Eroi normali

Giovannino: la forza della diversità

Rossella Daverio
Nov 6 · 3 min read

Forse non c’è modo migliore per iniziare dei brevi ritratti di «eroi normali» che partendo da un bambino, piccolissimo. Perché i bambini, indipendentemente dal dove, come e da chi sono nati, rappresentano i figli e il futuro di ciascuno di noi.

Quello di cui vorremmo parlare, come molti stanno facendo in queste ore, si chiama Giovannino e ha quattro mesi. È venuto al mondo a Torino, portando con sé una “differenza”: è affetto da una rara malattia genetica della pelle chiamata Ittiosi Arlecchino. Significa che la sua cute è delicatissima, si copre di placche, non può avvicinarsi alla luce ed è veicolo di possibili infezioni. Per il resto Giovannino è un bimbo normalissimo, sempre che il concetto di “normalità” abbia senso quando si parla di esseri umani: mangia, dorme, è arrivato a pesare cinque chili e comincia a fare i suoi primi versetti.

Purtroppo è rimasto solo. I suoi genitori, dopo averlo concepito tramite fecondazione eterologa, l’hanno abbandonato alla nascita appena hanno saputo che era “imperfetto”. Ora vive presso l’ospedale torinese in cui è nato, il Sant’Anna, curato amorevolmente da medici e infermiere. Ma a sei mesi dovrà uscirne, per legge. Fortunatamente la Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo gli ha scritto una lettera. A lui, direttamente: «Caro Giovannino, quando stamattina abbiamo letto la tua storia, così breve ma già così importante, ci è venuto subito il desiderio di accoglierti tra noi…».

Appena lascerà l’ospedale, il bimbo avrà dunque un luogo dove crescere, anche se gli mancherà una famiglia: madre, padre, fratelli, amici, zii, cugini e nonni, giocattoli, voci, musiche e rumori… Il piccolo mondo che si raccoglie di solito intorno a un neonato e — con l’affetto e la severità, le carezze e le regole, i desideri e i valori, l’allegria e i contrasti — fa di lui un adulto. Non dubitiamo che i religiosi della Divina Provvidenza gli daranno tutto il bene che merita, ma non potranno purtroppo sostituirsi del tutto all’odore, al sapore, ai suoni e allo spirito di una vera “casa”.

Pare che molte persone, coppie e single, stiano già chiamando il Comune di Torino proponendosi come genitori adottivi di Giovannino. Auguriamoci che tra loro si trovi in fretta chi potrà diventare sua madre o suo padre.

Nel frattempo lui cresce, nonostante tutto. E imparerà presto a sorridere. Sorriderà persino a questa nostra epoca sballata, marcata da un’onnipotenza narcisistica che induce a fare figli biologici a ogni costo per poi abbandonarli come abiti fuori moda se non corrispondono a un astratto ideale di perfezione.

Giovannino è diverso dalla norma, è speciale, domanda la cura che si riserva a ciò che è prezioso ed è un combattente, perché continua a vivere a dispetto della sorte. La sua storia inoltre ha avuto il potere di commuovere e smuovere la generosità di tanti e, in qualche modo, di cambiare il mondo.

Proprio per questo è già, a quattro mesi, un «eroe normale» del nostro tempo. Non lo credete anche voi?

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    Esperta di comunicazione e people development, ha lavorato a lungo all’estero oltre che in Italia come manager e docente universitaria.

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