L’imposizione morale
di Salvatore Santagata
L’imposizione, ossia ciò che viene imposto da chi detiene l’autorità ed esercita il potere, è una pratica che nulla ha a che fare con la democrazia e con la libertà dell’individuo in una società civile. O almeno così dovrebbe essere. Il dubbio mi sembra assolutamente legittimo in quanto assistiamo, ormai da tempo, a prassi che stanno sovvertendo i principi della sovranità popolare.
In tal senso sappiamo tutti di avere come Capo del Governo una persona che, a seguito delle dimissioni rassegnate da Enrico Letta, — avvenute proprio su proposta di Matteo Renzi e votate a maggioranza dalla Direzione del Partito Democratico — si è, in buona sostanza, autoproclamata a vestire tale carica senza averne, secondo il mio parere e di tanti, assolutamente l’autorità. Ciò grazie anche ad altre cariche dello Stato che, per volontà o per convenienza propria o di una parte politica a loro confacente, hanno appoggiato e agevolato l’insediamento dell’attuale Premier.
Potrei anche sbagliarmi, potrebbe anche essere che Renzi sia stato legittimato ad agire in tale maniera, ma visto che in Italia non vige la dittatura, ovvie questioni di decoro e di correttezza politica avrebbero di fatto dovuto impedire la salita del rottamatore fiorentino a palazzo Chigi così come è avvenuta. Questa comunque è storia vecchia. Ormai è lì, e per il momento, volente o nolente, ce lo teniamo anche se ciò ci assegna lo status di rassegnati ai giochi perversi della politica de noi altri , come direbbero nella città capitolina.
Veniamo ora ad imposizioni più recenti che comunque, in parte, ci piombano addosso dalle decisioni assunte dai nostri governanti: mi riferisco a quanto di assurdo sta accadendo in tema di immigrazione.
Questo appare come un fenomeno relativamente recente nonostante il suo inizio risalga agli anni settanta. Tale percezione ci viene data dal peso che ha assunto, sulla nostra economia, negli ultimi anni. Le operazioni Mare Nostrum prima e Triton di Frontex successivamente, si sono rivelate, al momento, inefficaci a contrastare i continui sbarchi che stanno avvenendo sulle nostre coste da ormai troppo tempo. E la mancata regolamentazione di questi flussi — in maggioranza clandestini — sta generando conseguentemente un diffuso malcontento.
Se a questo poi aggiungiamo gli episodi continui di cronaca nera che vedono come protagonisti del crimine parte degli immigrati giunti nel nostro paese, diventati manodopera della criminalità organizzata, ecco allora che anche l’immigrazione viene vissuta come imposizione.
Basta ipocrisia, è un dato di fatto che si tratta di un problema che la maggior parte vorrebbe evitare. Non sono pochi i paesi europei che hanno deciso di chiudere le loro frontiere. L’immigrazione è nel nostro paese un’imposizione perpetrata sul ricatto morale della solidarietà e delle pratiche buoniste e che non tiene conto dei tanti problemi che cagiona. E’ un fenomeno strumentale nelle mani dei politici che ne fanno baluardo e se ne riempiono la bocca. E’ terreno fertile per i tanti che lucrano su di essa.