L’arte dei buoni propositi
E’ tutta colpa di Domitilla Ferrari!


La genesi dei buoni propositi
I buoni propositi: un’abbinamento di parole che già rivela tutto di sé.
Pensa all’eco di buoni propositi. E’ o non è promesse?
Non mi piace mentirmi. La buona volontà, lo so, è più debole della carne. Ad un desiderio, struggente o meno, si resiste, basta dargli tempo. Invecchia e sbiadisce. Contro un buon proposito abbandonato a sè nulla si può fare: si tramuta repentinamente in senso di colpa.
Mai concedere spazio ai buoni propositi. Più che buoni sono subdoli. Cominciano a formarsi nei momenti di quiete. Hai sognato quei momenti, tanto, in maniera persino struggente durante inutili riunioni, incontri dove l’ego altrui non ti dava spazio, momenti di noia nei tête-à-tête con uno schermo che non voleva essere così produttivo come avresti voluto. E quando hai raggiunto il tuo nirvana eccoli comparire, peggio delle suocere.
Buoni e docili, si confondono con la voce soave dei tuoi desideri. Non distingui più ciò che vuoi da ciò che loro ti promettono. Ed è lì che loro si rafforzano. Tramutano desideri in propositi, tolgono ai tuoi sogni la leggerezza e li trasformano in doveri. Sì, sì, chiamiamoli pure buoni doveri. Facciamo finta di nulla.
Quest’anno credevo di averli evitati. Speravo di godere degli effetti di una sorta di vaccino. Ne ero tornata (quasi) immune dal viaggio in Galicia.
E’ bastato quel poco.
I requisiti dei buoni propositi
E’ tutta colpa di Domitilla Ferrari!
Mi ritrovo tra la mani inquieti buoni propositi. Non si danno pace. Si dibattono. Sono informi.
Ho letto la to-do list di Domitilla Ferrari ed eccoli sono comparsi. E’ stato qualcosa di talmente inaspettato che sono giunti prematuri. E’ in questo momento che bisogna intervenire.
Oramai ci sono. Non li posso rimandare indietro. Rimpatriarli non è possibile. Le frontiere sono chiuse.
Potrei far finta di non vederli, ma sarebbe meschino. Eccolo, il senso di colpa che si portano dietro mi ha già imbrattato le mani.
Affrontiamoli! Ora! Non c’è tempo da perdere.
Diamo dei doveri ai buoni propositi. Mo’ vi frego io.
Un buon proposito deve:
- tenerti attiva, giovane e motivata. Così l’idea dei corsi online di Domitilla Ferrari non la voglio scartare. Mi manca quel briciolo in più di passione quasi aggressiva che mi bruciava dentro ai tempi dell’università. Ero disposta a studiare tutto, pur di addentare un sogno. Non mi resta che scegliere tra le negotiation skills e il public speaking (che sotto cotanta timidezza mi affascina da sempre);
- avere vita breve. Solo così potrà essere un trampolino di lancio per durature buone abitudini, di cui personalmente mi fido di più. L’unico buono proposito che mi sono ritrovata in valigia è stato il camminare di più. Così ieri ho fatto la mia seduta autodidatta di fitwalking in un parco romano. In parole più che povere, mi sono data alla camminata veloce. L’esito (scontato) per ora è entusiasmo, la difficoltà futura è di farlo diventare routine;
- aprirti nuovi orizzonti. Nell'era di Internet ciò vuol dire cercare nuove possibili fonti di interazione e di lettura. Quindi mano alla reading list virtuale. Per ricordarsi di questo ennesimo buon proposito, perché non creare una lista su Twitter? Provocatoriamente la mia si è chiamata “L’arte dei buoni consigli” e si alimenta di profili tra il motivazionale, l’esistenziale e sui trend che vorrei avere la pazienza di seguire, nonché ho bloccato dentro la lista quelle persone che sanno smuovere qualcosa dentro di me (e sì, c’è anche lei Domitilla). Sono letture per tenere sempre aperti nuovi orizzonti. Non è fatta per chi è stanziale e monotematico;
- farti respirare. I respiri migliori nella mia vita li faccio leggendo libri e riviste. Spesso creo un blocco, reale o virtuale, di presunte buone letture da tenere a portata di mano. In un guizzo di sincerità ho un mare di letture in corso ed arretrate che, mi piace pensare, affronterò con il mio tempo e nei miei tempi.
Scostando la tenda su questo mare magnum di calme letture ora trovi in corso: Wild, All marketers are liars, Chi ha paura del business plan? e Prontuario di punteggiatura.
Mentre sono alla ricerca di opinioni su Steal like an artist, GirlBoss e The Art of Explanation. - rispettare il tuo budget. Ammettiamolo, alla fine qualche spesa in più la generano i buoni consigli. L’importante è gestirle con pugno deciso. Darsi un limite, contenersi. Ho una serie di tirchio-trucchi il più severo dei quali dice che dal 15 del mese un nuovo acquisto può attendere il mese prossimo e se il primo del mese quel qualcosa in più è ancora utile, rivaluto se comprarlo ora o dopo il 15 del nuovo mese.
A corollario di cotanti doveri dei buoni propositi, ci sono i doveri di chi li affronta. A me, te e voialtri spetta di tenere un passo indietro i buoni propositi:
- senza isolarsi. Sarà che sono cresciuta con “prima il dovere e poi il piacere”, ma giocherellando ancora sulla soglia degli anta ho sempre meno rispetto della vita da eremita. Uno o più buoni propositi non devono farmi diventare un solitario orsacchiotto;
- senza complicazioni. Sarà soltanto un’avventura checché ne dica Battisti. Pochi buoni propositi diventano amori, pochi saranno buone abitudini. Fino ad allora, sarà una bell'avventura;
- senza crearne (troppi) di nuovi. Perseverare a crearli è diabolico e completamente inutile prima del prossimo Capodanno o compleanno o delle ennesime meritate ferie.
Gestire i buoni propositi
Prego un risata dal pubblico. Mi serve per sdrammatizzare.
Questo è un paragrafo che è una preghiera al dio delle piccole cose.
“Niente sensi di colpa” è l’unica regola aurea che ci permetterà di sopravvivere anche all'ultimo dei sensi di colpa.
Se non riuscirò ad essere un highlander dei sensi di colpa, il mio ultimo respiro sarà dedicato all'ultimo buon proposito.
Dirò: “E’ tutta colpa di Domitilla Ferrari!” :)