Come sono diventato guida canyon

Una delle cose più divertenti che mi capita di vedere è la faccia di chi mi chiede che lavoro faccio al quale segue la risposta: “Sono Guida Canyon”. dopo un primo momento di smarrimento, la persona sembra riprendersi e assume l’espressione “ahh, ok, ora ho capito”, quando invece non ha la più pallida idea di quello che ho detto. Per non mettere troppo in imbarazzo la persona, cerco di dare ulteriori informazioni subito dopo. A volte, però, è affascinante vedere lo smarrimento dell’interlocutore di fronte a ciò che non è immediatamente catalogabile come “normale”.

Con grande piacere, quindi, spendo qualche parola per descrivervi come sono arrivato a fare un lavoro che sembra eccezionale, ma che è assolutamente normale per chi fa della natura la sua passione e la sua professione. Con la speranza che queste mie esperienze personali possano portare anche solo una persona a percorrere strade sconosciute con la curiosità di un bambino.

La Rocca din Calascio in Abruzzo

Il mio amore per il canyoning, o più precisamente per la montagna nasce tanti anni fa. Sono di origine abruzzese da parte di madre, di un piccolo paesino oggi famoso per la sua rocca, e ho un ricordo molto intenso di quando i miei genitori mi portavano via dalla mia montagna per andare a passare il resto delle vacanze al mare. Ho l’immagine di me stesso con la faccia schiacciata sul finestrino posteriore della macchina, mentre guardo fuori con una grande tristezza nel cuore perchè sto abbandonando un posto che per me significa emozione, libertà e divertimento.

Questo è uno dei primi momenti in cui ricordo di aver cominciato a sognare di poter vivere e lavorare di montagna e in montagna. Al ritorno dalle mie vacanze estive, però, questo sogno veniva inevitabilmente soffocato a causa del tran tran quotidiano in una grande città come Roma, un luogo culturalmente molto lontano dalle montagne.

L’ingresso dell’ex Istituto Superiore di Educazione Fisica

Poi sono diventato grande, è arrivato il momento dell’università e la mia scelta di iscrivermi all’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica, oggi diventato Istituto Universitario di Scienze Motorie) è stata forse dettata da una gran voglia di fare una vita attiva. Siamo intorno al ‘92-’93, e proprio in quegli anni la mia inesauribile voglia di montagna si era orientata verso la discesa di fiumi in canoa. La difficoltà a trovare facilmente compagni d’avventura nel mondo più verticale dell’alpinismo mi aveva gioiosamente spinto a praticare una disciplina che all’epoca trovai molto più divertente. Girovagavo spesso per le Alpi per giocherellare sui fiumi nostrani dentro un piccolo guscio di polietilene e credevo davvero di aver trovato la mia dimensione sportiva. Ma non avevo idea di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

Avevo appena passato una rapida sul fiume Sesia, in Piemonte, e mi ero fermato con il kayak sotto un ponte per tuffarmi dal ponte stesso dentro il fiume (sì, lo so, non c’entra nulla con la canoa, ma io mi divertivo così!). Un tizio del centro canoa mi vede e mi dice “Ehi, ragazzo, se ti piace saltare in acqua, dovresti provare il canyoning. Qui al centro c’è uno che lo fa oggi pomeriggio”. 
Io non avevo idea di cosa fosse questa strana attività, ma se si tuffava, non potevo non provarlo. Così, quel pomeriggio, mi infilo nel mio primo canyon. All’uscita non sarei stato più lo stesso. Quella breve esperienza aveva già cambiato la mia vita, senza che io lo sapessi. Da quel momento, non ho più smesso di fare canyoning, come semplice praticante, poi istruttore sportivo, e ora come professionista.

Ma andiamo con ordine.

Questo fortuito incontro con la disciplina mi ha portato a cercare gruppi e persone come me, appassionati da una attività di montagna unica nel suo genere, che mette insieme il nuoto, la discesa in corda, il trekking-orientamento, i tuffi… la scoperta di se stessi e della natura! La nascita dell’Associazione Italiana Canyoning è proprio di quegli anni (la mia era la tessera numero 7!) e proprio in questa associazione finisco per diventare istruttore. Nel frattempo, la mia carriera professionale procedeva a gonfie vele: dopo anni a sudare in palestra e una laurea in Sport Management inizio a operare nell’ambito del marketing sportivo, fino a lavorare come project manager in una multinazionale che gestiva diritti nel calcio professionistico Italiano e straniero. Il lavoro andava alla grande, e il canyoning era ormai il mio hobby a tempo pieno.

Ma un altro grande cambiamento, però, era all’orizzonte. Il mercato del calcio Italiano stava cambiando in un modo che a me non piaceva molto e non avevo più gli stimoli per me indispensabili per continuare quella professione. Decido di cambiare, ma non so cosa fare. Come di consueto mi chiedo “che mi piacerebbe fare?”. In questo caso la risposta mi viene quasi di getto: “Mi piacerebbe tanto vivere di canyoning, ma non è possibile”. Dopo giorni e giorni a rimuginare, mi chiedo ancora: “Ma davvero non è possibile?”.

Ormai la pulce è nell’orecchio e la crepa si allarga. Comincio a pensare in maniera quasi ossessiva a come renderlo possibile! La situazione normativa in Italia era particolarmente confusa in merito e non si riusciva a capire se fosse lecito o meno l’accompagnamento in canyon. Mi avvicino all’obiettivo diventando Guida Ambientale Escursionistica, che all’epoca sembrava potesse operare anche in canyon. L’alternativa era anche diventare Guida Alpina, ma la strada era fumosa anche lì: si trattava di studiare e praticare per qualche anno discipline che nulla avevano a che fare con il canyoning per poi prendere una specializzazione di una settimana in materia. Costi e tempi non si combinavano affatto con le mie esigenze.

Nel mia ricerca spasmodica però, entro in contatto con la neonata AIGC (Associazione Italiana Guide Canyon), che si proponeva di formare Guide Canyon, con un progetto formativo di alto livello e molto ambizioso. Mi associo. Siamo pochissimi; non ci sono fondi; non ci sono leggi che regolano la professione, o meglio, non c’è una professione; non c’è un futuro certo. Che dire: l’idea è entusiasmante. Per rendere più forte la nostra posizione e meno incerto il nostro futuro, anche alla luce delle recenti norme sulla liberalizzazione delle professioni, ad alcuni di noi viene l’idea di andare a formarci in Francia, unico paese in Europa che ha istituito un Diploma di Stato come Guida Canyon, con un piano formativo di 1.100 ore, l’obbligo di fare il pendolare con il loro centro di Vallon Pont d’Arc e la necessità di imparare il francese. E’ (quasi) una follia.

Naturalmente mi iscrivo.

Oggi, grazie a tanta passione e determinazione, sono finalmente in grado di operare legalmente come Guida Canyon. Ma soprattutto, insieme a pochi altri colleghi visionari, abbiamo aperto la prima scuola Italiana riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico (Scuola Nazionale Guide Canyon) che ha cominciato a licenziare le prime Guide Canyon Italiane, pronte a colonizzare torrenti, canyon e forre di casa nostra.

Canyoning a Subiaco