#lamiastoriaconInternet

strumenti del mestiere

La mia storia con Internet inizia il 3 settembre 1995. Quel giorno viene fondata eBay, ma non ha nulla a che a fare con la mia storia, altrimenti ora sarei ricco. Nel ’95 ho 16 anni (quindi sì, per un anno e mezzo ho cliccato su I’m over 18 mentendo), al governo non c’è già più Berlusconi ma non c’è ancora Prodi. Non è ancora uscito (What’s the story) Morning Glory degli Oasis e la Juventus ha da poco vinto il suo 23° scudetto con un giovane Alex Del Piero e andrà di lì a poco a vincere la Champions League. Robe d’altri tempi.

Di Internet avevo sentito parlare da mia cugina che lavorava negli Stati Uniti. Da quel momento ero ansioso che arrivasse a tutti anche in Italia. Quando scoprii che a Ravenna esisteva un provider (http://linknet.it/ il sito esiste ancora, in stile quasi anni ’90) convinsi i miei, senza troppa difficoltà, ad abbonarmi al servizio.

La sera del 3 settembre 1995, dunque, alle 21:44:10, inviai la mia prima email. Il destinatario ero io e il testo recitava “E’ un messaggio di prova”. Alle 21:44 e rotti secondi ricevetti la mia prima email.

All’epoca c’era il floppy disc con Netscape 1.0, le immagini si caricavano lentamente, le pagine web avevano solo lo sfondo grigio e quando ti collegavi il modem faceva rumore e tenevi occupato il telefono (e pagavi come fosse una telefonata urbana per il tempo che stavi connesso).

Io avevo già deciso che avrei voluto lavorare con i computer (lo avevo deciso, credo, alle scuole medie) ma non avevo ancora la minima idea di cosa volesse dire programmare. Grazie al web, però, potei cominciare a creare qualcosa di mio sul computer. Bastava aprire il codice sorgente di una pagina e provare a modificarlo iniziando così ad imparare l’HTML (no, il JavaScript ancora non era usato).

Il mio primo sito web fu la mia pagina personale. L’attrazione principale era composta dal mio nome scritto in Quenya. Di quelle poche pagine html credo di non avere più nessuna copia, persino https://web.archive.org/ non va così tanto indietro nel tempo.

Poco tempo dopo Internet arrivò anche a scuola e cominciavo a non essere più l’unico ad averlo a casa. Realizzai il sito web del liceo e diventai per tutti quello esperto in queste cose. Ancora non sapevo programmare ma almeno sapevo fare siti web.

All’università imparai a programmare ma ancora mancava il collegamento tra le due cose. Io in testa avevo in mente siti web composti da pagine html generate da un programma ma all’epoca per farlo esisteva forse solo il PERL e chi ti forniva spazio su web non ti permetteva di eseguire anche del codice.

Poi arrivò il PHP e tutto cambiò. Con quello potevo fare tutto quello che avevo in mente. E in quel periodo in mente avevo di realizzare una mia versione online di quelli che all’epoca erano i miei videogiochi preferiti, cioè i manageriali di calcio.

Portando via tempo allo studio (ma alla fine, per la mia carriera mi è servito più quello che molti esami di ingegneria) sviluppai un gioco che andò online il 15 novembre 2004 e dopo essermi divertito a inventarlo, migliorarlo e gestirlo tutto da solo per 11 anni e per migliaia di utenti, lo passai di mano e credo sia tuttora attivo.

L’altra cosa su cui costruii il mio futuro lavoro di sviluppatore web fu la community online dei fan italiani dei R.E.M. di cui realizzai un sito ricco di funzionalità social quando ancora non c’erano i social (c’erano i newsgroup, però).

All’epoca avevo un altro nickname dal significato incomprensibile (magoparanoico) perché non mi è mai piaciuto espormi troppo in prima persona. Persino quel gioco di cui sopra lo gestii in maniera praticamente anonima (ero semplicemente il webmaster, o il web, per gli amici).

Dal 2005 in avanti creare applicazioni web è poi diventato un lavoro e di conseguenza sempre meno un hobby. Poi sono arrivati i social e Internet è diventato per tutti e io, visto l’eccessivo affollarsi di persone, sono diventato meno social di prima, un po’ come dal vivo.

Per me l’interazione con altre persone è talmente più facile avendo una tastiera e un monitor a fare da scudo che mi sono sempre sentito un po’ un impostore e meno me stesso ad essere troppo socievole sfruttando questi mezzi. Per cui mi sono auto limitato per non essere online una persona troppo diversa da quella che è offline.

Dal vivo non mi piace essere al centro dell’attenzione e di Internet ho sempre apprezzato il poter esprimersi e esibirsi restando comunque un po’ nell’ombra. Un po’ il contrario di quello che è per molti.

Su Internet si può essere bravi senza prendersi i complimenti. Ci si può distinguere senza farsi notare.

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