Intertwingled, le lezioni possibili

Ci sono libri che ti fanno l’occhiolino da un elegante scaffale rovere o dalla tua libreria virtuale preferita. Capisci subito che stai per iniziare una storia con loro e per prima cosa cerchi di capire cosa vogliono da te. Se ne varrà davvero la pena. Con Intertwingled di Peter Morville mi è accaduto qualcosa di simile, anche se l’occhiolino è partito da una tavolata di amici, in una fredda serata di novembre a Varese. Il merito è anche del sottotitolo: Information changes everything, ma il caso vuole che il proprietario che quella sera lo ha appoggiato accanto al piatto di portata, sia Federico Badaloni, un architetto dell’informazione, uno cioè che ogni giorno della sua vita lavora con l’organizzazione delle informazioni, e dunque con i loro processi, e in ultima analisi il loro essere fruibili a noi comuni mortali attraverso un sito web, o un software, o una community, o una qualunque altra cosa che ormai rende i confini della nostra vita online/offline sempre più sfumati.

Peter Morville

Che l’architettura delle informazioni trattasse più di anima che di codice lo avevo capito lo stesso giorno, quando cioè Federico ci ha inchiodati per ore attorno ad un tavolo, per un incredibile e generoso laboratorio fuori programma su “Come progettare un sito in dieci mosse” del festival Glocal news. Altro che la buona vecchia usabilità di Nielsen. Ci ha stregati spiegando cosa significa adattare informazioni a contesti, progettare processi e mappe funzionali, ma riportandoci sempre ad un punto essenziale: non esistono flussi obbligati come in passato, diffidate dai concetti fissi (per esempio dal vedere una home page come un portale, poiché ogni pagina è un portale) e dalla tendenza generalista del “ma anche”. Altrimenti? Altrimenti i lettori scappano.

Touché. Ecco il punto che interessava noi giornalisti, affamati di spunti che sappiano riaccendere nella chimica di uno solo o di un gruppo di lavoro, la formula magica per fare la pace con noi stessi e con il lettore, a partire dal web. Ma non era solo questo.


Federico Badaloni (qui la mia audiointervista raccolta a Varese)


Tornando a Intertwingled, è chiaro sin dalle prime pagine che non si tratta di un manuale per costruire meglio un sito, né un trattato per addetti ai lavori. È molto di più, visto che l’autore intreccia la sua esperienza di vita quotidiana, professionale e personale, alla sua visione creativa, e qualcosa di meno, visto che lascia aperti (volontariamente) mille spiragli che il lettore è invitato a scovare e riutilizzare in altri contesti, e magari con altri autori e in tempi diversi. Morville usa la filosofia, la poesia, l’etnografia, la matematica, la mistica, l’entanglement della fisica quantistica. Nessun piglio accademico, per carità, anche se Intertwingled è un libro solo apparentemente semplice.

Provo a raggruppare in tre lezioni possibili la visione di Morville

Lezione 1: Il futuro appartiene a chi si collega

Prima di costruire un sito, non pensate che sotto ci sia un foglio bianco. C’è invece un mondo che già pullula di vita, complicata ma ricca di sorprese. Ce lo insegnano l’ottocentesco naturalista John Muir (teorie degli ecosistemi) e il sociologo-filosofo- papà di Xanadu, Ted Nelson (intertwingularity, o la complessità delle interrelazioni nella conoscenza umana).

Il futuro appartiene a chi si collega, a chi comprende che la rete di connessioni è la chiave per l’efficacia di un’azione. Già sentito? Forse si, ma di certo non compreso davvero, visto che siamo figli di una visione culturale ferma all’età industriale dove ogni persona fa la sua parte, ma nessuno coglie “il tutto”. Come nei mercati finanziari, così come nella progettazione di un sito web personale, spesso prevale l’impazienza, la gratificazione immediata, l’illusione di efficienza annidata nello specialismo. L’era delle informazioni, la nostra, ci rimanda invece all’ecosistema collegato ad altri ecosistemi. Questo ci deve condurre a guardare oltre i limiti, a costruire modelli incompleti, o ad imbatterci in eventi inaspettati per poi considerarli una benedizione. Anche gli utenti e i clienti sono ecosistemi. Anche i lettori, aggiungo io. Pensiamoci, sia che stiamo curando un sito aziendale, sia che stiamo pensando a un nuovo contenitore di news.

Lezione 2: Contenete le moltitudini

Classifichiamo il mondo che ci circonda secondo tassonomie rigide e prendiamo sonore fregature. Eppure il poeta Walt Whitman diceva “Sono grande, contengo moltitudini”, e secondo il Buddha, “tutto è processo, non esiste un sé”.

Vale anche per le persone. Un esempio? Possiamo essere giornalisti, ma anche discreti cuochi e pessimi runner. Siamo certi che la prima identità prevalga sul resto, nel bene o nel male, ai fini della nostra storia umana?Biologia, cultura, linguaggio, tutto sembra dirci che non esiste un solo modo di organizzare le cose. “Blu e verde sono colori distinti. Storia e scienza sono materie distinte L’Europa è al di sopra Africa. I libri possono essere di narrativa o di saggistica”. Sembra così scontato. Eppure, classificare in maniera rigida significa dimenticare o annullare connessioni, e dunque le parole stesse. E poiché le parole sono infrastrutture, cioè parti attraverso le quali comprendere il tutto, il rischio, fortissimo, è di perdere per strada pezzi di realtà. Morville sottolinea come i siti web non siano “prodotti” ma “sistemi all’interno di sistemi” . Se da architetto dell’informazione vuoi aiutare il tuo cliente a vendere una t-shirt, e dunque a farla trovare con facilità dal compratore, devi considerare questa relazione tra cultura e coding, tra parola e pluralità. Altrimenti sei votato al fallimento.

Lezione 3: La Natura traccia la nostra rotta per il cambiamento, la Cultura la percorre

Purtroppo anche la tecnologia nel lungo periodo finisce per rappresentare la cultura dominante. L’architetto finlandese Eliel Saarinen nell’Ottocento diceva che prima di progettare una cosa bisogna considerarla nella sua prossimità, nel suo contesto più ampio: “Una sedia in una stanza, una stanza in una casa, una casa in un ambiente, un ambiente in un piano di città” . Il tutto è più della somma delle sue parti, e questo la Natura lo sa. È difficile saper vedere così oltre, ma non è impossibile, perché le cose da scoprire non sono affatto invisibili. Come fare i primi passi? Iniziando a considerare che ogni cultura è profonda, anche quella aziendale. Non si può pensare di manipolarla o modificarla a piacimento, ma si può invece arruolarla come un’ alleata, quando possibile. Bisogna poi accettare che ci vorrà molto tempo affinché i cambiamenti siano visibili. Morville dice che non è un male muoversi seguendo i modelli che ci siamo tracciati, o che altri hanno tracciato per noi. Ma usare solo quelli può essere un pericoloso ostacolo alla visione senza limiti. Invece è tutto Intertwingled. E per capire il perché, basta tornare alla Lezione n.1.

image credits “Intertwingled” english edition
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