Nella terra dell’amore ruvido

Roberto Bolognesi
Aug 9, 2017 · 2 min read

Viaggio tra gli scrittori sardi

Isola dai mari bellissimi, dai mille paesaggi e altrettante tradizioni. Mi dispiace deludervi, lettori, ma se riconoscete il vero nell’inizio della recensione significa che non sapete cos’è in realtà la Sardegna.

Dal punto di vista vacanziero e continentale non troverete altro da aggiungere, ma sappiate che il popolo dell’isola racchiude un cuore grande e strano per noi, che vale la pena scoprire. Gente semplice. Ma persone che mettono la passione in ogni cosa che fanno, senza limitarsi a un puro tornaconto.

Per conoscere il cuore bisogna addentrarsi, sprofondare il naso nei libri sardi. E improvvisamente un linguaggio poetico e magistrale ti riporta alle origini della civiltà nuragica, grazie allo scrittore Sergio Atzeni:

Nulla è tanto ordinato e perfetto quanto immotivato e misterioso come il cielo e la volta stellata che studiavamo ogni notte immersi in calcoli sulle distanze, le orbite, i cicli. (…) Ogni notte qualcuno leggeva la parola del creatore, all’alba comunicava i nomi delle sillabe luminose e le distanze all’assemblea che in coro ripeteva sillabe e misure. Cantando danzavamo.”

Narrano così, di come tutto ha avuto inizio. Tendono a mostrare, più che a narrare. La parola nella lingua sarda è pietra, è farfalla, è calura. I personaggi delle storie sono uomini e donne troppo veri, in quanto vivono e basta. Tristi e nostalgici, spesso in bilico tra realtà e incanto, ebbri dei gesti più semplici e triviali.

Si passa dallo stile mitologico e arcaico di Atzeni a una lingua che raschia il cuore dei personaggi, ruvida come l’amore che provano, sincera come le illusioni che cercano. Sto parlando dei romanzi e dei racconti di Salvatore Niffoi. Di certo scoprirai un mondo unico nelle pagine del ciclo dei Malfatati.

Lingua versatile, quella sarda, che solletica i ricordi e fa volare via il tempo, come nei libri di Marcello Fois:

Poi, se Dio vuole, gli anni passano. E passano come devono passare, senza quasi nulla da dire. Che uno si fa un bilancio, da vecchio, e si rende conto di quanto belle siano state quelle stagioni della vita che scorrevano silenziose.”

Ma non si ferma qui. Le storie dell’isola sembrano ripetersi, eppure mai uno di questi scrittori somiglia all’altro. Ciascuno aggiunge un vocabolo inespresso, un dettaglio, creando una scorza nuova su quella appena lasciata nella tua memoria di lettore.

Anche Michela Murgia ha saputo mostrare, nei suoi romanzi, quanto c’è ancora di antico e moderno sulla sua terra.

Perché certe cose che pensi siano nate nel continente, avevano una vita propria in quell’isola lontana che — dopo aver letto queste righe — tornerai a guardare sotto una luce perfetta.

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