La città si muove lenta ed io non ho nessuna voglia di spiegare perché al mare non voglio andare.

rhamely, 2016

A volte tutto è vuoto come una pagina bianca. A volte tutto è da riempire come una pagina bianca.

Guardo il mio corpo allo specchio e trovo i segni di un tempo andato. Annego sotto la doccia senza smettere di avere il muso duro. Oggi non ho nessuna voglia di dare spiegazioni. Non apparteniamo a nessuno se non a noi stessi. Siamo liberi di chiuderci nel silenzio.

Sono una playlist della stessa canzone che non smetto di ascoltare, divento astronauta e mi chiudo nella navicella spaziale pronta a partire senza partire mai.

Il letto ha la mia forma, la sedia ha la mia forma, il cuore ha la forma di un fiore che non appassisce mai.

A volte guardo il mare e mi chiedo cosa sto guardando. È sempre un punto indefinito. Eppure sappiamo scegliere qualcosa di definito quando si tratta di lasciare spazio all’altro. Ma credo che siamo solo molto bravi a mentire.

Oggi le parole scivolano in messaggi digitali che mi accarezzano e restano per un po’ indecisi sulla soglia della di/stanza, mentre il caldo non mi fa respirare. Provo a mettere su tela questo senso di universo che mi batte dentro forte, ma i colori si mischiano troppo e lascio asciugare tutto al sole senza guardare più.

Siamo persone banali che parlano con poesie di altri ma che non smettono di dire la propria opinione. Costruiamo muri con scatole di ricordi e litighiamo con noi stessi per fare ordine e buttar via. E ci sono giorni in cui non mi va di riempire gli spazi vuoti che lasci ripetutamente in giro.

Ho un peso sul cuore che non mi rende leggera. Ho un peso sul cuore che non sai leggere.

Scorre lenta la città nella calura estiva. I bambini gridano e i cani abbaiano, semplicemente così banale che mi piace e resto a guardare, dalla mia navicella spaziale.

Mi piace sedermi in un angolo in terra sulle mattonelle fresche, osservare la polvere annidata sotto i mobili in quei punti in cui non arriverò mai, incrociare le gambe e fumare una sigaretta, un po’ donna un po’ bambina. Lascio che tutto accada, fino a che non diventa troppo personale e allora mi alzo.

E poi arriva il vento, che spazza un po’ tutto e mi smuove i capelli e io non so che musica scegliere per capire il suono dei miei sogni che il vento prova a volare via. E allora vorrei alzare il volume ma ho troppo silenzio dentro che non sa parlare. Trattengo tra le mani un sentimento che non sa nascere e mentre mi sento pronta a crescere, questo vento non fa che ripetermi di stare ferma ed aspettare, sulla scia di parole che mancano, a coprire gli odori di te, portandoli via da me.

Ma non siamo stanchi di dondolare e lasciarci vagare, dal vento, che cadiamo e dall’alto verso il basso esitiamo, dal basso verso l’altro esistiamo.

Meravigliosi disastri le giornate di primo caldo.