un altro concorrente candidato politico.
Evidenziando, solo al termine del post, che non possa esserne “il solo” ma il complesso della gestione di fattori concorrenti la chiave del successo ottenibile.
Personalmente ritengo che stimare l’uso e l’introduzione o manipolazione voluta di “un solo mezzo o canale innovativo” non possa essere il fattore certo e condizionante del successo elettorale in assoluto. Ma sia “la capacità media” di gestire più mezzi e canali , con l’ausilio d’esperti specifici da coordinare o con cui collaborare nel team elettorale, il fattore determinante, oltre che preponderante la conoscenza dell’elemento “innovativo” introdotto da parte del candidato.
Nel senso che se anche la politica s’adegua progressivamente ad usare nuovi mezzi e canali (come fu storicamente per i grandi oratori nei comizi del dopoguerra, successivamente nel costruire relazioni personali in incontri e dibattiti, più recentemente il curare la stampa con addetti specifici e specializzati, o la cura maniacale di particolari comunicativi nei confronti televisivi), sia il governo complessivo dei canali o mezzi innovativi (come recentemente i social o motori di ricerca) a decretarne il successo. Anche con l’introduzione di nuovi esperti, quali parte dello staff della campagna elettorale. Ma non basta !
Rivolgendosi a casi del passato, dove l’introduzione di un nuovo mezzo o canale divulgativo o informativo abbia determinato il successo elettorale di un candidato, nel solo breve volgere della successiva tornata elettorale l’errore commesso viene azzerato e corretto, con il presidio e utilizzo d’analoghe fonti comunicative o informative da parte di tutti i candidati e l’attenzione di tutti i potenziali elettori alle nuove fonti d’ascolto per maturare la scelta di chi votare.
Per esempio un primo candidato introduce l’uso della televisione a supporto della sua campagna elettorale. Ad avvenuta elezione, questo nuovo “mezzo o canale” diventa unanimamente considerato l’elemento del successo ottenuto. Ma per emularne il successo, tutti i candidati della tornata elettorale successiva utilizzeranno la televisione, convinti di poter ottenere analogo risultato.
Ma non è questo il fattore vincente (o lo è stato solo alla prima tornata). Ne il paventare obblighi di regolamentarne l’uso, per non consentire il prevalicante potere che un canale televisivo possa incutere (specialmente se governabile dal candidato, leggi: se di sua proprietà…) sia la chiave del successo futuro o il pericolo da cui tutelare l’elettore.
L’uso che ne faranno tutti i candidati alla successiva tornata, anche di altri canali televisivi meno “guardati”, mediamente determinerà l’azzeramento del vantaggio. Paradossale arrivare a considerare che anche solo gli spettatori, convertiti dall’uso o manipolazione di un canale televisivo utilizzato quale fonte del delta di maggior voti, possa essere la giustifica nel sostenerne l’imporre il governo d’uso politicamente del nuovo canale o mezzo introdotto dal candidato risultato vincitore.
Restando cechi al fatto che in ultima analisi, ma non meno importante, tutto dipenda anche dal committente (candidato), nel quanto ne capisca o sappia ben muoversi nell’uso di quel canale o mezzo “introdotto quale fattore vincente !”. Sopratutto quale interprete coerente che ne comprende l’operato ed il valore.
In questo senso, relativamente alla riflessione sull’uso, sul vantaggio competitivo, sul pericolo della volontà di propria in favore di un candidato, derivante dall’introdurre o governare i canali o mezzi “innovativi” (come un motore di ricerca o un social network nell’esempio del post) propendo nel constatare e vedere #troppo #vecchi alcuni #politici, a prescindere dall’età che hanno. Confortato dall’incapacità diffusa di sfruttare il nuovo canale o mezzo “innovativo”, nella speranza sia l'auspicio per un ricambio dei politici stessi con più giovani interpreti.
Visto che (di rete internet ed i suoi strumenti) ne sembrano essere ancora troppo digiuni o assenti, mediamente tutti i politici. Verificato l’utilizzo in modo improprio della rete da parte di molti politici (come se si usasse la televisione a far comizi o si usasse la rete per far volantinaggio) tradotta nel rivolgersi alla rete solo al momento elettivo.
Ma questo è un altro capitolo parte dell’autorevolezza, confronto, dialettica che un politico dovrebbe maturare e mantenere, quale espressione ed interpretazione della volontà e delle istanze maggioritarie, prima e durante la fase elettorale oltre che nel mandato.
Concludo convinto che:
Si possano usare ed introdurre canali o mezzi “innovativi”, come sia accaduto anche in passato, ottenendo un vantaggio elettorale solo alla sua prima introduzione.
Si debbano prevedere esperti di staff per sopperire o modulare un uso medio diffuso, che ne azzera l’esclusivo vantaggio iniziale di chi abbia introdotto l’innovazione d’uso di un nuovo canale o mezzo.
Ma senza che il politico diventi consapevole conoscitore, del nuovo mezzo innovativo o introdotto, la differenza si faccia maggiormente sentire.
Fino a che non si sia un buon oratore, non c’e’ nessun discorso scritto che tenga, risulterà solo letto e mal interpretato. Fin a quando non si possieda un approccio empatico, ogni incontro o attività di relazione non ottiene lo stabilire relazioni fruttifere. Fino a che non si sappia immaginare il telespettatore, ogni trasmissione televisiva o dibattito a cui si partecipa ottiene deludenti riscontri di successo del pubblico. Fino a che non si possieda un pronta capacità dialettica, ogni confronto diretto possa rivelarsi sinonimo d’essere sviliti dal candidato avversario. Coordinare un addetto stampa, fin a che non si sappia scrivere un articolo che coinvolga e convinca, non consente d’ottenere il messaggio (o risultato) auspicato e desiderato da trasmettere ai propri potenziali elettori. Fino a che non si usi e conosca le rete, si ottiene solo una probabile brutta figura.
In ultimo paventare che il candidato sia espressione passivo della volontà del gestore del mezzo o canale è come pensare che lo scrittore di discorsi, il sarto del vestito indossato, il ristoratore o gestore del luogo d’incontro, del canale televisivo o del supporto informatico in rete, sia il vero attore del successo elettorale. Mentre ne è solo l’alibi, per chi non voglia conoscere il nuovo mezzo o canale innovativo introdotto. Pretendere di regolamentarlo l’eresia.
Per cui:
Non è l’introduzione o l’uso del nuovo mezzo o canale che determina il successo (ne suggerire di regolamentarlo il tutelarsi) ma il suo governo da parte del politico, nel “manico” di conoscerlo e coordinare gli esperti in staff elettorale nel gestirlo.