Della questione ipostatica in cristologia

Riccardo Conte
Nov 1 · 9 min read

Quella cristologica è una discussione ampiamente dibattuta. Il concilio di calcedonia ha dato le basi per una definitiva ed incomparabile formulazione di fede della Chiesa. Cioè Gesù vero uomo e vero Dio.

Nonostante ciò, il dibattito continua incessante, molti concili dopo quello di calcedonia hanno dovuto dare delle specifiche per le varie implicazioni date le basi di calcedonia stessa. Leggiamo nell'attuale catechismo della chiesa cattolica :

460 Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo « partecipi della natura divina» (2 Pt1,4): « Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio . Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio . Unigenitus […] Dei Filius, Suae divinitatis volens nos esse participes, naturam nostram assumpsit, ut homines deos faceret factus homo — L’unigenito […] Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei ».

Il dibattito non sembra fermarsi, e molte correnti avverse alla chiesa esprimono interpretazioni di carattere semantico ed ermeneutico differente basanti su analisi anche filologiche, che analizzerò brevemente più avanti nell'articolo.
Tale discussione ha portato a scarsi risultati in senso di risoluzione finale per una chiarezza universale e dunque effettivamente cattolica.

Vediamo ora di analizzare la situazione paradigmatica cercando di portare una maggiore luce sull'argomento per quanto possibile. Gli unici due autori interessanti che ad oggi vale la pena citare circa tale argomento sono Rosmini e Pietro Parente a partire dai quali il signor pettenuzzo ha fatto un libro. La conclusione del suddetto libro è solo quella di indicare una via per descrivere l’unicità della persona di Gesù Cristo esaminando il mistero dell’unione ipostatica nella sfera onto-gnoseologica e quindi in quella psicologica. Un libro a mio avviso inutilmente pesante e pretenzioso.

Già parente aveva messo in luce tale questione specificando che la coscienza di cristo si trova infusa di doni soprannaturali della scienza beata e della scienza infusa.

Ciò che si scorda sempre in tali analisi è che il valore anagogico della lettura del vangelo si presta ad una non-cristallizzazione di un qualsivoglia concetto, analizzeremo questa frase a fine articolo. Vediamo dunque di analizzare il problema.

La questione cristologica è dibattuta in quanto nonostante la chiesa affermi che Gesù Cristo sia Dio incarnato , risultano esserci dei problemi di interpretazione del vangelo. Perché?

Prendiamo un esempio:

Giovanni 14

1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

[…]

6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Qui vediamo chiaramente che Gesù afferma la questione che esiste una differenza reale tra Lui ed il Padre al verso 1 e 6, poi al 7 afferma un unità tra Egli ed il Padre, e lo ribadisce al verso 9, poi subito al verso 10 da una via di mezzo di unificazione tra Egli ed il Padre, ribadisce lo stesso al verso 11, poi dice che gli esseri umani che credono posso fare opere maggiori delle sue, poi di nuovo al verso 13 afferma al contempo sia l’unità tra il Padre ed il Figlio sia una differenza.

Ecco questo atteggiamento di duplice affermazione apre le porte alla diatriba, il vangelo ne è pieno e gli esempi ce ne sono moltissimi, non li copio tutti ma se il lettore volesse approfondire do le indicazioni seguenti:(Mc 1,7–11)(Gv3,16)(1 Gv4,9)(1 Gv4,10)(1 Gv4,14)(Gv14,6)(Gv 14, 27–28)

In molti passi Gesù il Cristo ribadisce di non essere Dio mentre in molti altri passi lo afferma con chiarezza. Come si spiega tutto ciò?

É proprio da questa duplicità di senso che si ha il dibattito il quale ancora prosegue a tutt'oggi.

Le cose da comprendere attraverso le quali possiamo portare altra luce su tale argomento sono :

  • duplice natura di Gesù il Cristo
  • trinitaria natura di Dio
  • Comprensione ontologica anagogica del vangelo

Dibattendo circa tali questioni prese una alla volta arriviamo ad una conclusione, nella quale una volta associate queste cose tutte insieme dovrebbero finalmente rendere chiaro e definitivo il discorso circa il Cristo.

Circa la duplice natura del Cristo si è già parlato abbondantemente. Ora sia chiaro che Cristo è l’uomo perfetto, il modello ideale di essere umano. Tale concetto di ideale umano lo ritroviamo anche in Platone nel mondo delle idee. In tal senso Gesù Cristo è esattamente la manifestazione diretta dell’uomo ideale secondo Dio. Essendo “creati a immagine e somiglianza” non deve sorprendere che il modello perfetto è lo stesso Dio il quale prende da sé l’idea perfetta di uomo e da quella crea. Siamo più volte chiamati nei testi sacri come “figlio dell’uomo”.

Dunque si deve ribadire a tal proposito la questione Cristologica, ovvero che Gesù è vero Dio e vero uomo, nel senso di uomo ideale, uomo perfetto, Dio manifestato nella sua perfezione di uomo ideale. Questa ovviamente è la visione di Cristo secondo il vaticano, che è comunemente chiamata la “via di realizzazione della mano destra” , via che conduce alla salvezza, è infatti scritto “gioia piena alla tua destra”. Mentre invece secondo la visione della mano sinistra, che poi in occidente è la visione massonica, Gesù è un uomo normale , oltre ad essere un simbolo, ma non viene considerato essere Dio manifesto nella sua pienezza. Secondo la visione massonica Gesù è Dio solo per l’economia derivante dalle conoscenze iniziatiche della mistica cabalistica ,la quale è infatti stata assorbita nella massoneria. Cristo per i massoni è un illuminato alla stregua di Budda, il quale realizza “l’illuminazione” perché di fatto le religioni (secondo la visione massonica) sono solo una manifestazione di una verità universale che tecnicamente va sotto il nome di perennealismo o filosofia perenne.

Continuiamo con la trinitaria natura di Dio. Per via di ciò si deve sempre considerare quanto precedentemente detto, ovvero che Gesù è diretta manifestazione di Dio e che sono entrambi una cosa sola con lo Spirito di Dio. Questa Unità chiamata trinità è compatta. Un interessante parentesi a tal proposito è l’affermazione ecclesiastica secondo la quale Dio crea tutto ex nihilo, ovvero dal nulla. Per via di tale affermazione si afferma che Dio è anche nulla, dunque è nulla ed uno, e l’uno è in forma trinitaria compatta. Essendo uno e nulla la manifestazione procede in creazione con la stessa modalità con la quale creiamo una programma attraverso la conoscenza del codice binario. Ho scritto a tal proposito nell'articolo chiamato “metafisica del codice binario”.

Così seguendo il credo cattolico , per il vaticano, lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, per il cristianesimo ortodosso (che rientra nei parametri della visione metafisica perennealista massonica) lo Spirito procede solo dal Padre. Nella visione ortodossa dunque l’unione ipostatica o theosis è realizzabile da ogni individuo allo sesso modo utilizzando certe conoscenze e certe pratiche. Durante il grande scisma infatti l’insieme di idee che appartenevano a quello che attualmente è chiamato il vaticano affermò che quelli che poi sarebbero stati chiamati gli ortodossi che quest’ultimi sono dei pagani, perché seguono certe pratiche al fine di raggiungere la theosis che sono assai simili alle practis orientali, tale per cui la realizzazione avviene solo seguendo certe regole, posizione, respirazione, pulsioni interiori ecc. tutto ci è considerato un atteggiamento pagano in quanto esclude l’atto della grazia per la realizzazione e l’ascesa spirituale.

Quindi vediamo come a seconda della visione della trinità si ottiene una visione pagana (che appartiene appunto alla visione massonica, cioè perennealista che in questo caso prende di riferimento l’ortodossia cristiana dove la practis e non tanto la grazia conducono alla theosis). C’è dunque da chiedersi, la modificazione del credo avvenuta al concilio, produce anatema presso i cattolici o l’affermazione “ciò che riterrai giusto in terra lo riterrò giusto in paradiso” è da considerarsi maggiore rispetto all'anatema? La visione trinitaria va considerata secondo i paradigmi cattolici o ortodossi? Chiaro è che lo Spirito , parte dell’aspetto trinitario di Dio procede dal padre. La vera differenza teologica sta nella visione dello spirito dal figlio. Ma se Gesù è l’uomo perfetto e l’unione ipostatica è totale allora non si dovrebbe in effetti considerare che lo spirito prosegue in modo completo anche dal figlio?

C’è una frase di Wittgenstein che mi sta molto a cuore e che è risoluzione di molti conflitti paradigmatici di ordine dialettico secondo cui essendo il mondo del fenomeno del quale si parla sempre lo stesso, le differenziazioni che appaiono quali indici semantici altro non sono che la causa del fraintendimento, da cui la celebre frase per cui tutta la filosofia altro non è che un enorme fraintendimento storico.

Comunque l’affermazione per via della quale lo spirito prosegue anche dal figlio va presa con molta cautela, perché da un lato pare ovvio in quanto l’unione ipostatica è assoluta in Gesù, dall'altro lato c’è da fare attenzione perché se anche noi siamo chiamati fratelli in Cristo, e dunque figli di Dio , dobbiamo allora ammettere che lo spirito prosegue anche da noi a seconda del grado di realizzazione spirituale raggiunta. Anche questa seconda parte ha senso. Si considerino i miracoli, quando questi avvengono attraverso i santi per opera dello spirito, non affermiamo allora che lo spirito sta procedendo dal santo?

Credo che dunque la risposta sia proprio questa. Parlando di una mistica cattolica dello spirito , dunque di una mistica di realizzazione non teurgica e priva di parametri pagani, lo spirito si può affermare proseguire non solo in modo completo da Gesù per via dell’unione completa col padre che egli rappresenta, ma anche da ogni altro uomo realizzato nello spirito secondo le possibilità della realizzazione umana proprio come avviene per i santi.

Detto ciò possiamo passare alla questione ontologica anagogica della lettura del vangelo.

Indipendentemente dal grado di verità delle cose da me scritte sopra che può essere alto o basso, ci si deve sempre ricordare che la parola di Dio proviene da un altezza insondabile ed impronunciabile , un altezza che lo stesso intelletto superiore a stento arriva a comprende ma che di certo la parola e la ragione ad essa associata non riescono ad esprimere. La lettura delle verità spirituali superiori è risaputamene anagogica, ed essendo la questione dell’unione ipostatica una questione spirituale va letta alla luce della capacità gnoseologica di intendimento anagogico. Per via di ciò e per via del fatto che la lettura anagogica è sempre rinnovata per l’altezza stessa dalla quale deriva,ci si deve sempre ricordare che ogni affermazione circa la trinità,lo spirito e Gesù Cristo sono sempre parziali e mai complete. Se così non fosse vorrebbe dire che si ha la capacità di inglobare Dio in una serie di affermazioni e di osservazioni e questa è poco meno di una bestemmia.

È proprio questa capacità della parola di Dio di essere sempre antica e sempre nuova che rende la Parola stessa una guida per l’umanità verso la fine della rivelazione completa quando Dio sarà tutto in tutti, allora la totalità della verità sarà svelata e non più rivelata all'umanità salvata. Quando la pienezza dello spiritò sarà totale negli esseri umani nei tempi finali allora e solo allora noi saremo completamente divinizzati per come lo stesso catechismo afferma, lì saremo completi e pieni per “com'era all'inizio”. Sarà a quel punto chiara la pienezza della parola nella sua altezza anagogica perché pieno sarà lo spirito di Dio dal quale tale parola deriva.
Per ora dunque non possiamo fare altro che accontentarci della parzialità della nostra comprensione , e solo attraverso tale contentezza che possiamo eliminare i parametri di discussione dividente tra umani.

In ultimo è necessario notare come l’escatologia cattolica e quella massonica coincidono in alcuni aspetti i quali dunque si realizzeranno certamente. Secondo i massoni scopo attuale delle realizzazioni è quello di giungere nutrirsi dell’albero della vita (fonte di vita) cosi da fare quando affermava Steiner in natura e scopi della massoneria , dove conclude appunto dicendo che “ daremo vita alle statue”, la frase va ovviamente presa in senso simbolico e non.
Ciò che è interessante come dicevo è che essendo Dio la fonte della vita ed essendo egli presente tutto in tutti, si avrà la stessa escatologia che in massoneria non è finale ma ciclica (questa differenza deriva da una differenza di visione della struttura del tempo, questione sulla quale sto già lavorando), secondo la quale appunto ci si arriverà a nutrire dall'albero della vita e la divinizzazione sarà più vicina. Tutto ciò non fa presagire l’esserci di una tradizione comune tra massoneria e vaticano che però si è andata distruggendosi col tempo in entrambe queste associazioni? Non potrebbe essere che la verità nella sua pienezza sarà possibile solo quando i pezzi coincidenti dei paradigmi di queste due associazioni saranno messia confronto ed unificati in una visione superiore a quella di entrambi? E chiudendo , dato che la visione simbolica ci conduce a considerare che il vaticano e la massoneria sono rispettivamente l’occhio destro e sinistro di Dio, la loro unione non dovrà esse considerata come la visione che si ha dal terzo occhio, ovvero l’occhio superiore e spirituale che simbolicamente abbiamo anche nei umani?
Ai posteri la verità.

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