COVID-19, la tua comunità, e te — una prospettiva dalla Data Science

Articolo originale scritto il 9 marzo 2020 da Jeremy Howard e Rachel Thomas.
Traduzione in italiano a cura di Riccardo Angius.

Siamo data scientist — il nostro lavoro è analizzare e interpretare i dati. E da quando analizziamo i dati sul covid-19, siamo preoccupati. Le parti più vulnerabili della società, gli anziani e le fasce più povere, sono quelle più a rischio, ma è necessario per tutti noi cambiare comportamento. Lavare le mani accuratamente e regolarmente, evitare gruppi e affollamenti, annullare gli eventi, e non toccarsi il viso. In questo post, spiegheremo i motivi della nostra preoccupazione e perchè anche tu dovresti preoccuparti. Corona in brief è un ottimo riassunto delle informazioni chiave necessarie, scritto da Ethan Alley (presidente di una no-profit che sviluppa tecnologie per ridurre il rischio di pandemie).

Abbiamo bisogno di un sistema sanitario funzionante

Appena due anni fa una di noi (Rachel) ha subito un’infezione cerebrale che è letale in 1 caso su 4, con danni cognitivi permanenti in 1 ogni 3. Molti altri rimangono affetti da danni permanenti alla vista o all’udito. Arrivata al parcheggio dell’ospedale, Rachel camminava a fatica, ma è stata abbastanza fortunata da ricevere diagnosi e cure tempestive. Sino a quel momento, godeva di un’ottima salute: avere accesso immediato al pronto soccorso le ha salvato la vita.

Cosa potrebbe accadere, dopo il covid-19, alle persone nella stessa situazione di Rachel nei prossimi mesi? Il numero di persone contagiate da covid-19 raddoppia in un intervallo tra i 3 e i 6 giorni. Una frequenza di raddoppio di 3 giorni significa che il numero di persone contagiate può crescere di 100 volte in 3 settimane (non è proprio così semplice, ma per ora teniamo da parte i dettagli). Una persona contagiata su 10 ha bisogno di ricovero ospedaliero per molte settimane, e la maggior parte di queste ha bisogno di ossigeno e respiratori. Anche se siamo ancora all’inizio del contagio, in alcune regioni gli ospedali sono già allo stremo, e molte persone non riescono ad accedere alle cure di cui hanno bisogno (non solo per il covid-19, ma neanche per tutto il resto, come ad esempio i trattamenti di cui aveva bisogno Rachel). Ad esempio, in Italia, dopo che, appena una settimana fa, le autorità ripetevano che andava tutto bene, ora sono stati limitati gli spostamenti di 16 milioni di persone (aggiornamento: a 6 ore dalla pubblicazione, tutti i cittadini italiani sono sottoposti a queste misure), e tendoni come questi sono in corso di per gestire il flusso di pazienti in arrivo.

Un tendone sanitario in Italia

«Ormai siamo costretti a creare terapie intensive in corridoio, nelle sale operatorie, nelle stanze di risveglio… Una delle Sanità migliori del mondo, quella lombarda, è a un passo dal collasso» ha detto il dottor Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di Crisi della Regione Lombardia, colpita duramente dal virus.

Non è come l’influenza

Il tasso di letalità dell’influenza è di circa lo 0.1% dei contagi. Marc Lipsitch, il direttore del Center for Communicable Disease Dynamics di Harvard, stima che per il covid-19 sia all’1–2%. I modelli epidemiologici più recenti riscontrano in Cina per febbraio un tasso del 1.6%, 16 volte quello dell’influenza¹ (questa stima però potrebbe essere piuttosto conservativa, poichè il tasso cresce al crescere delle difficoltà del sistema). Le stime più affidabili al momento suggeriscono che il covid-19 sarà responsabile per un numero di decessi pari a circa 10 volte quelli dovuti all’influenza (100 volte nel caso peggiore, secondo i modelli di Elena Grewal, ex direttrice del reparto di data science di Airbnb). Tutto questo senza tener conto dell’impatto di cui parlavamo sul sistema sanitario. È comprensibile che alcuni cerchino di convincersi che non sia nulla di nuovo, solo un disturbo come l’influenza, perchè risulta disorientante accettare una realtà diversa e insolita.

Con il solo intuito la nostra testa non riesce a immaginare la crescita esponenziale del numero di contagiati. Dobbiamo dunque analizzare la situazione da scienziati, non con la nostra intuizione.

Dove arriverà tra 2 settimane? Tra 2 mesi?

Ogni persona influenzata, in media, contagia 1.3 altre persone. Questo numero viene chiamato R0. Se R0 è minore di 1.0, allora il contagio non si diffonde e anzi sparisce. Se è sopra 1.0, allora si diffonde. Al momento, per il covid-19 all’esterno della Cina R0 ha valore 2–3. La differenza può sembrare poca, ma dopo 20 “generazioni” di contagi, un R0 di 1.3 avrà prodotto 146 contagi, un R0 di 2.5 ne avrà prodotti 36 milioni! (Ovviamente questi calcoli sono approssimativi e ignorano molti impatti nel concreto, ma è una ragionevole illustrazione della differenza relativa tra il covid-19 e l’influenza, a parità di condizioni).

È importante sottolineare che R0 non è una proprietà costante di una malattia contagiosa². Dipende fortemente dalla risposta, e può cambiare. In particolare, in Cina l’R0 per il covid è diminuito significativamente, e ora sta raggiungendo 1.0! Com’è stato possibile? Attraverso misure su larga scala difficilmente immaginabili in una nazione come gli Stati Uniti. Ad esempio, il blocco totale delle grandi città e lo sviluppo di processi di diagnosi che permettano le analisi per più di un milione di persone alla settimana.

Una cosa che vediamo spesso sui social media (incluso da persone con molti follower come Elon Musk) è la mancata comprensione della differenza tra crescita logistica ed esponenziale. “Logistico” indica la crescita a forma di S delle epidemie nel concreto. Ovviamente la crescita esponenziale non può andare avanti per sempre, perché il numero delle persone sulla Terra è limitato. Al termine, dunque, i tassi di contagio diminuiscono sempre, generando sul lungo termine una curva a forma di S (detta appunto sigmoide).

Ciononostante, il rallentamento avviene per dei motivi precisi, non per magia:

  • Risposta massiccia ed efficace da parte della comunità;
  • Il contagio si diffonde talmente tanto che le persone non contagiate sono poche.

Dunque non ha senso affidarsi al modello di crescita logistico per controllare la pandemia.

Un’altra cosa che rende difficile comprendere in modo intuitivo l’impatto del covid-19 nelle nostre comunità locali è il lasso di tempo tra il contagio e il ricovero — circa 11 giorni. Potrebbe non sembrare tanto, ma se comparato con il numero di persone contagiate nello stesso arco di tempo, significa che quando sarà chiaro che i posti letto negli ospedali sono esauriti, il contagio avrà raggiunto già un livello tale che il numero di persone con necessità di cura si sarà moltiplicato di 5–10 volte.

Osserviamo che ci sono alcuni segnali per cui l’impatto in alcune aree potrebbe essere almeno in parte dovuto al clima. L’articolo Temperature and latitude analysis to predict potential spread and seasonality for COVID-19 (Analisi della temperatura e della latidudine per la previsione della diffusione e della stagionalità del COVID-10) osserva che il contagio fino ad ora si è diffuso in clima miti (sfortunatamente per noi, l’intervallo termico a San Francisco, dove viviamo, coincide, così come per molti grandi centri abitati in Europa, Londra inclusa)

“Niente panico, mantenere la calma” non è d’aiuto

Una replica frequente sui social media a chi indica i motivi di preoccupazioni è di “non farsi prendere dal panico” e “mantenere la calma”. Nessuno crede che il panico sia una risposta adeguata. Per qualche motivo, però, “mantenere la calma” è una reazione molto diffusa in certi ambienti (ma non tra gli epidemiologi, che si occupano della cosa per mestiere).

Ma “mantenere la calma” può facilmente ostacolare una reazione adeguata. In Cina, aree di decine di milioni di persone sono state isolate, e quando il contagio aveva raggiunto gli stessi livelli degli Stati Uniti oggi, due nuovi ospedali erano già stati progettati e costruiti. L’Italia ha aspettato troppo, e oggi (8 marzo) vengono riportati 1492 nuovi casi e 133 nuove fatalità, nonostante il blocco attuale di 16 milioni di persone. In base alle migliori informazioni che abbiamo disponibili, in termini di contagi l’Italia 2–3 settimane fa era nella stessa posizione degli Stati Uniti e del Regno Unito oggi.

Osserviamo che ancora oggi tanta incertezza circonda il covid-19. Non conosciamo la sua velocità di contagio o mortalità, non sappiamo quanto rimane attivo sulle superfici, non sappiamo se sopravviva o muoia al caldo. Tutto ciò che abbiamo ad oggi sono delle stime basate sulle migliori informazioni che riescono a mettere insieme. E la maggior parte di queste informazioni sono state prodotte in cinese, in Cina. Al momento, il modo migliore per comprendere l’esperienza cinese è il Report of the WHO-China Joint Mission on Coronavirus Disease 2019, basato sugli sforzi congiunti di 25 esperti nazionali e internazionali da Cina, Germania, Giappone, Corea, Nigeria, Russia, Singapore, USA e Organizzazione Mondiale della Sanità.

In caso di incertezza, per cui forse non si tratta di una pandemia globale, e per cui forse tutto questo passerà senza il collasso del sistema ospedaliero, questo non significa che sia giusto non far niente. Questo non sarebbe una risposta ottimale per nessun modello di rischio, e pura congettura. È anche abbastanza improbabile che non ci sia una buona ragione se nazioni coma la Cina e l’Italia hanno bloccato grosse parti dell’economia. E non ha nemmeno senso alla luce di quanto si vede sul campo, dove il sistema sanitario non riesce a gestire tutto (ad esempio, in Italia i pazienti in terapia intensiva sono stati spostati fuori dalle aree di maggior contagio, e sono state installati 462 tendoni per il “pre-triage”).

Invece, una risposta ragionevole e ponderata è seguire i passi indicati dagli esperti per limitare i contagi:

  • Evitare grandi gruppi e affollamenti
  • Annullare eventi programmati
  • Lavorare da casa, se possibile
  • Lavare le mani ogni volta che si varca la soglia di casa, e spesso quando si è fuori
  • Evitare di toccarsi il viso, specialmente quando si è fuori casa
  • Disinfettare le superfici e i pacchi (è possibile che il virus permanga fino a 9 giorni sulle superfici, anche se il tempo reale non è ancora chiaro)

È un problema di tutti

Se hai meno di 50 anni, e non presenti fattori di rischio come ad esempio un sistema immunitario compromesso, malattie cardiovascolari, un passato da fumatore, o altre malattie croniche, allora ci sono buone probabilità che covid-19 non ti risulti fatale. Ma è comunque importante come agisci. Hai la stessa possibilità di essere contagiato e, nel caso in cui avvenga, di contagiare gli altri. In media, ogni contagiato diffonde il virus ad altre due persone, che diventano contagiose prima di mostrare sintomi. Se hai dei genitori, o nonni, a cui tieni, e con cui programmi di spendere del tempo, avresti un fardello pesante se dovessi scoprire dopo di averli contagiati tu.

Anche se non hai contatti con persone over-50, è possibile che tra i tuoi colleghi e conoscenti ci siano più malati cronici di quanto credi. Secondo le ricerche molte persone sul posto di lavoro evitano di parlare dei propri problemi di salute, per paura di essere discriminate. Noi siamo entrambi in categorie ad alto rischio, ma molte persone con cui interagiamo regolarmente potrebbero non saperlo.

Ovviamente tutto questo non riguarda solo i contatti diretti. C’è anche una questione etica molto significativa. Ogni persona che fa il suo meglio per controllare la diffusione del virus aiuta la propria comunità a rallentare il tasso di diffusione. Come Zeynep Tufekci ha scritto su Scientific American: “Prepararti all’inevitabile diffusione del virus è una delle cose più prosociali e altruistiche che puoi fare”. E, continuando, dice:

Dobbiamo prepararci, non perché ci sentiamo personalmente a rischio, ma perché possiamo diminuire il rischio per tutti. Dobbiamo prepararci non perché abbiamo di fronte un’apocalisse fuori dal nostro controllo, ma perchè insieme — in quanto società — possiamo modificare ogni aspetto del rischio. Sì, devi prepararti perchè i tuoi vicini hanno bisogno che ti prepari — in particolare quelli con malattie croniche, e i tuoi vicini che potrebbero non avere il tempo o le risorse per prepararsi.

L’impatto su di noi è stato diretto. Il corso più grande e importante che abbiamo mai creato per fast.ai, che rappresenta il culmine di anni di lavoro per noi, doveva iniziare all’Università di San Francisco settimana scorsa. Mercoledì scorso (4 marzo), abbiamo deciso di spostare tutto online, e siamo stati tra i primi corsi a farlo. Perchè? Perchè abbiamo capito presto che altrimenti avremmo incoraggiato centinaia di persone a riunirsi in uno spazio chiuso, più volte durante svariate settimane. Raggruppare persone al chiuso è la cosa peggiore possibile al momento. Eticamente abbiamo sentito l’obbligo di evitarlo. È stata una decisione molto sofferta, perché il tempo speso con i nostri studenti è stato una delle cose più belle e produttive ogni anno. E non volevamo deludere gli studenti previsti in arrivo da tutto il mondo³.

Ma sapevamo che era la cosa giusta da fare, poichè altrimenti molto probabilmente avremmo incrementato la diffusione del contagio nella nostra comunità.⁴

Dobbiamo appiattire la curva

Questa parte è estremamente importante, perché se possiamo rallentare il tasso di contagio in una comunità, allora possiamo dare agli ospedali di quella comunità la possibilità di gestire sia i pazienti contagiati dal virus che tutti quelli che normalmente avrebbero bisogno di cure. Questo viene chiamato “appiattire la curva”, e questo grafico lo illustra chiaramente:

È essenziale stare sotto alla linea tratteggiata

Farzad Mostashari, ex coordinatore nazionale per l’IT nella sanità statunitense, spiega: “Ogni giorno vengono identificati nuovi casi senza una cronistoria degli spostamenti o connessione a casi noti, e sappiamo che questi sono solo la punta dell’iceberg a causa dei ritardi nei test. Questo significa che nelle prossime due settimane [negli Stati Uniti] il numero di test positivi esploderà… Tentare il contenimento di una diffusione esponenziale è come cercare di spegnere le scintille durante un incendio in casa. Quando questo succederà, dovremo adottare una strategia di mitigazione — prendere misure protettive per rallentare la diffusione e diminuire il picco d’impatto sulla sanità.” Se riusciamo a tenere la diffusione bassa, allora gli ospedali potranno fornire le cure a chi ne ha bisogno. Ma se i casi crescono troppo velocemente, allora chi ne avrà bisogno non potrà essere ricoverato.

Secondo Liz Specht, questi sono i calcoli con cui potremmo avere a che fare:

Gli Stati Uniti hanno circa 2.8 posti letto ospedalieri ogni 1000 persone. Con una popolazione di 330 milioni di abitanti, si tratta di circa 1 milione di posti letto. In ogni momento, circa il 65% dei posti è occupato, il che significa circa 330 mila posti liberi in tutta la nazione (forse un po’ meno in questo periodo a causa dell’influenza annuale). Se prendiamo i dati dell’Italia, possiamo assumere che circa il 10% dei casi richiedano ricovero. (Notare che per molti pazienti il ricovero può durare settimane — dunque il ricambio sarà molto lento). Secondo questa stima attorno all’8 maggio tutti i posti letto negli Stati Uniti saranno occupati. (Ovviamente questo non dice nulla sull’effettività idoneità di questi posti all’isolamento di pazienti con un virus molto contagioso.) Se sbagliamo di circa un fattore di 2 la frazione di casi gravi, questo cambia l’arrivo della saturazione appena di 6 giorni in entrambe le direzioni. Se il 20% dei casi richiede ricovero, finiremo i posti circa il 2 maggio. Se è il 5%, sarà il 14 maggio. Il 2.5% significa il 20 maggio. Tutto questo ancora assumendo che non ci sia un incremento della richiesta per altre cause, e non ce lo assicura nessuno. Mentre il sistema sanitario continua a essere oberato, le persone con malattie croniche che normalmente riceverebbero una cura adeguata potrebbero invece finire a richiedere trattamenti e ricoveri importanti.

È la reazione della comunità a fare la differenza

Come discusso, i calcoli non sono certi — la Cina ha già mostrato che è possibile ridurre la diffusione prendendo decisioni estreme. Un altro ottimo esempio di risposta adeguata è il Vietnam dove, tra le altre cose, una campagna pubblicitaria nazionale (incluso un tormentone) ha mobilitato velocemente le comunità e assicurato che le persone si comportassero in modo appropriato.

Non è solo una situazione ipotetica, l’ha dimostrato la pandemia di influenza del 1918. Negli Stati Uniti due città misero in atto reazioni molto diverse alla pandemia: Filadelfia mandò comunque avanti una gigantesca sfilata di 200 mila persone per raccogliere fondi per la guerra. St. Louis invece decise di adottare processi progettati a tavolino per minimizzare i contatti sociali e rallentare la diffusione del virus, insieme all’annullamento di tutti i grandi eventi. Qui vediamo i dati sui morti conseguenti in ognuna delle due città, come pubblicati da Proceedings of the National Academy of Sciences:

Impatto delle diverse azioni in risposta alla pandemia di influenza del 1918

La situazione a Filadelfia diventò estremamente difficile, sino ad arrivare al punto in cui le bare e gli obitori erano insufficienti a gestire l’enorme numero di morti causati dall’influenza.

Richard Bresser, direttore dei Centers for Disease Control and Prevention durante la pandemia di H1N1 del 2009, dice che negli Stati Uniti “il rischio di esposizione e l’abilità di proteggere sè stessi e la propria famiglia dipendono dal reddito, dall’accesso alla sanità e dallo status di immigrazione, tra gli altri”.

Sottolinea che:

Gli anziani e le persone con disabilità sono particolarmente a rischio quando le loro vite quotidiane e i loro sistemi di supporto vengono interrotti. Chi non ha facilmente accesso alla sanità, incluse le popolazioni native e rurali, potrebbero dover fronteggiare distanze spaventose in caso di necessità. Le persone in aree ad alta densità abitativa — edilizia pubblica, case di riposo, carceri, rifugi — o persone senza tetto, potrebbero essere colpiti da ondate, come già visto nello stato di Washington. E le vulnerabilità dei bassi salari della gig economy, con lavoratori senza stipendio fisso e turni di lavoro precari, saranno chiare a tutti durante la crisi. Chiedete al 60% dei lavoratori statunitensi a paga oraria quanto sia difficile non andare a lavoro in un momento di bisogno.

Lo US Bureau of Labor Statistic mostra che meno di un terzo dei lavoratori a basso reddito non ha possibilità di giorni di malattia pagati.

La maggior parte degli statunitensi in povertà non viene pagato in caso di assenza dal lavoro per malattia.

Non abbiamo buone informazioni negli Stati Uniti

Uno dei grandi problemi negli Stati Uniti è che i test fatti sinora sono pochi, e i risultati non vengono diffusi adeguatamente, il che significa che non sappiamo esattamente cosa sta succedendo. Scott Gottlieb, ex commissario della FDA, ha spiegato che a Seattle i test sono stati fatti meglio, e che il contagio è visibile: “Il motivo per cui abbiamo saputo presto che a Seattle c’era un focolaio è stato il lavoro di guardia fatto da scienziati indipendenti. Non è stato fatto così esaustivamente lo stesso nelle altre città, e dunque potrebbero esserci altri focolai non noti negli Stati Uniti”. Secondo The Atlantic, il Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence ha promesso circa 1.5 milioni di test disponibili per questa settimana, ma meno di 2000 persone l’hanno fatto sino ad oggi. Sulla base del lavoro svolto da The COVID Tracking Project, Robinson Meyer e Alexis Madrigal di The Atlantic dicono:

I numeri che abbiamo raccolto indicano che la risposta statunitense al covid-19 e alle condizioni che genera, COVID-19, è stata sorprendentemente inefficace, in particolare se confrontata con quella di altri paesi sviluppati. Il CDC [Center for Disease Control, ndt] ha confermato 8 giorni fa che il virus era in trasmissione sociale negli Stati Uniti — cioè il contagio avveniva anche su persone che non avevano nè viaggiato all’estero nè state in contatto con chi l’aveva fatto. In Sud Corea, più di 66’650 persone sono state testate in una settimana dopo il primo caso di trasmissione sociale, e si è passati velocemente a 10’000 test al giorno.

Una parte del problema è che questa è una questione politica. In particolare, il Presidente Donald Trump ha reso chiaro che vuole tenere bassi “i numeri” (cioè il numero di contagiati negli Stati Uniti). Questo è un esempio di come ottimizzare una metrica interferisca con l’ottenere dei risultati soddisfacenti nella realtà. (Per saperne di più su questo, suggeriamo un articolo sull’etica della Data Science, The Problem with Metrics is a Fundamental Problem for AI). Il capo del reparto Intelligenza Artificiale di Google, Jeff Dean, ha twittato le sue preoccupazioni sulla disinformazione politicizzata.

Quando lavoravo all’OMS, ero parte del Global Programme on AIDS (oggi UNAIDS), creato per aiutare il mondo ad arrestare la pandemia di HIV/AIDS. Lo staff era composto da medici e dottori che davano tutto ed estremamente concentrati sull’aiutare a gestire la crisi. In tempo di crisi, le informazioni chiare accurate sono vitali per aiutare tutti a prendere decisioni appropriate e informate sul come agire (a livello nazionale, statale, locale e individuale, e nelle aziende, ONG, scuole, famiglie). Con le giuste informazioni e politiche in campo per ascoltare i migliori esperti medici e scientifici, riusciremo ad affrontare le sfide come quelle prospettate dall’HIV/AIDS e dal COVID-19. La disinformazione spinta da interessi politicisti rischia di rendere le cose molto, molto peggio, bloccando azioni tempestive e decisive di fronte alla pandemia crescente, e incoraggiando comportamenti che velocizzeranno la diffusione. È molto doloroso vedere questa situazione.

Per quanto riguarda la trasparenza, non sembra che ci sia la volontà politica. Alex Azar, Segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, secondo Wired “ha iniziato a parlare dei test che i lavoratori della sanità usano per determinare una diagnosi del nuovo coronavirus. La mancanza di questi kit ha significato una pericolosa mancanza di informazioni epidemiologiche sulla diffusione e la severità del contagio negli Stati Uniti, esacerbata dall’ambiguità da parte del governo. Azar ha provato ha provato a dire che sono in arrivo nuovi test ora in attesa di controllo qualità.” Ma, continuano:

Trump ha poi interrotto Azar. “Ma credo, è importante, chiunque, adesso e ieri, che ha bisogno di un testo avrà un test. Ci sono, hanno i test, e i test sono bellissimi. Chiunque ha bisogno di un test avrà un test” ha detto Trump. Questo non è vero. Il Vice Presidente Pence giovedì ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti non hanno abbastanza test per rispondere alla domanda.

Altre nazioni stanno reagendo più velocemente e significativamente degli Stati Uniti. Molte nazioni nel Sud-Est asiatico stanno dimostrando grandi risultati, Taiwan inclusa, dove R0 ha raggiunto lo 0.3, e Singapore, che è stato indicato come “Il Modello per la Risposta al COVID-19” (The Model for COVID-19 Response). Non è solo l’Asia, però; in Francia, qualsiasi assembramento sopra 1000 persone è vietato, e le scuole sono state chiuse in tre distretti.

In conclusione

Covid-19 è un problema sociale significativo e possiamo, e dobbiamo, lavorare tutti quanti per diminuire la diffusione della malattia. Questo significa:

  • Evitare grandi gruppi e affollamenti
  • Annullare eventi programmati
  • Lavorare da casa, se possibile
  • Lavare le mani ogni volta che si varca la soglia di casa, e spesso quando si è fuori
  • Evitare di toccarsi il viso, specialmente quando si è fuori casa
  • Disinfettare le superfici e i pacchi (è possibile che il virus permanga fino a 9 giorni sulle superfici, anche se il tempo reale non è ancora chiaro)

Nota: a causa dell’urgenza di pubblicazione, non siamo stati così attenti a citare e a dare credito a tutte le fonti e il lavoro a cui ci affidiamo. Se abbiamo dimenticato qualcosa, segnalatecelo.

Grazie a Sylvain Gugger e Alexis Gallagher per il feedback e i commenti.

Note

  1. Gli epidemiologi sono studiosi della diffusione delle malattie. A quanto pare stimare cose come la mortalità e R0 è qualcosa di molto difficile, quindi esiste un campo specializzato solo in fare questo bene. Diffidiamo di chi usa semplici frazioni e statistiche per dirti come si comporta il covid-19. Piuttosto, privilegia i modelli validati dagli epidemiologi. ↩
  2. Beh, tecnicamente non vero. Strettamente parlando “R0” si riferisce al tasso di contagio in assenza di risposta. Ma poiché non è mai quello di cui ci preoccupiamo, abbiamo utilizzato una definizione più lasca. ↩
  3. Dopo quella decisione, abbiamo lavorato duro per trovare un modo di tenere un corso virtuale, che speriamo possa essere anche meglio della versione in presenza. Abbiamo potuto aprirlo a chiunque nel mondo, e ogni giorno terremo gruppi di studio e di progetto. ↩
  4. Abbiamo cambiato anche altre piccole cose nel nostro stile di vita, incluso fare esercizio a casa invece che andare in palestra, spostare tutte le riunioni in videoconferenza, e non andare agli eventi serali che aspettavamo da tempo. ↩

• Approfondimenti del traduttore, utili a comprendere la traduzione per la situazione italiana:

Perché non ci sono i soldi per finanziare i servizi pubblici e lo sviluppo di protocolli sanitari lungimiranti?

- Rispetto al 1983, chi guadagna meno di 100.000 euro/anno paga più tasse;
- Chi guadagna più di 200.000 euro paga di meno;
- Chi guadagna più di un milione di euro paga MOLTO MENO.
- I proventi da rendite finanziarie e i dividendi sono tassati AL MASSIMO al 26%, e la cedolare secca sugli affitti è al 21%.

La coperta non è corta, ma c’è chi sta nel letto e vuole più della sua parte.

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

- Costituzione Italiana, Art. 53

AI Research Scholarship @UniPadova @UnivCa @ReteConoscenza cross-validating data, ideas w/ #stats, #ML, #policy for sust democracy. plant-based 🏳️‍🌈

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store