La mia lettera accompagnatoria per l’editore di poesia

source: MorningPhoto @ Pixabay.com. CC0 Public Domain

Frequento da poco Medium. Leggo tante cose interessanti, soprattutto consigli. Molti sono una variazione sul tema: “Scrivi del buon contenuto per aumentare la tua audience”. 
Capire cosa sia del “buon contenuto” è per me un processo misterioso, o più probabilmente mi nascondo la verità per non dedicarmi ad altro.

Da una dozzina d’anni scrivo poesie e mi occupo di quelle altrui. 
È quello che so fare. 
Ho dato alle stampe raccolte (l’ultima si chiama Cinquantaseicozze), altre poesie le raccolgo in ebook gratis (per ultimo, L’oracolo della pizza). Il mio sito/blog raccoglie un sacco di inediti, recensioni, rimuginazioni. Collaboro col portale collettivo Perìgeion. C’è speranza che tra poco esca, in volume, una spremitura delle mie migliori recensioni.

La poesia è un “buon contenuto”? No. Autorevoli monografie “consolatorie” sono state scritte su questo. Dal mio modesto punto di osservazione si tratta di un genere autoreferenziale (ci leggiamo e annotiamo tra noi), clamorosamente in perdita (la pura, vecchia editoria a pagamento sa cogliere lo Zeitgeist e proporsi in molte forme più sottili, incantatrici e giuridicamente impeccabili), avulso dai gusti della maggioranza e, a ben riflettere, dal mercato editoriale. «I poeti stampano duecento copie per duecento lettori di cui conoscono l’indirizzo di casa», sintetizza magistralmente Domenico Pinto su Alias/Il Manifesto del 18 marzo scorso. Tutto ciò almeno se non sei un* poeta decedut*, e se mi stai leggendo è difficile che sia così. Se invece lo sei puoi sperare in un refolo di gloria (scevra di royalty).

Dal mio minuscolo osservatorio, mi preoccupo di “spammare” con discrezione i miei contenuti sui social. Tassi di conversione, cioè di apertura del post e poi degli ebook? Su Facebook 10%, “link in bio” Instagram 1%, sugli altri SM (post fissato su Twitter, Linkedin) zero spaccato. E questo perfino se non c’è da cacciare un Euro.

Still from the movie “The Big Short”. Source: internet. No © infringement intended

Ma di questo mi occuperò, casomai, un’altra volta. Potete, nel frattempo, scorrere la categoria “autopsia della poesia” sul mio blog.

Ho nel cassetto un ultimo libro di poesie prima dell’andropausa. Poesie fuoriuscite copiosamente lungo l’ultimo quadrimestre 2017. Mi piacciono. Ho voluto inviarle a un pugno di editori, e ho scelto i più grandi (per motivi che vi saranno chiari sotto). Inviata la canonica mail con allegato, resto in attesa del terno al lotto fino a dopo le vacanze.

Qualcuno dei prescelti, nelle norme sull’invio, chiedeva una lettera accompagnatoria. L’ho condivisa con un amico/guru/gran divulgatore (Antonio Dini). Se non mi ha risposto per circostanza, gli è piaciuta. Avevo già in mente di renderla pubblica, parla molto di me.

Unlike the rest, forse può essere un contenuto decente anche per medium. Eccovela di seguito. Buona lettura, e sperém.

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Caro Editore, 
 
 so che pubblicare una raccolta di poesie con te è arduo quasi quanto azzeccare un terno al lotto. Giusto così, anzi etico; lo accetto. 
So anche che il mio nome ti giungerà sconosciuto anche se scrivo da almeno dodici anni, ho pubblicato 3 libri e mi occupo moltissimo della poesia altrui (cfr. doviziose notizie biobiblio nel file contenente la raccolta).
A parte la assenza di altolà sul tuo sito, ci sono tre motivi che mi hanno portato a te.
Il primo è che, secondo me, pubblicare un libro mediante editore ha ancora un senso solo se quel libro è effettivamente ed efficacemente distribuito (il che taglia fuori il 98% degli editori di poesia, in favore degli “editoroni” come te); se devo andare in stampa con Mi’ Zio Editore, giusto per dire che “ho pubblicato” ed essere irreperibile più di prima, tanto vale farsi un ebook da sé, farlo girare e spendersi il “contributo autore” in fritti misti che nutrono assai più.
Il secondo motivo è che non intendo scrivere altre raccolte dopo questa, a meno di ispirazioni imprevedibili.
Il terzo è che credo molto in questa raccolta, zampillata da sola nell’ultimo quadrimestre 2017, raccolta in cui ho messo tutto me stesso. Il che mi riporta al secondo motivo: sto invecchiando, i miei neuroni mi fanno ciao, non credo che questa felicità in uscita avverrà ancora facilmente. Inizierò presto a lamentarmi in versi dell’amministratore di condominio, a quel punto sarà finita.
«Tutto molto bello: dov’è la trappola?» chiederai. Eccola: la mia poesia non è astratta, è agnostica, è cinica (ma con juicio), talora dice le parolacce (come le dicono tutti i poeti e gli editori quando guidano o fanno l’amore o discutono o guardano la partita o vivono). Uso l’ironia, talvolta la butto in caciara: credo nel tragicomico e comitragico. [Credo] In Vito Riviello (paradigmaticamente fatto sparire dalla scena). Ne ho piene le scatole della ipocrisia tenorile di un paese, dietro il paravento dei versi, conventicolare volgare e spietato.
Non vedo, non voglio fratture tra poesia e vita.
Non piaccio tanto. Conosco quasi tutti i poeti della scena contemporanea, molti personalmente. È tanto che sono in pista. Ma fanno finta che io non esista.
Hanno ragione? 
Attendo con serenità e realismo eventuali segnali di vita, diciamo entro fine settembre?
Ti ringrazio anche solo per aver letto fin qui.
Buon tutto.
Roberto

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