Per combattere la diffidenza, dimenticate Facebook

Per ridurre i danni da attivismo da tastiera, la soluzione sta nella condivisione. Quella tangibile.
Il web ha 24 anni, Google ne ha 18 e Facebook ne ha 11. La differenza tra i tre è che il primo non è un’azienda e gli altri due ambiscono a diventare il primo. Il problema per cui né uno né l’altro siano arrivati totalmente a questo obiettivo è proprio perché sono entrambi poteri forti privi però dell’esclusività in tutto il mondo. In particolare Facebook ha la fetta principale di un mercato condiviso con altri servizi, anche se possiede palesemente quella più significativa (la situazione nel 2009 era completamente diversa e potete vederla qui).

Come è cambiato Facebook
Il servizio offerto da Facebook è ampiamente cambiato, trasformandosi da un sitarello per condividere status con gli amici a una grandissima piattaforma media che ambisce a diventare l’Esperienza del mondo, filtrata da foto o vissuta a 360°.

La comunicazione fra utenti si è ulteriormente evoluta. Dalla condivisione compulsiva siamo passati a un utilizzo più passivo di Facebook. Ci connettiamo molto più spesso grazie all’app, ma pubblichiamo di meno. La condivisione dei contenuti negli anni, inoltre, è diventata sempre più monodirezionale, come se tutti ci fossimo trasformati in piccole tv il cui unico programma e obiettivo è rimarcare la propria opinione e posizione. L’ultimo residuo del Facebook ancestrale, in cui l’utente sapeva di parlare a una schiera ristretta e selezionata di persone, è rappresentato dai gruppi, recentemente potenziati.
Uscendo fuori dai gruppi, Facebook è composto da più di un miliardo e mezzo di utenti ai quali si aggiungono pagine di persone fisiche e brand. Facebook sta completando il suo processo di istituzionalizzazione, con tutte le sue conseguenze (un uso gradualmente più numeroso e “televisivo”, con un’adozione quasi totale da parte dei brand e un mercato pubblicitario competitivo).
Come stiamo noi


Ci stiamo riprendendo gradualmente da una crisi di natura economica, ma continuiamo a sentirci poco protetti, specialmente dopo gli attentati di Parigi. Eventi blindati e misure di sicurezza straordinarie portano a un senso di insicurezza da aeroporto (un sentimento a sua volta generato dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001) alimentato dalla quantità enorme di informazione condivisa ogni giorno online. Non viviamo tempi meno sicuri di altri, siamo soltanto più informati su ogni minimo — e infondato — allarme bomba.


Un nostro grande limite attuale è la filter bubble, cioè l’assenza di contraddittorio alle proprie idee e opinioni personali, generata dagli algoritmi dei siti basati sul comportamento di navigazione. Ciò tendenzialmente potrebbe portarci a stare nella nostra comfort zone, online e offline, e a farci perdere la capacità di scambio e dialogo, dando per errate — o peggio ignorando — le posizioni altrui.

La condivisione tangibile può combattere la diffidenza
Una soluzione per ridurre il proprio stato di diffidenza continua nei confronti del mondo dovrebbe essere uscire dalla propria comfort zone. Quando sento “gli esperti” dire che l’ambizione di Facebook è diventare la Rete stessa un po’ provo paura. Ben venga un mondo fatto delle opinioni di utenti e non di soli brand quando voglio comprare un’auto o un nuovo telefono. Accolgo invece malvolentieri l’idea che l’informazione sia gestita principalmente dagli utenti.

Se Facebook ha l’ambizione reale di diventare la Rete in toto, mi può anche andar bene, ma per farlo, lungo il cammino, dovrà cambiare la sua struttura e il suo algoritmo (o almeno le persone dovrebbero comprenderne il funzionamento).
Mi piacerebbe trovare qualcosa di veramente nuovo sui social e una di queste cose sarebbe il confronto (non soltanto polemico). Tutte queste cose sono riuscito a trovarle negli anni soltanto partecipando a blog collettivi (se sperate di diffondere le vostre idee con un blog individuale, auguri), facendomi ospitare tramite Airbnb e chiedendo passaggio su BlaBlaCar.

Facebook è veramente un’ottima piattaforma di marketing dove trovo aggiornamenti sul mondo e sulle vite dei miei amici in tempo reale. Tanto di cappello alla sua crescita, ma non fatelo diventare la vostra unica fonte di informazione. Incontrate persone che non conoscete, fatevi offrire un passaggio, dormite e mangiate a casa loro. Anche se tutti questi servizi hanno un prezzo, resta comunque il più delle volte inferiore allo standard di mercato, ma otterrete sicuramente un plus che nessun altro albergo, taxi o ristorante riuscirà a darvi: il confronto.
Certo, non tutte le camere saranno sempre pulite, non tutte le cene saranno sempre buone e nessuno sarà il conducente più affidabile, ma fate questo atto di fiducia nei confronti del mondo. È assurdo pensare che in ogni host di Airbnb o in ogni driver di BlaBlaCar si nasconda un potenziale serial killer. Inutile anche vedere il terrorismo ovunque. Possiamo morire per tantissime altre combinazioni strane e il caso di Andreas Lubitz, ci ha insegnato tantissimo in merito.

Perdete la diffidenza, prendetevi dei break da Facebook, e consideratelo per quello che è, cioè un ottimo sito per restare in contatto con le persone importanti della propria vita. Conoscete tutti gli altri servizi che la Rete offre, anche oltre gli ormai celebri che ho già menzionato, e non usate Google per farlo. È difficile, ma può diventare un bel gioco.
Un sito con un algoritmo che mi presenta una realtà parziale delle cose non può darsi l’obiettivo di essere il mio mondo (e questo vale anche per Google). Mi piacerebbe considerarlo di più un comodissimo albergo a 5 stelle in una Rete vasta fatta di persone con qualsiasi tipo di opinione, pro o contro le mie idee. Non è poi forse la vita, questa?
Stasera dormite tranquilli… e sappiate che le foto dei vostri figli sui social sono meno al sicuro di voi a bordo di un Airbus o di un’auto condivisa su BlaBlaCar.