Sport estremi: NO grazie!

Qual è il confine tra sport e sport estremo? Cos’è che connota l’”estremità” dell’esperienza sportiva?

Non ho mai capito se sotto la locuzione “sport estremi” si celano attività sportive oggettivamente pericolose, oppure attività al limite della resistenza umana, o ancora esperienze o attività talmente fuori dai canoni che sono difficilmente ripetibili.

Se mi passate questa grossolana categorizzazione appena menzionata, allora ci sono diverse considerazioni da fare.

In primis, se ci riferiamo all’oggettiva pericolosità di uno sport, bisogna includere tra gli sport estremi attività come il ciclismo su strada, che statisticamente registra un numero di incidenti (anche mortali) tra i più rilevanti, sia in termini assoluti che percentuali. Allora che dire, ad esempio, del paracadutismo? La sua pericolosità, più che oggettiva, è oggettivamente percepita! il livello di preparazione tecnica dei paracadutisti sportivi e i sistemi di sicurezza ridondanti di cui sono dotate tutte le attrezzature tecniche della disciplina la rendono un’attività relativamente sicura (in nessun caso, neanche quando siamo in casa a dormire, il rischio può essere ridotto a zero), di certo più sicura che guidare con la cintura slacciata o parlando al cellulare senza auricolare.

Se invece consideriamo attività al limite della resistenza umana, allora sarei portato a includere tra gli sport estremi buona parte degli sport olimpici praticati ad alti livelli. Basti pensare alle origini della maratona o, per andare a tempi più recenti, a prestazioni come quella di Gabrielle Andersen, 37a nella maratona ai Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984. Gli atleti professionisti, ma anche molti dilettanti di buon livello, mettono talvolta (spesso inconsapevolmente) a repentaglio la loro salute arrivando a gareggiare o ad allenarsi ai limiti della loro resistenza psico-fisica. Buona parte delle persone comuni non esprimeranno mai nella vita un tale livello di attivazione. Non è estremo tutto questo?

Walter Bonatti in azione

Forse, la categoria che mi risulta più digeribile è proprio l’ultima: performance fuori dai canoni e difficilmente ripetibili. Mi vengono allora in mente Manolo, Reihold Messner, Dan Osman, Shaun Baker, Walter Bonatti, Heirich Harrer, Mike Horn e molti altri sportivi ed esploratori che fanno e hanno fatto cose incredibili, innovative, al limite delle possibilità umane, infrangendo limiti che tutti credevano insuperabili.

Per il resto, l’”estremità” (e qui per estremità intendo proprio il pericolo oggettivo insito in una certa attività effettuata in particolari condizioni) di un’attività sportiva la fanno la scarsa preparazione delle persone, l’ignoranza delle condizioni minime di sicurezza per praticare una certa attività, l’incoscienza con cui si affrontano alcune situazioni, ecc.

Ad esempio, per quanto mi riguarda, se dovessi andare a giocare una partita di calcetto questa per me rappresenterebbe la pratica di uno sport estremo: ho una scarsa preparazione fisica e tecnica specifica, non tollero l’umidità serale e ho bisogno di un riscaldamento molto lungo prima di rendere funzionale il mio sistema cardio-respiratorio. Come minimo rischio dalla distorsione di ginocchio all’infarto.

Stefano Zavka sul K2

Alcuni anni fa ho perso un amico che stava scendendo dal K2, la seconda vetta più alta del mondo. Stava facendo alpinismo estremo, in una situazione estrema. Aveva un’ottima preparazione tecnica e buona esperienza. Ha scelto consapevolmente di praticare questa disciplina e non era di certo una persona incosciente. Abbiamo fatto diverse cose insieme. Abbiamo anche gareggiato in competizioni multisport che da molti sono l’apoteosi dello sport estremo, ma in nessun momento mi sono mai trovato a dire a me stesso che stavo praticando uno sport estremo. Ero preparato, fisicamente e psicologicamente, i rischi erano ridotti per una forte presenza sul campo degli organizzatori e conoscevo rischi e caratteristiche di un’attività del genere. Se, invece, avessi fatto una settimana di calcetto, me la sarei rischiata di brutto!

Un momento dell’X-Raid, una delle competizione multisport più dure al mondo.

Per concludere, il calderone enorme entro il quale si indicano come “estreme” una serie di attività sportive è quasi un non-senso. Come abbiamo visto, i fattori che determinano l’estremo sono sia soggettivi (preparazione fisica, tecnica e psicologica, consapevolezza, conoscenza dei propri limiti, passione, ecc.) che oggettivi (presenza e livello di rischi non riducibili, tempo meteorologico e altri fattori ambientali), ma bisogna sottolineare che i fattori soggettivi hanno un peso molto più rilevante. La scarsa preparazione è uno degli elementi che più di altri rischia di rendere estrema una qualsiasi disciplina che viene praticata all’aperto.