Poesie nere

smarrita nocciolina caduta
nei gradini di scale di casa
fra sassi sporchi d’erba e temporale

Sopra la terra

guardo in alto, io nuvola fra nuvole,
guardo il monte più nero della notte
ho colline lungo i fianchi
e passeggio per sentieri di cielo
tra le foglie degli alberi bianchi

Sopra la terra

sopra la terra cammino e corro
lascio il mio passo fra cespugli e serpenti,
sopra la terra di pianura imparo
il grido che illumina la voce

Il corpo rosso

avevo il ramo fiorito d’amore
nascosto nel muschio di bosco spento

dall’acqua dolce, dal caldo profondo
vieni, corri, vieni correndo al mondo
battezza la terra, chiamala amore
il nostro sogno trasformalo in fiore

uccelli di bosco volati in mattina
tracce vostre di sangue furon trovate
lasciate smarrite sparpagliate
unite al pelo ai peli di lepri scappate

[Sogni sulle sedie]

Se non prendi sonno

Poi se non prendi sonno tu senti tutto, le voci dei ragazzi in strada, automobili vicine e lontane e motorette, il grande tram e una bassa musica senza melodia. I ragazzi ridono, qualcuno canticchia.

Qualcuno che sposta sedie.

[Sogni sulle sedie]

L’estate del 2352

L’estate del 2352 fu quella in cui maggiormente mi annoiai. Il caldo era oltre ogni temperatura e nessuna donna era rimasta legata alle mie passioni. Così una notte, sofferente per l’insonnia e per l’insolito tremore alle membra, mi decisi a passare per la piazza e poi per il porto e poi ancora fino alla collina alta e quindi nel ritorno in mezzo alla campagna.

Era una campagna senza luce e senza fiammiferi, senza niente che mi dicesse dove andavo.

Nemmeno una sedia.

[Sogni sulle sedie]

La minuscola ragazza

Ho perduto tutte le sue frasi, non le trovo più, sono trasandato. Le frasi di Vienna. Ricerco quelle frasi e cerco la minuscola ragazza; rivoglio le sue orecchie e i suoi occhi bruni. Almeno il tempo di una sigaretta, due sigarette, una io una lei. Ho necessità di parlare bene. Ho necessità di ritrovare quelle frasi. Oppure le ripenso daccapo — daccapo, come in musica.

Ogni frase è una freccia, tirata dall’arco e scagliata, ben mirata e scoccata, scagliata a precisione verso un ramo, dentro una foglia — ecco, questa frase non è di quelle…

[Sogni sulle sedie]

La mia terza bambina

La mia terza bambina nacque quando avevo da un giorno compiuto ottant’anni e la chiamai Roswitha, nome polacco, come la rosa e come la vita. Era figlia di Lenny, la mia ottava compagna, che non ricordo più quanti anni avesse allora. Le prime due figlie, partorite da Marianna e da Sophia, le vidi nascere quand’ero appena ventenne e poi cinquantenne.

Ora le cose stanno diversamente.

Vivo da solo in una campagna lunga, l’albero più alto è ottanta centimetri virgola due. Io sono alto tre metri e nove millimetri e il mio sguardo arriva davvero…

Salzbox

di Salvatore Zingale // Piccole prose

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