La libertà del pensiero
di Salvatore Santagata

Mi sembra che si stia travalicando la soglia della ragione. In nome del progressismo e del socialismo liberale stanno avanzando concezioni e modi di pensiero che controvertono, secondo me, la stessa visione progressista e che si accostano a pericolose ideologie del passato.
Il pensiero libero è una prerogativa dell’essere umano e nessuna legge, scritta o presunta, può sovvertire ciò che è stata una conquista pagata, tante volte, a caro prezzo col sacrificio di vite umane.
In passato il nazionalsocialismo — o meglio conosciuto come nazismo— fu caratterizzato da una visione nazionalista del socialismo radicale, populista, xenofoba, razzista e totalitaria. Fu parte anche della nostra storia e tutti abbiamo riconosciuto quanto abbia negativamente impattato, tra le altre cose, sulla libertà di pensiero.
Il nazismo è oggi un’ideologia, quasi del tutto, scomparsa. Ciò che non è ancora scomparso, e che resta tuttora radicato all’interno di componenti politiche e non solo, è l’ingerenza del totalitarismo col tentativo, insito, di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione del pensiero unico.
“Chi non è con me è contro di me”. “Chi non la pensa come me è un nemico”. Assistiamo quasi quotidianamente a manifestazioni che confermano questo modo di pensare. Tutti si arrogano il diritto della conoscenza assoluta della verità. Ognuno ritiene di stare nel giusto, di essere portatore di ideologie universali e questa arroganza porta di conseguenza alla condanna del pensiero diverso.
In tempi in cui parte della società civile è protesa verso la cancellazione delle differenze, la condanna del pensiero diverso acquista il senso di una vera e propria contraddizione. Mentre si tenta di far apparire la normalità laddove credi sani e tradizionali ne impongono concettualmente il diniego, allo stesso tempo monta la protesta, per niente progressista e liberale, contro la diversità di pensiero.
C’è bisogno di una sana presa di coscienza da parte di tutti. L’arroganza politica del credo unico non produce effetti se non quelli della divisione, dell’isolamento e dell’intolleranza. E con questi presupposti non si va da nessuna parte.