Quando la politica credeva ancora in una visione
21 febbraio 2013 Silvia Marchi Commenti, Politica Nazionale 0
Allo scadere della campagna elettorale che sta animando e sempre più dividendo la nostra Italia, su un piano politico quanto morale, nella città di Trieste per un pomeriggio si è scelto di allontanarsi dai temi attuali del dibattito, per richiamare una cultura politica che oggi ci appare lontana.
Si è ricordato un personaggio, che ha sempre considerato la memoria il miglior mezzo per comprendere il futuro, per visualizzare degli scenari, per cercare di essere protagonisti e non prede della realtà. Don Giuseppe Dossetti era riuscito a coniugare la dimensione spirituale a quella politica. Com’egli sosteneva “c’è il monaco nel politico e il politico nel monaco”, una grande verità che spesso ancor ‘oggi dobbiamo imparare ad accettare. Rifiutarla potrebbe avere conseguenze negative simili alla pratica di emanare leggi che si sa, non saranno o non potranno essere rispettate, con l’inevitabile conseguente rischio di spostare il dibattito su temi non reali, non attuali, non di vero pubblico interesse.
Come sosteneva Schmitt, ogni tema che raggiunga un certo livello di pubblico interesse diventa politico e forse potremmo definire politico “quello che sta a cuore”, che rende partecipi. Sarebbe bello pulire la parola “politica” dalla connotazione negativa che oggi l’accompagna, perché come diceva Benigni a dicembre “io non vi dico di rispettare la politica, io vi dico di amarla, è la cosa più alta del pensiero umano per costruire la nostra vita insieme, per organizzare la pace la serenità ed il lavoro (…) quando diciamo i politici sono tutti uguali facciamo un grandissimo favore ai cattivi ai disonesti”. Ed è proprio in questa chiave, per una politica in cui si può e si deve voler credere, che l’onorevole Castagnetti, intervistato da Fabiana Martini ci ha presentato don Dossetti.
Dossetti il democristiano che si schierò a favore della Repubblica quando De Gasperi si dichiarava neutrale interessato ai voti monarchici del Sud Italia; Dossetti che dopo i primi tentativi infruttuosi di trovare un accordo fra i padri costituenti con tradizioni politiche differenti, si oppose fermamente a ridurre i Principi Fondamentali ad un preambolo politico; Dossetti che quando si dovette decidere come iniziare la costituzione propose il tema del lavoro.
È considerato uno dei più influenti tra i professorini, e il cardinale Maria Martini lo definì “profeta dei nostri tempi”. Oggi di alcune profezie abbiamo conferma: pensiamo in primis all’Est, l’attentato alle Torri Gemelle, la reazione del mondo musulmano del 2001, in seguito alla guerra del Golfo dei primi anni 90, che Dossetti aveva previsto vedendo le derive dell’ideologia musulmana radicale con largo anticipo. Un profeta che spiegava il suo “dono” come prodotto della memoria, e invitava quindi ad immergersi nella storia, per avere una visione, per una comprensione più profonda del mondo che ci circonda. Nella stessa linea di pensiero l’on. Castagnetti esorta a ricordare: nonostante la nostra tendenza a dimenticare, altri popoli — ad esempio quelli del Medio Oriente — hanno una memoria profondissima. Su questa stessa linea di pensiero ci invita a considerare l’importanza della politica estera, oggi non più tema di dibattito, quando è invece uno strumento fondamentale per comprendere la politica interna.
Considero quest’incontro in un’ottica di speranza, forse non realistica e dettata dalla mia età ancora ingenua, ma esistono ancora uomini di spirito, non per forza religiosi, che sentono il dovere di essere uomini politici e “non possono consentirsi il lusso di rimanere al di fuori della città”. Certo diventano uomini di potere, anzi, più precisamente direi uomini “con il potere” per il rispetto che la loro persona emana, per rigore e fermezza. L’onorevole Castagnetti ci parla dell’“incredibile produttività ed efficacia di Dossetti”. Sono uomini con il potere ma non schiavi di questo, e restano perciò capaci di percepire quando è il momento di finire il prestito della propria persona alla politica. Il che non equivale a disinteressarsi della politica, che nel percorso vissuto è stata passione, seppur logorante e sfiancante, perchè come ci ha ricordato Benigni la politica è la vita stessa.
