
L’inizio della normalità
Iniziare una nuova avventura significa mettersi in gioco, partire da zero e cercare di assorbire ogni informazione, ogni atteggiamento che possa aiutarti a sentirti parte di questo nuovo mondo.
Ti rendi conto che non sei in vacanza, che non cerchi i monumenti per primi, ma hai bisogno di respirare le cose normali. Normali come il supermercato più conveniente per fare la spesa, la banca migliore, la strada più breve per arrivare in stazione, il modo più veloce per arrivare a lavoro e così via. Iniziare non è normale, iniziare è sempre goffo e faticoso, di qualsiasi cosa si tratti.
Non sei a Londra città, ma in un paese pieno di gente che lavora e fa la sua vita, non ci sono turisti per strada e per terra non c’è scritto LOOK LEFT o LOOK RIGHT ai semafori perché qui tutti lo sanno dove devono guardare ai semafori o alle rotonde (tranne me, che ho già rischiato la vita per questo).
Ti trovi vie come queste in pieno centro, poche palazzine, nessun grattacielo qui.

Questa normalità è molto accogliente, ti fa sentire già a casa, la gente non è frenetica come a Londra, ti saluta, ti sorride, scambia due chiacchiere con te e ognuno ti regala un pezzetto di quella che sarà anche la tua normalità un giorno.
A colazione una ragazza arriva con un foglietto con la via dove sa che c’è un appartamento che ha visto in affitto, una ragazza che mi vede in attesa in agenzia mi consiglia in quale parco andare a rilassarmi, mi dicono di un festival di questo weekend, insomma forse qui non sono così sola. Tutti mi vogliono raccontare il loro primo giorno, perché qui a Londra ci si muove, tanto. Spostarsi per lavoro è normale e quindi anche questi trasferimenti rientrano nella loro “normalità”. Tutti hanno avuto un “Day 1" e sono qui pronti a condividerlo. La vita in hotel, la frenesia del tempo che cambia 6 volte in una sola giornata, il bus più comodo: tutti sanno già cosa hai notato tu, tutti sanno cosa stai vivendo e per questo ti mostrano affetto anche non dovuto. C’è un’empatia di fondo che aleggia nell’aria. Li riconosci subito quelli che non si sono mai spostati, con il loro accento così british e quel loro fare un po' sospettoso nei tuoi confronti. Ti studiano, non è detto che non si aprano con te, ma partono con più diffidenza.
E poi tutto è easy: vuoi una scheda telefonica? Eccola! Vuoi una casa? Certo, ecco cosa abbiamo! Vuoi un conto corrente: pochi semplici passi! Vuoi ridere? Ecco, qui andiamo sul difficile, la comicità ancora mi manca…ops! Ieri sera metto su un talk show in tv e non coglievo le loro freddure, arriverà col tempo anche questo…sfido qualsiasi inglese d’altronde a capire le battute dei miei fratelli!
Meglio cambiare canale, non mi sento pronta alla normalità comica, sentiamo le news: argomento principale è la Brexit. Le opinioni si dividono, così mi sono documentata ed ecco un po' cosa ne è uscito. In Inghilterra circa il 9% dei lavoratori del turismo e della vendita al dettaglio sono stranieri: dove li andranno a prendere ora i dipendenti queste aziende se il mercato del lavoro è già ben funzionante così? La disoccupazione in Inghilterra è solo al 4,5% (contro ben l’11% italiano) quindi verrà difficile trovare abbastanza forza lavoro senza assumere stranieri. C’è chi invece preme perché il cambiamento avvenga in tempi rapidi, così che la sterlina torni al suo antico splendore.
E così tra una opinione e l’altra ci si inizia a fare un’idea di cosa pensano “normalmente” qui, di cosa dibattono, di cosa parlare.
E una volta che scoprirai tutto ciò che è normale non dovrai adeguarti, mai perdere la propria personalità. Sono italiana e ne andrò fiera sempre, dovrò solo modellare il mio nuovo “io”, perché quando affronti un’esperienza simile non potrai mai rimanere lo stesso.
Chi decide chi è normale?
La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia.
(Alda Merini)
