Avrei precisato che il frutto della selezione di molti editor (ma non tutti tutti) e di molte case editrici (idem, non tutte) è ciò che si può ammirare tra gli scaffali delle librerie. Letture piatte, ripetitive, banali, ad ogni modo libri che non fanno fare a chi li compra il minimo sforzo per comprenderli perché, appunto, non c’è niente da capire, non lasciano niente, scialbe emozioni che finiscono all’ultima pagina. Se molti editor scegliessero (possono scegliere?) in base al talento, alla qualità e all’originalità delle storie e se cercassero autori in grado di elevare la propria lingua al rango più alto (nel nostro caso preservare l’italiano dagli innumerevoli e tentati stupri), forse adesso avremmo ancora della letteratura nel vero senso del termine.