Il liceo della vita

E che cazzo. Ancora. L’ennesimo giorno in preda ad ansie e paure interminabili. Eppure dovrei essere pieno di vita, un fiore in primavera, il sole d’estate. Invece mi ritrovo a camminare ribollendo dal calore verso il primo esame. Se non me ne vado oggi, non me ne vado più.

Specchio di una generazione, come te. Come ognuno di noi. È stato il viaggio più noioso e appassionante delle nostre vite ma oggi vorrei davvero non fosse arrivato. Ancora cammino senza voler arrivare. Vorrei perdermi e non avere questa responsabilità; in fondo, a che serve? A chi serve?

Rifletto. Nell’animo sento nascere una consapevolezza, una realtà che forse è sempre stata lì, annidata in qualche oscuro angolo. Forse non ho mai voluto guardarla, ascoltarla, analizzarla consciamente. E se? E se fosse la spinta che cerco, che ho sempre cercato?

In un vivido attimo capii. Capii il perché dei miei ultimi cinque anni. Cominciai ad abbozzare un sorriso, inconsapevolmente. Lo vidi allargarsi per sbaglio in un riflesso di una sporca vetrina di libri usati. Ecco quello sei tu, mi dissi. Sei il frutto dell’esperienza che ti empie, che ti compie, che ti dà forma e colore. Senza crescita, ostacoli, difficoltà all’apparenza insormontabili, senza vivi pigmenti saremmo solo piccoli esseri privi di senso sbiaditi dal tempo, tristi e noiosi. Sì. Siamo composti dalle nostre esperienze e senza di esse saremmo contenitori vuoti. Mi resi conto che quella che vedevo non era una semplice immagine di me, ma la rappresentazione di una persona all’apparenza uguale ma completamente differente e cresciuta nell’animo.

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