MTV DAY

Dedicato a Emma e Giovanni, ragazzi senza music television.

Courtesy of Fabio Franceschini

Chiedimi se mi manca, lo schermo della tv sempre acceso, il rumore della macchinetta del caffè, aspettare che l’ascensore inghiotta una delle tante persone venute a trovarci (gli altri sono già andati a mangiare).

Chiedimi se desidero mai essere li anche se li non esiste più, se guardo le finestre al sesto piano quando il semaforo è rosso, se dalla cima delle guglie del Duomo invece di ammirare il tramonto mi sporgo a cercare l’ufficio di Alberto.

La nostalgia è un sentimento che non conosco, non sono capace di leggere lo scorrere del tempo in modo vettoriale, mi impongo punti di riferimento ma la mia memoria mi mantiene in un eterno presente, che proietta le sue conseguenze logiche in un domani subordinato al rapporto di causa-effetto.

In particolari circostanze capita anche ad altri, che il passato si rifaccia vivo e si mostri pieno di dettagli e cause, che sembri non essere passato mai, che torni a riempire attimi delle loro esistenze. Potrebbe capitare anche oggi.

E può succedere che gli altri siano tanti, e che l’interferenza riguardi contemporaneamente tutti questi altri, e che gli attimi di passato presenti siano una moltitudine tale da far vibrare e tremare l’immagine della realtà lasciandone intravedere una parallela, in cui siamo ancora tutti insieme e tutti li.

Dimmi che lo senti il rumore delle persone, migliaia di persone accalcate sotto al palco. “Sono ottantamila”, grida qualcuno, la testa gira perchè tu ottantamila persone davanti alla tua faccia non le hai mai viste e mentre la ricetrasmittente gracchia ti tremano le gambe. Ma non ti puoi fermare, volti la faccia e prendi la cartellina che qualcuno ti sta passando, superi la spia audio e ti ditrigi verso il back stage salutando quelli che fanno la strada contraria alla tua.

Controlla il cronometro, un cronometro che funziona anche al di là della realtà tremolante: in cucina stai preparando la pasta, a Bologna è partita la diretta.

Chiudi gli occhi e ascolta la voce che grida “Ciao Bologna!”, una voce che ascolti tutti i pomeriggi anche se quei pomeriggi non esistono più. Sposta gli occhi sulle righe di parole messe nere su bianco in una griglia stampata guardando contemporaneamente il monitor e i minuti e i secondi scorrere, sei un producer che deve sapere esattamente in quell’istante che istante deve seguire e cosa deve accadere, sei una mamma che deve scolare la pasta e chiamare, che la cena è pronta.

Ascolta la voce in cuffia, ti sta dicendo che mancano 5, 4, 3, 2, il basso attacca e poi parte anche la batteria, Il boato della folla esplode e rimbomba nel petto, “Abbassa!” ti tocca gridare, come fanno a studiare chiusi dentro una stanza con la musica così alta.

I miei figli hanno l’età dei ragazzi di Bologna, ho tirato fuori gli album con le foto e le magliette con la grande emme ma ancora non basta per capire cosa fosse un MTV DAY.

Guarda i miei occhi ora, puoi vederci riflesse le luci, i colori e migliaia di braccia alzate, posa una mano sul mio petto e senti il cuore battere a ritmo con la musica. Fai un salto, adesso, dammi una mano e supera questo velo di vita che trema, apri gli occhi: sei sul palco con me!

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