La sicura dal basso è… sicura?

Qualche anno fa, all’interno del nostro gruppo, abbiamo dedicato una giornata di formazione interna alla verifica dell’efficacia della “sicura dal basso” durante una discesa su corda superiore a 10 metri.

Qual era l’idea?

Volevamo capire e mettere alla prova ciò che nel torrentismo, in particolare in Italia, è una abitudine abbastanza consolidata. In considerazione del fatto che il torrentista medio vede qualsiasi sistema di blocco su corda (ad es. nodo autobloccante) come fumo negli occhi, per il possibile rischio di blocco sotto cascata, negli anni questa consuetudine si è ulteriormente stratificata fino a diventare quasi un mantra: “nel canyoning non si usano sistemi di blocco”. Vista da un’altra prospettiva questa frase potrebbe essere così tradotta: “nella progressione verticale del canyoning non si protegge il rischio caduta”.

Alzi la mano chi, soprattutto se esperto, in una calata superiore ai 30 metri in assenza di rischio acquatico, ha mai utilizzato un nodo autobloccante (NAB) o altri sistemi per evitare o ridurre il rischio caduta. Ciò che invece viene utilizzato in maniera diffusa è la cd. sicura dal basso. In cosa consiste? Semplicemente nel fatto che un nostro compagno, alla base della cascata, tiene in mano la corda di progressione su cui è appena sceso per frazionarla in caso di perdita di controllo da parte del torrentista che sta scendendo, sostituendosi in questo modo alla trazione esercitata dalle mani di chi sta scendendo.

La domanda che sorge spontanea è: l’avete mai provato in una situazione reale? Ha funzionato?

Come detto, noi abbiamo provato a fare un test in questo senso anche se molto empirico. La prova è avvenuta su una calata in strapiombo di circa 20 m, con una corda da 9 mm e una persona di circa 75 kg che, a circa 5 metri dall’ancoraggio di partenza, mollava la corda inserita in un discensore pirana con la corda inserita dietro i due corni inferiori (freno medio-elevato). Per contenere i rischi, abbiamo inoltre allestito un sistema di blocco con una seconda corda che sarebbe entrata in funzione dopo circa un metro di caduta, nel caso in cui la sicura dal basso avesse fallito.

Come è andata?

I risultati sono stati buoni (in tutti i casi abbiamo fermato la persona prima che entrasse in funzione la seconda corda), ma estremamente controversi. Mi spiego meglio. Per ovvi motivi di sicurezza e per una contingente scarsità di mezzi abbiamo limitato le prove alla situazione descritta, ma per avere una prova spendibile della reale efficacia del sistema avremmo dovuto ripetere il test modificando una serie di parametri essenziali:

  • diverse lunghezze di corda,
  • diversi sistemi di frenaggio sullo stesso discensore,
  • diversi tipi di discensore,
  • diversi diametri di corda,
  • diverse tipologia di corda,
  • persone di peso differente,
  • differenti tempi di latenza tra l’inizio della perdita di controllo e l’entrata in azione della sicura dal basso e, soprattutto,
  • diversi livelli di attenzione della persona in basso.

Il fatto di porci questi problemi ci ha fatto propendere, alla fine, per una posizione prudenziale di scarsa efficacia del sistema di assicurazione dal basso nella maggior parte dei casi. In altre parole, abbiamo valutato (sempre empiricamente) che la sicura dal basso è accettabile se, e solo se:

  • la corda di calata è inferiore a 20 metri,
  • il freno montato su un discensore è medio-alto (ad esempio una corda da 9 bagnata inserita dietro ai due corni bassi dell’OKA non è un freno sufficientemente alto),
  • la corda è superiore a 9 mm di diametro.

La cosa che crediamo faccia veramente la differenza, però, è il livello di attenzione e la posizione della persona in basso. Il primo punto è che la persona in basso non dovrebbe trovarsi esattamente sotto alla persona che sta scendendo per evitare caduta sassi e dovrebbe quindi spostarsi di un certo numero di metri dalla verticale della discesa, vanificando o riducendo l’efficacia della trazione in caso di perdita di controllo di chi scende; per ovviare a questa problematica chi fa sicura dovrebbe tenere la corda con le braccia in alto (in posizione tale da poter esercitare subito una trazione efficace) in uno stato di leggera tensione (tensione che dovrebbe essere direttamente proporzionale all’altezza della calata, per contrastare la fisiologica elasticità della corda).

Il secondo punto è che la persona in basso deve essere attenta; deve, cioè, seguire e guardare con attenzione la persona che sta scendendo in ogni momento della discesa per intervenire prontamente in caso di perdita di controllo da parte di chi scende. Chi non si è mai trovato in una situazione del genere tende a sottovalutare la velocità supersonica con cui una persona che lascia la corda precipita verso terra.

Da soli questi due accorgimenti sono difficilmente applicabili a situazioni reali: provate e verificate! Dopo soli 3 minuti di massima attenzione, con la corda in tensione, con le braccia in alto e la colonna cervicale compressa per guardare verso l’alto, la maggior parte di noi dovrebbe portarsi il chiropratico in forra per riprendersi dopo una calata del genere.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un interessante articolo in cui arrampicatori americani si ponevano la stessa domanda. Per dare una risposta al quesito, però, hanno usato la sistematicità americana per allestire una serie di test che avessero una valenza statistica maggiore rispetto alle nostre prove un po’ casarecce.

Quali sono stati i risultati?

Per chi non avesse tempo o modo di leggere l’articolo, posso dire che su 10 prove finali effettuate con manichino, 8 volte il manichino si è schiantato a terra! Inoltre, alcune delle conclusioni cui sono arrivati alla fine del test, combaciano con le considerazioni che abbiamo fatto anche noi in seguito alle nostre prove:

  • La lunghezza della corda può vanificare un intervento di sicura dal basso (maggiore l’altezza della calata, minore l’efficacia)
  • I tempi di reazione di chi fa sicura (che dipendono dal livello di attenzione e dal guardare continuamente chi scende) sono essenziali.

E quindi? Cosa significa in termini pratici e quali consigli dare per aumentare la sicurezza durante la progressione verticale?

Rispetto a quella che è la mia esperienza e la mia formazione, questi sono i consigli che darei:

  • usare sempre sistemi di discesa su corda singola svincolabile
  • allestire un sistema autobloccante (NAB o Shunt) in caso di alto rischio caduta e basso o nullo rischio acquatico su verticali >30 m con pendenze >60°-70°
  • allestire un sistema autobloccante (NAB o Shunt) in caso di alto rischio caduta sassi e basso o nullo rischio acquatico su verticali >30 m con pendenze >60°-70°

Ma dove posizionare il NAB o lo Shunt? Quale sistema funziona meglio?

Abbiate pazienza: se la cosa vi interessa sarà il contenuto del prossimo articolo.