Lettera aperta a ULYSSES e al nuovo sistema di sottoscrizione annuale
(o del passaggio dall’adolescenza all’età adulta)

(testo in italiano)
Qualche giorno fa, come un fulmine a ciel sereno, mi è arrivata una mail dal team di ULYSSES per comunicarmi che stavano cambiando i termini di utilizzo e licenza del software, passando ad un sistema basato su sottoscrizioni mensili o annuali.
La formidabile applicazione di scrittura per macOS X e per iOS, insostituibile compagna di tutte le mie giornate di lavoro da ormai un paio d’anni a questa parte, da ora in poi sarà utilizzabile in abbonamento.
Chi, come me, è già in possesso di una licenza regolarmente acquistata, può continuare ad utilizzare questa versione del programma, perfettamente funzionante, che però non verrà più aggiornata; passando invece alla nuova versione in abbonamento, in quanto come detto già possessore di regolare licenza, posso avvalermi di uno sconto a vita sul canone annuale, che mi verrebbe quindi a costare ventinove euro all’anno (contro credo i trentanove di un nuovo utente che intenda abbonarsi da adesso in poi).
Devo essere sincero, o più precisamente voglio esserlo: inizialmente ero parecchio seccato, scocciato da questa cosa, fino quasi al punto di sentirmi in qualche modo tradito, pugnalato alle spalle. Lo stesso tipo di fastidio che si prova quando un SMS del tuo maledetto gestore telefonico ti comunica la variazione unilaterale del contratto di abbonamento, il passaggio alla fatturazione ogni quattro settimane anziché mensile, l’aggiunta di un servizio non richiesto al tuo piano tariffario dietro l’aumento non negoziabile di un euro e ventinove centesimi, eccetera. Di truffa in truffa, di raggiro in raggiro, estorsione legale dopo estorsione legale, alla costante ricerca di un sistema per spremere ulteriormente il consumatore, senza etica né senso del limite.
Da ULYSSES però non me lo aspettavo, davvero. Perché non è solo e soltanto uno strumento di lavoro quotidiano, per quanto importante, addirittura fondamentale: per me è stato proprio il motore di una svolta epocale, è stato un piccolo salto nel vuoto, la fiducia riposta alla cieca e ricambiata con gli interessi.
Quando ho lasciato il mio lavoro e il mio stipendio per trasferirmi finalmente a vivere insieme alla mia famiglia, avevo da poco iniziato la stesura di un romanzo: non sapevo dove mi avrebbe portato, se sarei mai riuscito a portarlo a compimento, né tantomeno se prima o poi avrei potuto tramutare questo mio raccontare storie in un vero e proprio mestiere.
Ho scoperto ULYSSES, un’applicazione di videoscrittura che è anche e soprattutto un inno minimalista al focalizzarsi sul proprio lavoro, sulla scrittura, senza disperdere energie preziose (anche involontariamente) in attività altre, come possono essere l’impaginazione, i margini, l’interlinea, la scelta del font e della sua dimensione, eccetera.
Benché di base piuttosto scettico di fronte a queste soluzioni zen o peggio ancora motivazionali, perché di base io credo che se sai scrivere lo fai anche con WORD o con il blocco note di windows, mentre se non sei capace non c’è scuola di scrittura creativa o tutor o software che te lo possa insegnare, ero inspiegabilmente attratto da questa applicazione.
Il prezzo era interessante, trentanove euro se non sbaglio: certo, abituati ormai come siamo ad avere app gratuite o comunque da due lire, era una certa cifra, ma se non perdiamo di vista la realtà, e riportiamo questi trentanove euro nel mondo reale, è ormai il costo di una cena al ristorante. Mi fanno arrabbiare quelli che hanno l’iPhone da novecento euro, ma poi non sono disposti a scucire trentanove euro per un programma che potenzialmente potrebbe diventare un valido strumento di lavoro.
Lo facevamo da ragazzini, da adolescenti: piratavamo la musica, masterizzavamo i CD e i DVD, i giochi della prima PlayStation, cercavamo di scroccare o di vivere di espedienti.
Poi basta però, a un certo punto: diventi adulto, con i primi stipendi capisci il meccanismo che ci sta dietro, lavori e a fine mese incassi, quindi è giusto che anche i signori dei CD e dei DVD eccetera incassino il frutto del proprio lavoro. Non è solo la nuova disponibilità economica che ti ritrovi in tasca, soldi tuoi, con cui fare quello che vuoi: è proprio un cambio di mentalità, se vuoi un DVD da guardare e poi mettere sulla mensola lo compri, se vuoi un disco da ascoltare in macchina lo compri, se vuoi un programma per il tuo computer o un gioco per la tua console lo compri.
Non ci ho pensato due volte, ho detto: proviamo. È giusto. Voglio provare a fare lo scrittore? Compro uno strumento professionale, un’applicazione dedicata, pensata su misura per chi vuole fare questo mestiere. Male che vada avrò buttato quaranta euro scarsi, li recupererò mangiando a casa in punizione il sabato sera per un paio di settimane di fila.
Ho cliccato, scaricato, installato, quindi avviato.
Non so se sia autosuggestione, o cosa, ma da subito ho capito di aver fatto la scelta giusta: minimale, pulito, senza fronzoli, ha tutto ciò che serve, non ha nulla di ciò che non serve, aiuta il processo creativo rimuovendo impedimenti ed ostacoli, permette di scrivere senza staccarsi dalla tastiera per ore, il tempo non esiste, la pagina non esiste, il font non esiste, ma esisti tu, la tua storia, le tue idee, la tua punteggiatura. Stop.
Dopo un paio d’ore che lo utilizzavo “per prova”, ho importato tutto quello che avevo mai scritto, appunti, progetti, persino le poesie dei tempi della scuola, scritti con WORD 6.0 più di venti anni fa e arrivati miracolosamente fino a noi.
Quella stessa notte (sì, di solito scrivo di notte) ho speso altri ventinove euro per acquistare anche la versione per iPad da utilizzare in mobilità: andava comperata a parte, ma garantiva fin da subito una compatibilità piena e totale tra le due versioni, con le stesse funzioni (di solito, invece, quella mobile è una sorta di riduzione della versione per desktop) e una sincronizzazione in tempo reale attraverso il cloud che mi lasciava basito — scrivevo due righe su questo mio iMac e istantaneamente comparivano pure sull’iPad e viceversa, automaticamente, senza dover salvare o cliccare o inoltrare niente.
Da allora lo uso ovunque, sempre, per tutto: alla fine ho finito quel romanzo, ho anche avuto la fortuna di trovare un editore che l’ha pubblicato, ne sto scrivendo un altro, più quattro racconti già ultimati, e altri tre progetti in cantiere, tutti con ULYSSES — senza dubbio il miglior investimento che abbia mai fatto, in assoluto intendo, e non solo rapportando l’utilità all’esborso di settanta euro scarsi tra la versione per iMac e quella per iPad.
Anzi, quando è uscito il libro, avevo fatto un post su facebook, taggando la pagina facebook ufficiale di ULYSSES, per ringraziarli, perché nonostante tutto credo e continuo a credere che se ho finito quel romanzo e sono ancora qui a scrivere oggi io lo debba in gran parte a questo meraviglioso programma. Ne era nato un simpatico scambio di complimenti e di like, anche una mail di complimenti da parte dello staff di programmatori che hanno realizzato ULYSSES e che portano avanti le sue modifiche e i suoi aggiornamenti.
Insomma, questo programma, queste persone, per me era come se fossimo diventati amici, quasi complici.
Quando mi è arrivata quella mail, mi sono sentito tradito: vi ho già dato quasi settanta euro, ho comprato il programma due volte, una per iMac e una per iPad, e adesso dovrei fare un abbonamento annuale per continuare ad utilizzarlo?
Possibile che il mio ULYSSES, che i miei amici mi stessero facendo questo?
Mi sono dato il tempo per sbollire, per fare ragionare l’adolescente che da qualche parte ancora si annida nel mio profondo e che a tratti, inaspettatamente, cerca di riemergere, ci ho parlato con pazienza, gli ho spiegato un paio di concetti.
Che quando compri uno strumento di lavoro, lo paghi e lo usi e se si rompe lo ricompri o lo ripari, oppure fai senza — ma questo è un software, non un bene materiale: non si può pretendere, anche a fronte di un acquisto, che poi per sempre, vita natural durante, gli sviluppatori, gente che come noi poi deve andare a fare la spesa e pagare i vestiti e la scuola ai figli e mettere carburante nella propria automobile, eccetera, non si può pretendere che costoro si facciano bastare quei cazzo di settanta euro che gli abbiamo dato ormai quasi tre anni fa, mentre loro in questi tre anni hanno continuato a migliorare il programma, introducendo funzioni nuove, alcune anche essenziali, e continueranno a farlo in futuro.
Se vuoi un CD o un DVD o un BLURAY te lo compro, ragazzo, se vuoi un gioco per la PlayStation 4 te lo compro, ce lo facciamo portare a casa dal signor Amazon, se vuoi fare lo scrittore e ci credi davvero, pagherai con piacere ventinove euro all’anno di abbonamento alle persone che hanno inventato uno strumento per te così utile e fondamentale, pagherai con piacere e li ringrazierai, sperando che non smettano di supportare e innovare e mantenere attuale questo meraviglioso compagno di tutti i tuoi giorni e tutte le tue notti di lavoro.
Comportiamoci da adulti, ragazzo: se paghi trentanove euro al mese per una piattaforma televisiva di merda, solo per vedere giocare la tua squadra alla domenica in campionato e al mercoledì in Champions League, cosa saranno mai ventinove euro all’anno, per uno strumento che per lo meno quei soldi li vale, e li vale per davvero?
Ecco perché stamattina ho sottoscritto l’abbonamento, contento di supportare e premiare il lavoro serio e onesto, e vergognandomi solo un poco per il fastidio che quella mail mi aveva inizialmente procurato.
(testo in inglese: https://medium.com/@reeebs/open-letter-to-ulysses-and-the-new-annual-subscription-system-or-transition-from-adolescence-to-4486e181b135)
