Perché i tifosi del Genoa odiano Mandorlini

Martedì 21 febbraio, al suo primo allenamento da nuovo tecnico del Genoa, Andrea Mandorlini è stato accolto al centro sportivo “Signorini” di Pegli con uno striscione di benvenuto velenoso: «Mando vai se Gasp non ce l’hai».

Una semplice boutade per rievocare i fasti vissuti fino all’anno scorso con l’attuale tecnico dell’Atalanta o una sonora stoccata al successore di Ivan Juric? Entrambe le cose.
La notizia dell’arrivo di Mandorlini sulla panchina del Genoa è stata accolta dal pubblico rossoblu con un mix di rabbia e sconcerto.
Tra tutti gli allenatori che potevano essere scelti dal presidente Preziosi per dare una sterzata a una stagione che ha imboccato una china pericolosa, Mandorlini è considerato dai genoani il peggiore possibile.
I motivi del loro astio nei confronti del tecnico ravennate sono almeno tre.
Il primo risale a esattamente a 20 anni fa. Stagione 1996/1997, campionato di serie B, il secondo consecutivo per il Genoa, dopo la retrocessione di due anni prima dopo la sconfitta ai rigori con il Padova nello spareggio di Firenze.
Reduce dall’importante vittoria in casa della capolista Empoli, l’8 giugno il Grifone allenato da Attilio Perotti va a Ravenna conquistare altri tre punti fondamentali per mantenere il quarto posto in classifica, l’ultimo valido per la promozione in massima serie.
La squadra di casa, che in panchina ha il tecnico emergente Walter Alfredo Novellino, è già matematicamente salva. Logico aspettarsi un avversario demotivato, ma fin dalle prime battute del match gli occhi dei calciatori giallorossi brillano di una luce insolita.
Alla fine sarà 1–1, con il Grifone che punta il dito contro il furore agonistico del Ravenna, seguito dalla tribuna dallo squalificato Novellino. Al suo posto, a guidare la squadra dalla panchina è il suo giovane vice, noto al grande pubblico per aver fatto parte della rosa dell’Inter dei record del 1989:
Andrea Mandorlini.
Tra l’altro in quel Ravenna giocava un certo Beppe Iachini, rispetto al quale i tifosi genoani non hanno mai nascosto un certo risentimento — per usare un eufemismo — fino ad accusarlo di averli salutati in occasione della famosa partita del 1997 con il dito medio.

Una sincera antipatia alimentata dallo stesso Iachini con un appellativo inqualificabile rivolto ai genoani nel 2012 da allenatore della Sampdoria.
Il secondo episodio che ha scavato un solco profondo tra i tifosi del Genoa e il nuovo allenatore rossoblu li riguarda solo indirettamente. In mezzo, uno dei gemellaggi più solidi e sinceri del panorama delle tifoserie italiane: quello tra i genoani e il pubblico napoletano.
È l’estate 2011, il Verona allenato da Mandorlini è appena stato promosso in serie B dopo avere vinto il doppio spareggio con la Salernitana.
Nella serata di presentazione della squadra al pubblico veronese, il tecnico ravennate prende il microfono e, in un impeto di razzismo da lui ridotto successivamente a semplice goliardia, canta il ritornello di una vecchia canzone degli Skiantos, “Ti amo terrone”.
La successiva marcia indietro di Mandorlini, volta a ridurre l’infelice episodio a simpatico scherzo nei confronti dei suoi giocatori di origine meridionale come Domenico Maietta e Giuseppe Russo, non ottiene i risultati sperati.
Al contrario, contribuisce a rinfocolare l’idiosincrasia che tante persone del Sud — e di riflesso i sostenitori del Genoa, “fratelli” di tifo dei napoletani — provano nei suoi confronti.
Il terzo motivo che spiega la condizione di separati in casa tra Mandorlini e il pubblico di fede genoana risale al 13 febbraio 2015.
Mandorlini, alla quinta stagione consecutiva sulla panchina del Verona, è ospite insieme alla squadra nel centro sportivo “Mugnaini” di Bogliasco, sede degli allenamenti della Sampdoria, per svolgere la rifinitura in vista partita contro il Genoa in programma due giorni dopo.
Ai giornalisti presenti confessa che [tra Sampdoria e Verona] «C’è un grande gemellaggio. Sarebbe bello fare risultato a Genova anche per i nostri amici blucerchiati».
Una dichiarazione avventata che, alla luce del risultato in campo (5–2 per il Genoa) e dell’avvicendamento con Juric, si è rivelata un autogol clamoroso.
Se a ciò aggiungiamo che l’attuale tecnico del Genoa, alla fine degli anni Novanta, è stato allenatore degli arci-rivali dello Spezia; che il suo storico vice Enrico Nicolini è noto a tutti per essere tifoso della Sampdoria al punto da rifiutare l’incarico di allenatore in seconda del Genoa; e che Mandorlini ha allenato per lungo tempo il Verona, la cui tifoseria è gemellata da più di 40 anni con quella blucerchiata, si possono facilmente intuire i motivi del sospetto che i tifosi del Genoa nutrono per l’uomo scelto per raddrizzare una barca che potrebbe rischiare di naufragare in B.
Ma a favore di Mandorlini pesa un precedente importante. Terminata la sua esperienza di quasi 10 anni da tecnico del Verona, nel 1990 Osvaldo Bagnoli si trasferì proprio al Grifone del presidente Aldo Spinelli.

Il pubblico genoano, in virtù dei suoi trascorsi, non riservò all’uomo della Bovisa un’accoglienza calorosa. Eppure, fu proprio sotto la gestione Bagnoli che il Genoa ottenne il suo migliore risultato del dopoguerra: un quarto posto che permise al Grifone di qualificarsi in Coppa Uefa.
