10 errori da evitare in una strategia di comunicazione digitale

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Un anno fa ho svolto uno stage presso un’azienda di cui non farò il nome.

Avrei dovuto occuparmi di Marketing, di Employer Branding e cose simili. Finii a mandare pacchi e raccomandate, a fare le scansioni di documenti, creazione e gestione di database, presentazioni Powerpoint su richiesta, varie ed eventuali di qualunque tipo.

Dopo quattro mesi constatai che non c’era alcuna intenzione di assumere lo stagista (come sempre: avanti un altro!). Per come andavano le cose in azienda mi ritenni quasi fortunato per l’avvenuto e archiviai il tutto come la solita disavventura.

Dopo qualche mese fui ricontattato dall’azienda in questione per curare la creazione e la gestione della strategia di comunicazione digitale. Accettai perché avrei lavorato comunque da casa come freelance, ero convinto di poter gestire in tranquillità la cosa.

Purtroppo mi resi subito conto che non sarebbe stata una passeggiata: durante la fase di pianificazione strategica inviai alcuni documenti creati ad hoc in formato pdf ma la referente aziendale mi chiese cortesemente di mandarli in word e dopo una lunga discussione dovetti cedere.

Iniziai a mandare tutti i documenti in word e tutto sembrò filare liscio finché un giorno mi arrivò una email dal general manager che chiedeva di correggere gli errori grammaticali nel documento. Errori non nella strategia, non di contenuto, ma di grammatica. Apro il documento e trovo errori che puoi aspettarti da un alunno di seconda elementare: la mia referente, non italiana, apportava delle correzioni ai documenti senza dirmelo (una cosa che sospettavo ma non potevo provare).

Da quel giorno ho iniziato a inviare ogni email con in copia il general manager, a scanso di equivoci. Sui calendari editoriali era uno scontro continuo: sui testi, sulle frasi, sulle immagini, su tutto. Anche qui mi tornavano i documenti modificati con gli strafalcioni e mi toccava correggerli prima di metterli online.

Dopo mesi di battibecchi e incomprensioni vari, la goccia che fa traboccare il vaso: la mia referente vuole avere accesso ai profili social aziendali per pubblicare e modificare a suo piacimento.

Io ovviamente mi oppongo, e alla fine decido di interrompere la collaborazione con l’azienda, consigliando loro di trovarsi un altro professionista per continuare il mio operato. L’azienda non mi ha mai sostituito, hanno deciso che potevano occuparsene loro!

Non ho alcun rimpianto per il cliente perso, mi dispiace solo per i mesi di lavoro buttati al vento. Ma il mio lavoro non sta andando in fumo invano, mentre si danno da fare per distruggerlo, stanno dando al mondo una lezione: gli errori da evitare nella gestione dei social network della propria azienda.

  1. Per la gestione della vostra strategia di comunicazione online ed offline avete bisogno di un professionista che sia preparato e che si aggiorni costantemente. Lasciategli fare il suo mestiere, abbiate fiducia, anche se non capite ciò che fa. Avrà buoni motivi per farlo.
  2. Non pensate di poter imparare a realizzare un calendario editoriale chiedendo al vostro social media manager di inserirvi i link delle fonti delle notizie che cita.
  3. Se il vostro social media manager ha creato una pagina su Google Plus per l’azienda (anche se voi non ne sentivate la necessità), non abbandonatela. Lo stesso vale anche per il profilo aziendale LinkedIn.
  4. Se il vostro social media manager pubblicava contenuti tutti i giorni, non lo faceva per hobby.
  5. Non aggiungete il vostro capo come admin della pagina Facebook. Prima o poi aprirà il suo profilo dallo smartphone e metterà un “mi piace”. Peccato che non si renderà conto di aver fatto un autolike. E quando commenterà “Great!” a nome dell’azienda sarà peggio dell’autolike…
  6. Scrivere sulla pagina Facebook aziendale con un profilo fake che ha come immagine profilo il logo dell’azienda non è come postare dal profilo aziendale. Non lo vedrà nessuno (se siete fortunati).
  7. Inserire come immagine di un post una foto di bassissima qualità non aiuterà il vostro prodotto/servizio. Sperate che nella miniatura di foto nessuno lo riconosca!
  8. Se su Twitter rimandate ad un post di Facebook, il link deve portare al post, non alla pagina. Ma ovviamente se il post non c’è non si può metterne il link… E i link si possono abbreviare, non è obbligatorio, ma vi farà risparmiare caratteri.
  9. Sempre su Twitter in 140 caratteri bisogna fare frasi di senso compiuto. Non lasciartele in sospeso perché avete finito i caratteri.
  10. Gli hashtag servono per trovare tutti i tweet su un dato argomento. Ma un hashtag lungo quanto #CampionatodelMondodiCiclismosuStrada probabilmente sarete i soli ad usarlo!

Probabilmente tra un mese potremo scrivere almeno altri 10 consigli prendendo spunto dagli errori del mio ex cliente, quindi vi saluto ma non è detto che non ci si possa risentire presto! Rocco Iannalfo (Social Media Manager, Blogger)


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