Innovare richiede un grande sforzo di energia, ma ne vale la pena

Ho appena scoperto Medium. E mi ritrovo a pensare quanto fantastico sia scoprire cose nuove che siano però semplici, intelligenti, utili. Avevo bisogno di Medium? La risposta è sì, ne avevo bisogno per scoprire i nuovi spazi della scrittura, e della ri-mediazione, uno spazio che potesse somigliare di più alla carta che ad un software. Lo cercavo da tempo. Ho atteso con pazienza, osservato lo sviluppo della tecnologia, analizzato decine di dispositivi, ma sempre, sempre ho sentito il mio pensiero “costretto” nella dimensione limitata dell’apparato tecnologico, della sua iperpresenza, invasività, disturbo. Ecco, il termine giusto è proprio disturbo. La tecnologia quando si rende troppo presente, invade il mio di spazio e quindi mi disturba. Ingombrante, occupa molta parte del mio spazio di azione, detta le regole fisiche e metafisiche di ciò che sono i miei confini. Mi ridefinisce. Come persona, come essere senziente.

Per questo avevo bisogno di Medium. Proprio per fare questo, scrivere sapendo di non avere che il mio pensiero a guidare le mie dita sulla tastiera.