Vi capita mai, arrivati a destinazione dopo un tragitto in auto, di indugiare a motore acceso e di non aver voglia di scendere? Le gambe sembrano paralizzate, siamo privi di forze, incapaci di estrarre la chiave e di uscire là fuori, dove ci aspettano incombenze molto meno piacevoli del dolce fluire dei pensieri che ci ha accompagnato durante il viaggio. Quanta vita immaginaria vissuta nella danza della nostra mente mentre fuori scorrono albe e tramonti, tetti e campi, volti e cavi dell’alta tensione. Guidare fantasticando sulle infinite possibilità della vita associando ogni visione dell’esterno ad un nuovo pensiero: non esistono molti altri spazi di libertà come questo nel vivere quotidiano. Perché una volta scesi le possibilità si riducono e si torna all’immobilità della vita che ci siamo costruiti, ai doveri, al noi stessi che deve essere sempre coerente per non mandare in frantumi l’impalcatura del nostro futuro. Che il viaggio sia più importante della destinazione è risaputo. Che noi siamo più importanti di tutto ciò che ci circonda è discutibile. Coraggio, spegnamo il motore, sgranchiamo le gambe e impariamo la danza della realtà.

(Foto: Bertha Benz, prima persona al mondo ad usare l’automobile per un viaggio vero e proprio. Credits: jazjaz.net)