Moda — Materiali e tessuti biodegradabili: la lista

Chiara Vigo Seta Del Bisso

Come sapete, nella veste di consulente aiuto i brand ad imparare a conoscere, per poi cominciare ad utilizzarli, materiali sostenibili ossia tutti quei materiali che, se immessi nuovamente nel ciclo vitale del nostro pianeta, possono essere digeriti senza arrecare nessun danno in quanto da esso derivano ed in esso possono ritornare. Nella maggior parte dei casi, i capi realizzati con materiali sostenibili (biodegradabili) sono quei materiali che derivano dal nostro ambiente, dalla pastorizia, dall’agricoltura, dall’artigianato — tutti lavori etici e portatori di grandi valori.

I materiali sintetici invece non derivano dall’ambiente, dalla pastorizia, dall’agricoltura né dall’artigianato. Tessuti sintetici come l’acrilico, il poliestere, l’ecopelle, il fake fur, il misto Lana con sintetico, la plastica: tutti killer del nostro pianeta, e sono loro che stanno facendo scomparire figure importanti come agricoltori, pastori, contadini, artigiani e in più intossicano le acque del nostro pianeta, gli animali, il nostro cibo e infine noi.

Qui una lista di materiali amici dell’ambiente, biodegradabili e che si possono sostituire ai materiali sintetici.

Ecco la lista di materiali naturali e sostenibili, che sono una testimonianza di quante opportunità ci possa offrire la natura per creare lavoro e contemporaneamente esprimere tutte le nostre capacità manuali.

Non solo sono sostenibili, ma sono più sostenibili persino del cotone, che, per quanto sia un materiale incredibile per le sue caratteristiche, purtroppo per essere prodotto richiede molta acqua e per soddisfare le nostre vanità ci porta a prosciugare interi laghi: per esempio, per produrre una sola T-Shirt di cotone servono 2.500 litri di acqua contro i 900 litri richiesti dalla lavorazione del bambù, per arrivare infine ai soli 2,5 litri necessari per la lavorazione della Fibra del Latte.

1 L’Ortica: dall’ortica si ricavano eccellenti fibre tessili come il Ramper o la Fibra di Allo, che si ottiene da specie presenti in Nepal. In Europa, ma in particolare proprio in Italia, si ricava un’ottima fibra dall’Urtica dioica, che essendo un’erba infestante alta fino a 150 cm non ha neppure bisogno di particolari accorgimenti dannosi (come l’eccessiva richiesta d’acqua) per riprodursi.

Si ottiene una fibra morbida, resistente, traspirante come il lino e brillante come la seta.

Inizialmente, per estrarre la fibra si facevano macerare prima gli steli in ammoniaca ma la volontà e gli studi di persone responsabili del CNR in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia ha fatto sì che questo procedimento possa essere sostituito da due metodi naturali:

Macerazione in acqua: gli steli vengono fatti macerare in acqua a temperatura ambiente per una settimana e poi decorticati.

Macerazione all’aria: un strato di piante di ortica appena estirpate viene messo a macerare all’aria, poggiato sulla terra per alcuni mesi finché la cuticola esterna del fusto comincia a degradarsi.

I tessuti che derivano dall’utilizzo della fibra di ortica sono ipoallergenici ed ecosostenibili, dato che la pianta dell’ortica non necessita di trattamenti chimici per crescere e svilupparsi, e per estrarre la fibra si possono adoperare anche metodi del tutto naturali, senza l’uso sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo,

2 L’Orange Fiber ricavata dal pastazzo di agrumi cioè dal residuo umido che resta alla fine della produzione del succo di agrumi — fibra che per esempio è già stata utilizzata da Salvatore Ferragamo per una capsule collection.

3 Lo Jusi, che si ricava dagli steli a cui sono staccati i caschi di banane e che viene utilizzato tuttora per il confezionamento del kimono giapponese. Antibatterica, antinfiammatoria e antipruriginosa.

4 L’incredibile QMilk o fibra del latte. Si estrae dalla caseina, ma attenzione: solamente del latte andato a male, per cui totalmente sostenibile e intelligente nell’ottica del riciclo. Per produrre questa fibra molto simile alla Lana servono solo 2,5 litri d’acqua per ogni chilo di prodotto, a differenza del cotone, della seta e della lana stessa per la cui produzione servono ingenti quantitativi d’acqua altamente sostenibile. Nessun agente chimico e zero scarti di produzione.

5 Seta del Bisso, che si ricava dalla barbara della Pinna Nobilis, un mollusco che sembra una scultura di madreperla e che oltre ad arredare il mare funge da depuratore delle acque e alimento per i polipi.

Chiara Vigo, una signora sarda, si immerge nei fondali della Sardegna per raccogliere le preziose barbe della Pinna Nobilis, che una volta lavorate diventano la Seta del Bisso, materiale pregiato che darà vita a lavorazioni uniche che stanno suscitando l’interesse del mondo intero.

6 I filo di Orylag. Nell’incredibile regione del Poitou Charentes in Francia si alleva una specie straordinaria e speciale di coniglio, sia per le caratteristiche della sua carne che della sua pelliccia: Il Rex de Poitou. La sua carne, oltre ad essere molto gustosa, ha un bassissimo tasso di colesterolo e viene utilizzata in moltissime diete oltre che da grandi Chef. La sua pelliccia prende il nome di Orylag, calda e morbida come il cincillà. Da questa pregiata pelliccia si ottiene un pregiatissimo e resistente filato. La sostenibilità nell’utilizzo di questa specie di coniglio é totale. Nulla viene scartato e tutto ciò che permette di produrre ha caratteristiche eccezionali.

Può’ sembrare incredibile sostituire gli attuali materiali con queste fibre, potrà sembrare economicamente costoso e improponibile. Se non lo fa nessuno lo é.

Chi sarà il primo brand a rivoluzionare la propria catena di approvvigionamento?

Chi cambierà le regole per primo?

Chi arriva per primo vince sempre.

Il dilemma che si pongono i brand è come poter soddisfare il fast fashion.

Nella moda etica il Fast Fashion non può esistere.

Se la moda vuole riacquistare valore e credibilità, per prima deve educare il consumatore e spiegare quanto realmente vale una maglia di cotone. Deve saper rinunciare a guadagnare di quantità.

Bisognerebbe produrre meno ma eticamente alzando i prezzi. Perché produrre eticamente costa. Le classi medie e povere comprerebbero solo il necessario e non abbigliamento inutile solo per avere dei likes su Instagram identificandosi in modelli sbagliati inarrivabili come top model super pagate o celebrities.

In più, trovare valide alternative ai materiali tossici non è una mission impossible, dato che tecnicamente si può estrarre una fibra naturale da ogni prodotto esistente in natura.

Samantha De Reviziis

Instagram Samantha