
NEW YORK | NAKED CITY #2
SINFONIE URBANE, STRAIGHT PHOTOGRAPHY, NEW AMERICAN CINEMA
In occasione della ridistribuzione dei film di Shirley Clarke in versione restaurata e rimasterizzata, pubblichiamo in 5 puntate alcuni estratti di “Naked City: identità, indipendenza e ricerca nel cinema newyorchese”, monografia di Maria Teresa Soldani edita dai Quaderni di CinemaSud nel 2013 e ora in corso di ristampa. Per Reading Bloom l’autrice e compositrice sta curando la sonorizzazione dei BRUSSELS LOOPS (1958) di Shirley Clarke e D.A. Pennebaker, che saranno proiettati in anteprima italiana a Venezia il 5 settembre 2017 sulle vele dell’Edipo Re, storica imbarcazione a vela e motore di Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Zigaina.
CITY FILMS E DOCUMENTAZIONE URBANA
Ben presto i giovani artisti newyorchesi — attivi nella documentazione sociale come fotografi/filmmakers e affascinati dal cinema europeo di Vigo, Dreyer, Ruttmann, Wiene, Ejzenstejn, Vertov, Lang e Léger — cominciano a rielaborare i modelli formali europei dando avvio ad una vera e propria cinematografia americana della rappresentazione di New York. Negli anni Trenta il termine “documentario” è utilizzato da critici e autori per spiegare le recenti forme di cinema non narrativo. L’approccio a questo particolare processo di lavorazione richiede e allo stesso tempo informa la conoscenza personale dell’autore, ciò in cui crede, i suoi strumenti e la sua creatività:
«Documentary filmmaking was concurrently promoted as a discovery procedure, an artistic practice, and a social art» (C. Wolfe)
Le tecniche a cui fare riferimento sono le più diverse e prendono indistintamente dal bagaglio di Hollywood (montaggio continuo), dal teatro contemporaneo (Stanislavskj) e dell’avanguardia europea (astrazione, montaggio concettuale e parallelo). In questo prolifico ambiente culturale vedono la luce i primi esperimenti americani d’avanguardia “urbana”:

Twenty-four Dollar Island (id., 1925–1927) di Robert Flaherty, Skyscraper Symphony (id., 1929) di Robert Florey, Manhattan Medley (id., 1931) di Bonney Powell e Footnote to Fact (id., 1933) di Lewis Jacob.
In particolare spiccano tre opere — A Bronx Morning (id., 1931) di Jay Leyda, City of Contrasts (id., 1931) di Irving Browning e Autumn Fire (id., 1933) di Herman G. Weinberg — i primi city films americani che giungono a un momento di svolta nella storia del documentario e dell’avanguardia nazionale, da una parte aggiungendo una componente realistica e sociale al film avant-garde, ancora troppo legato a questioni estetiche, e dall’altra permettendo al documentario di evolversi da una dimensione semplicemente descrittiva ad una interpretativa, con nuovi elementi linguistici ritmici ed evocativi.
Queste tre sinfonie urbane, girate e prodotte interamente a New York in condizioni di marginalità rispetto ad altre realtà artistiche, sono debitrici ai precedenti europei per forma e pratiche, ma contengono già elementi peculiari legati in parte alla disparità nei modi di produzione. Questi autori, infatti, sono principalmente coinvolti in altre attività professionali — la fotografia nel caso di Leyda e il teatro e la critica in quello di Weinberg — da cui traggono i finanziamenti per produrre le proprie opere, non incidentalmente considerate “amateur”; ciò costituisce una sostanziale differenza con la situazione europea, in cui sono le case di produzione a sostenere la realizzazione delle opere di Ruttmann (Fox-Europa) e Vertov (Ukrainian Film and Photography Administration). Purtroppo tale situazione produce alcune conseguenze negative: diversi city films americani sono stati infatti smembrati direttamente dagli autori, o addirittura andati persi con la relativa documentazione della messa in opera, come nel caso delle sequenze su Manhattan di A City Symphony di Weinberg — opera perduta — tagliate e rimontate per Autumn Fire.


Le principali caratteristiche che differenziano queste tre sinfonie rispetto a Manhatta e ai corrispettivi europei, però, vanno oltre quest’ordine di considerazioni: in A Bronx Morning l’insistenza sui simboli del mercato americano riflette la preoccupazione politica del regista nei confronti di un’economia che si fonda sulla cultura del consumo e che mostra, quindi, le sue declinazioni nelle conseguenze effettive che la crisi economica del ‘29-‘33 ha portato nel quartiere del Bronx; in City of Contrasts, la manipolazione dell’illusione della macchina e il contrasto, annunciato nel titolo, dominano nei temi, nella composizione, nel montaggio e quindi nella percezione dello spettatore esprimendo un’ampia critica sociale della condizione urbana più che una denuncia di determinate pratiche economiche o sociali; la maggiore preoccupazione di Weinberg, invece, riguarda l’espressività dell’opera filmica, imprescindibilmente legata alla poeticità: Autumn Fire rappresenta metaforicamente il contrasto tra la città/uomo e la natura/donna, in cui la prima è chiamata ad esternare liricamente le emozioni e il carattere del personaggio maschile, rispecchiandone i cambiamenti di umore, le contraddizioni e le indecisioni.

Dall’inizio del secolo svolgono un ruolo fondamentale Hine e Riis mediante l’insegnamento ai fotografi più giovani, sostenendo lo sviluppo di una nuova forma di fotografia di carattere documentario in netta antitesi con la fotografia in studio e il pittorialismo allora di moda. Nel 1935 il Rural Resettlement Administration (RA), ente governativo istituito da F. D. Roosevelt per il New Deal e diretto dall’economista Rexford G. Tugwell — dal 1936 confluito nel Farm Security Administration (FSA) e legato al Ministero dell’Agricoltura — commissiona ad un gruppo di giovani fotografi un ampio reportage sulle condizioni di vita nelle zone rurali degli Stati Uniti, tra cui spiccano gli scatti di Walker Evans, Dorothea Lange e Ben Shahn. Il percorso più singolare lo compie Evans a cui il MoMA di New York nel 1938 dedica la prima mostra monografica pubblicando il catalogo American Photographs, uno studio degli Stati Uniti diviso tra immagini della società e immagini dell’architettura americana, simile a quello marcatamente sociologico di Volti della Società del tedesco August Sander. Evans mostra una società che si sta formando da sola, in cui s’interrompe il rapporto tra l’uomo e la natura lasciando gli uomini, assaliti dalle immagini e dalla pubblicità, prigionieri della propria condizione sociale e sognatori di quel mondo promesso e patinato.
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