Quattro passi in una SEO che a breve non esisterà più

Chiunque bazzichi nell’ambiente dell’ottimizzazione per i motori di ricerca, che si tratti di un Pinco Pallino che lo fa per racimolare qualche euro o del migliore dei professionisti italiani, sa bene che esiste un mondo di cattiva informazione su questo topic.

Una disciplina che nasce nel web, si sviluppa praticamente in parallelo ad esso, e ci spinge ogni giorno a ricercare nuove tecniche per promuovere e valorizzare siti. Perchè essenzialmente di questo si tratta: la SEO riguarda, nel senso più ampio possibile, un mix di tecnica, pianificazione e strategia per valorizzare i contenuti di un qualsiasi sito.

Secondo (pochi) puristi / cultori della materia, l’aspetto tecnico conta più di qualsiasi altra cosa: non fosse altro che senza conoscere i CMS, il funzionamento di certe “citazioni” e le dinamiche dei motori non si andrà mai troppo lontano.

Ma c’è anche un’ampia maggioranza di SEO, di formazione spesso umanistica, che ritiene si tratti più di arte che di strategia. Se anni fa ero un convinto sostenitore della minoranza prima citata, da qualche tempo mi sono dovuto arrendere ad un’evidenza: solo con la tecnica, in ambito SEO, ormai non vai da nessuna parte.

Se devi inventare qualcosa per il tuo cliente, e devi farlo per forza perchè solo di scrittura compulsiva di articoli non si campa, devi tralasciare per un attimo la tecnica, ripensare lo scopo del sito, il suo modello di business (per una quantità imbarazzante di webmaster il problema neanche esiste), e poi pianificare le migliori attività, scremarle con cura ed eseguirle, alla fine, mediante le nuove tecnologie.

Questo si lega pero’ ad un mix di circostanze nefaste che capitano, spesso e volentieri, tutte assieme:

  1. Google è molto più attenta allo spam, agli abusi ed ai link messi appositamente per aumentare il PageRank di quanto non fosse nel 2010 (forse l’anno “d’oro” per il settore, almeno in Italia); ci sono molti casi a me noti di siti penalizzati ingiustamente, a dimostrazione del livello di esasperazione da una parte e dall’altra.
  2. c’è poi un nocciolo duro di potenziali clienti, cioè gente pur disposta a pagarti per il tuo lavoro di SEO, che pero’ rappresenta gli irriducibili convinti che, nonostante decine di apparenze contrarie, i SEO siano i “maghi del web” che tutto possono, anche mandare in prima posizione il loro sito di 2pagine in HTML4. Sono clienti problematici, quelli che rimangono ostinatamente ancorati a concetti vecchi e controproducenti (tipo gli utopistici guadagni automatici mediante siti affiliati) e con i quali, francamente, non riesco più a lavorare — sto invecchiando…
  3. circolano ancora imperterrite, spesso mediante agguerritissime campagne di article marketing, le leggende metropolitane di sempre: il PageRank conta ancora, utilizza formati specifici per i title, guarda l’AlexaRank ecc. Questo, secondo me, è finalizzato allo scopo di non perdere terreno agli occhi dei soliti clienti: in pratica molti SEO danno l’impressione nettissima di scrivere sui blog notizie di comodo che poi girano ai clienti per convincerli di quanto siano “bravi”.
  4. in tutto questo, Google continua a rankare in modo egregio siti pessimi, a volte messi in prima posizione e lasciati lì per anni, nonostante siano vecchi e trascurati e ci siano competitor mille volte superiori, sotto ogni punto di vista. Come se non bastasse, l’azienda in questione alimenta le suddette leggende diffondendo notizie di update algoritmici regolarmente da smentire, specificare, fuorviare e contraddire. Non mi dilungo sull’argomento perchè ho spiegato diffusamente sul mio blog per quale motivo consideri seguire e commentare i Google update un’attività, forse da sempre, completamente inutile.

Questo dovrebbe aver creato i presupposti per chiarire un aspetto fondamentale: c’è un mondo SEO underground fatto di giochi di prestigio, presunte “magie”, link pagati e micro-consulenze sull’orlo della disonestà che continuerà ad esistere per molti anni. Nonostante tutto, sono piuttosto convinto che con il pubblico di oggi, più informato e relativamente più pratico di web di quello che giocavi a fregare a colpi di fake PageRank anni fa, porterà all’estinzione — presto o tardi — questa specie di SEO.

Lo spero, quantomeno: altrimenti un giorno la parola SEO potrebbe diventare un ricordo, alla faccia di chi oggi ride (me compreso) quando leggiamo l’ennesimo post-marketta dal titolo “la SEO è morta”.