Tomboy — or not?
Il film tratta di uno scorcio di vita di un bambino di 10 anni che sperimenta (forse per la prima volta) la sua identità di genere. Per la sua famiglia è Laure, ma lui nella vicenda del film si presenta come Mickaël.
Il fatto è che il titolo che la regista sceglie è “Tomboy”, nonostante guardando il film, a me (e forse non solo a me), non sembra il titolo adatto.
Spiego meglio.
Il personaggio si presenta con un’identità inequivocabilmente maschile fin dalla prima scena.
In alcune (molte) scene, è palese la disforia che sente nei confronti del proprio corpo, anche se non si tratta di un corpo completamente “formato”. Che Mickaël non sia un “tomboy”, un maschiaccio, lo si percepisce fin da subito. Mickaël sembra andare oltre questa definizione.
Il suo “esperimento” è la sua prima vera possibilità di vedersi/viversi nella sua identità.
Il problema, secondo alcun* recensioni che ho letto (lasciamo stare quelle in italiano che sono ridicole), sta nell’ultimo minuto del film, dopo che il “segreto” è stato rivelato (OMG Mickaël in realtà è una bambina!!!). A Mickaël viene chiesto il suo “vero nome” (ovvero il suo nome di nascita) da una bambina con la quale sembrava esserci del “sentimento”.
Lui dice “Laure”.
Molte recensioni insistono su questo finale per valutare il protagonista come “non-trans”, e forse anche la regista (cis-lesbica) non voleva affatto fare un film su un bambino trans. Ovvero, un bambino trans non si sarebbe mai arreso al suo birthname (a 10 anni, suvvia! Sono sicuro sia successo a molt* in quell’età — e non solo).
Per concludere, boh, o la regista ha volutamente scelto la via più facile, e la maggior parte delle recensioni lo dimostrano.
Oppure Sciamma ha sfornato, non volendo, un filmone sulla (de)costruzione dell’identità di genere in un’età spesso ignorata per tematiche del (e di) genere.

