Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.

Ieri dovevo fare un po’ di cose quindi ho preso la macchina, sono andata a fare una copia delle chiavi della radio a Giuseppe e Lorenzo, sono passata a trovarti e alla fine mi sono decisa.

Avevo quella prescrizione medica in borsa da una settimana e, dopo aver tergiversato ed aver fatto 10 giri pesca con la macchina, mi sono decisa a parcheggiare e a incamminarmi verso la ASL. Arrivata davanti tutta quella gente mi ha spaventata così mi sono girata ed ho fatto per andarmene.

Vigliacca, torna lì e affronta la situazione.

La sala d’attesa era strapiena e ricordo perfettamente di quando mi avevi detto di come ci si sentiva e come ti guardano quando ti vedono salire le scale verso il centro salute mentale adulti.

Sensazione orribile, avevi ragione.

Ricordo anche quando mi dicevi delle facce che si trovavano su. Mi aveva messo in guardia anche la dottoressa: non guardare nessuno, dai solo questa richiesta alla segretaria e prendi un appuntamento.

Nessuno mi ha presa in considerazione.

Ho chiesto ad una signora che, con aria scocciata mi ha invitata in una stanza. Dopo mezz’ora ne arriva un’altra che si è messa a rovistare tra i fogli ignorandomi. Ho sentito salire dentro una rabbia indescrivibile CAZZO VOI DOVETE AIUTARMI! SONO VENUTA PER QUESTO! Al che, per non esplodere, ho girato il culo e me ne sono andata, tra l’indifferenza generale.

Sono corsa in macchina, ho pianto, ho preso uno Xanax e ho strappato la richiesta per la visita psicologica. Perché nessuno vuole aiutarmi? Perché nessuno mi capisce? Ero arrabbiata col mondo intero.

Nei giorni scorsi mi è stato detto che la persona con cui sarei dovuta essere arrabbiata era una sola, perché non mi merito di stare così. Perché mi avevi fatto questo? Io ero felice, stavo bene. Prima.

A casa ho messo le scarpe da corsa, le cuffie nelle orecchie ed ho corso. No, non riesco a essere arrabbiata con te.

Ieri sera sono tornata in radio, era un momento che aspettavo con trepidazione dalla scorsa puntata. Stavolta con Lorenzo e Giuseppe c’erano anche David e Elia ed è stato addirittura più rassicurante di martedì scorso. Parlare di te, ridere di vecchie vignette, ricordare episodi spassosi, ascoltare la vostra musica è stato meglio di una terapia. Circondata da persone che capiscono, che provano lo stesso dolore ma che si confortano e si confrontano è l’unica cosa che riesce a farmi passare ‘sta cazzo di rabbia che sento dentro. Ho provato anche un po’ di tristezza e nostalgia quando è arrivata l’ora di andare a casa.

Da oggi affronterò la cosa in modo diverso. Niente più incazzature e pianti: si va avanti.

Poi ho avuto un moto di lieta gratitudine che adesso ostento orgoglioso: grazie di non avermi lasciato del tutto, grazie di essermi stata vicino nel limite dei tuoi vincoli e grazie di avermi ricordato qualcuno dei molti motivi per cui ti ho amato.
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