BOLOGNA DI TUTTI E PER TUTTI

Quest’anno sono diventata una bolognese maggiorenne visto che è il diciottesimo anno che abito a Bologna. Come tanti altri sono arrivata qui per studiare all’Università e poi, una volta laureata, ho scelto di restare qui. Da subito questa città mi è sembrata “un altro mondo” rispetto a quello in cui sono cresciuta, un piccolo paese di campagna in cui per avere i principali servizi bisogna spostarsi in altre località un po’ più grandi. Però la principale peculiarità di Bologna è che mi ha fatto sentire come qualsiasi altra persona, dove nel mio biglietto da visita non c’è scritto “persona disabile” (sono in sedia a rotelle) ma principalmente vi è riportato il mio nome quindi, la mia personalità, i miei studi, il mio lavoro, ecc. Finalmente non mi sono sentita un extratterestre, come invece accadeva nella mia precedente vita: si parlo di “precedente vita” visto che tale cambiamento per me ha rappresentato una rinascita. Bologna mi ha accolto, mi ha fatto crescere, mi ha arricchito, mi ha offerto tante possibilità e tanti servizi.

Tra questi ultimi includo anche quelli inerenti la mobilità: quando sono arrivata qui c’erano già degli autobus con la rampa ma purtroppo erano pochissimi. Fortunatamente oggi la situazione è molto diversa: gran parte degli autobus è dotato di pedana, automatica o manuale; quest’ultima, secondo me, è la migliore visto che non c’è il rischio che non funzioni o, come mi è capitato, che l’autista non la sappia azionare. La realtà bolognese da un certo punto di vista può essere considerata all’avanguardia se paragonata ad altre zone d’Italia, ma arretrata rispetto ad altre città europee: in paesi piccoli come quello dove vivevo io i mezzi pubblici tutt’ora sono pochi e totalmente inaccessibili e ciò si riscontra anche in città di grandi dimensioni. Invece città come Barcellona, Londra, Parigi, Amsterdam, ecc. già 20 anni fa offrivano servizi pubblici adattati; in particolare ricordo Praga dove rimasi piuttosto allibita: moltissimi autobus avevano la rampa e nelle tabelle orarie delle fermate venivano segnalati quelli accessibili e quelli che non lo erano, in modo tale che una persona potesse calcolare i tempi d’attesa esatti mentre qui, ancora oggi, bisogna aspettare l’arrivo dell’autobus per scoprire se ha la pedana o meno. Nonostante i grandi passi fatti in avanti, l’accessibilità degli autobus bolognesi deve essere ulteriormente migliorata: ad esempio è importante fare le pensiline con misure adeguate in modo tale da avere lo spazio sufficiente per aprire la pedana e scendere con la carrozzella; in alcuni marciapiedi non c’è lo scivolo per cui c’è il rischio di scendere dall’autobus e restare bloccati; in alcune fermate non ci sono né pensiline né marciapiedi per cui la pedana si appoggia direttamente sulla strada ma ciò è pericoloso perché la pendenza della pedana è notevole e c’è il rischio di rovesciarsi, soprattutto quando l’autista non è molto disponibile all’aiuto (e purtroppo a volte, fortunatamente raramente, ciò capita); infine, vicino al posto adibito alla sedia a rotelle all’interno dell’autobus sarebbe utile mettere le timbratrici in modo tale che la persona in sedia a rotelle possa autonomamente obliterare il biglietto e fare la manutenzione ai pulsanti di chiamata che spesso non funzionano.

Per quanto riguarda i taxi quando sono arrivata in questa città c’erano i CAB inglesi che erano dotati di pedana e per poterli utilizzare bisognava prenotarli anticipatamente. Col tempo sono stati introdotti e notevolmente aumentati i taxi accessibili (i minivan dotati di rampa): inizialmente anche questi dovevano essere prenotati ma poi si era arrivati anche a poterli chiamare nell’immediato e trovarne di disponibili. Purtroppo nell’ultimo anno la situazione, almeno in base alla mia esperienza, è di nuovo peggiorata: la compagnia mi ha spiegato che non accettano più prenotazioni perché i taxisti non riuscivano più a soddisfare tutte le richieste, per cui ora c’è solo la possibilità di chiamarli al momento rischiando così di non trovarne di liberi soprattutto in certe fasce orarie o in occasioni di fiere o altri eventi importanti.

Per chi ha la possibilità di muoversi in auto secondo me non è stata la pedonalizzazione della zona T a creare grosse difficoltà, come invece è stato affermato da più parti, perché comunque ci sono vari parcheggi in prossimità per cui si riesce ad accedervi. Semmai i problemi sono di natura diversa: frequentemente i posti auto adibiti a chi ha una disabilità motoria sono occupati da chi non possiede l’apposito contrassegno H oppure vengono utilizzati da chi lo possiede ma lo usa in modo inappropriato ovvero gli è stato dato per la nonna che non cammina ma la nonna resta a casa e i suoi parenti lo usano comunque (il regolamento prevede che lo si possa utilizzare solo se la persona con mobilità ridotta è a bordo). Di sicuro la situazione potrebbe migliorare se aumentasse il numero dei parcheggi e soprattutto se i vigili urbani facessero più controlli sia su chi ha o non ha il contrassegno sia su chi ce l’ha ma non lo usa in modo adeguato; sarebbe importante anche fare più attenzione su come e dove si fanno questi parcheggi perché a volte gli spazi non sono sufficientemente ampi per scendere dall’auto con la sedia a rotelle come ad esempio in quelli tratteggiati vicino ad un muro o sui marciapiedi. Io abito in un complesso di case ACER e qui la situazione è a dir poco paradossale: spesso si verificano le situazioni precedentemente descritte (nei parcheggi per persone con mobilità ridotta ci sono auto sprovviste di contrassegno H oppure le auto hanno il contrassegno ma non mi è mai capitato di vedere persone in sedia a rotelle o con difficoltà a camminare scendere dall’auto). Ogni volta che ho chiamato i vigili urbani per segnalare tutto ciò mi hanno risposto che, essendo questa zona di proprietà ACER, che per loro equivale a proprietà privata (l’ACER non è l’Azienda Casa di edilizia pubblica??), non possono elevare contravvenzioni né far intervenire il carroattrezzi. Pertanto mi sono rivolta ad ACER ma mi hanno detto che loro non hanno personale a sufficienza per venire a controllare chi ha diritto a parcheggiare nei posti disabili e chi non ce l’ha; pertanto ho proposto loro di fornirgli la targa delle auto sprovviste di contrassegno ma mi hanno detto che loro non possono risalire ai proprietari e mi hanno chiesto di fornire loro i nomi di queste persone ma io ovviamente non conosco tutte le persone che abitano qui!! Ai vigili urbani ho anche espresso i miei dubbi sul diritto di possedere il contrassegno da parte di alcune persone ma mi è stato risposto che loro possono elevare la multa solo se queste vengono colte in flagrante cioè se, nel momento in cui i vigili effettuano il controllo, la persona con disabilità non è presente. Anche questa mi sembra una situazione piuttosto paradossale: per lo meno si potrebbe provare a fare dei controlli, cioè vedere se la persona a cui è stato assegnato il contrassegno esce di casa o meno, è in vita, ecc.

Anche a proposito dei treni sarebbe utile apportare delle migliorie: vicino a casa mia passano ben due linee ferroviarie regionali con altrettante stazioni per cui io potrei prendere il treno per raggiungere la stazione centrale o altre destinazioni fuori dalla città ma queste stazioni sono prive di carrello elevatore per cui non le posso usare. Oltre a ciò, ma questo è un problema che riguarda tutta l’Italia e non solo Bologna, c’è la difficoltà nell’accedere al treno per chi è in sedia a rotelle: chi ha bisogno del carrello elevatore deve prenotare con largo anticipo il servizio d’assistenza per cui bisogna sempre prevedere e organizzare in tempo il viaggio. Anche in questo l’Italia è piuttosto arretrata: a Londra o Barcellona basta arrivare in stazione e richiedere l’assistenza che viene fornita nell’immediato.

Un altro aspetto migliorato nel tempo riguarda l’accessibilità dei marciapiedi: fortunatamente sempre di più sono dotati di scivoli anche se, in alcune zone periferiche della città la situazione dovrebbe essere ulteriormente perfezionata. Purtroppo risulta ancora piuttosto difficoltoso entrare in molti esercizi commerciali e, talvolta, anche in uffici pubblici.

Cosa auguro a Bologna e ai bolognesi? Che questa città, che ha già fatto parecchi passi in avanti, diventi sempre più accessibile e inclusiva. L’accessibilità non riguarda solo le persone con disabilità fisica perché uno scivolo o un ascensore ampio possono essere utili anche per le mamme e i papà col passeggino oppure alla persona anziana oppure a chi ha si è rotto una gamba e per un periodo porta il gesso, insomma a tutti i cittadini. Analogamente l’inclusività non deve interessare solo chi ha una“diversità evidente” (disabili, immigrati, fasce socialmente “deboli”, ecc.) ma deve considerare tutti perché ciascuno ha le proprie specificità e differenze che devono essere rispettate e valorizzate.