Elefanti e pappagalli

Ieri Francesco Costa, neo-vicedirettore del Post (auguri!), ha scritto che il vero tema rimosso della discussione pubblica sulla legge Cirinnà è l’omofobia degli italiani

È il caso di affrontare l’elefante nella stanza: per una fetta significativa dell’opinione pubblica italiana e dei suoi rappresentanti politici, il problema sono le persone omosessuali.

Stamattina (anzi, mi correggono: nei giorni scorsi) temo che l’elefante si sia incarnato sotto forma di pappagallo sulle pagine di Repubblica. A pagina 36, in un articolo a firma di Elena Stancanelli che supponiamo volesse essere divertente, si parla di pappagallini in gabbia per spiegare che è la natura ad impedire agli omosessuali di avere e crescere figli.

Io non so se Elena Stancanelli si sia resa conto della violenza delle sue parole. Suppongo di no e, ad essere sincero, vi devo confessare che pure a me a volte capita di farmi scappare battute terribili, violente e offensive, nel tentativo di sembrare divertente. Capita, certo, anche se non dovrebbe capitare. Solo che qui si tratta di un giornale letto in tutta Italia e quindi ci sarà stato un capo servizio che ha letto l’articolo, un altro l’avrà titolato. Qualcuno magari ci ha buttato un occhio quando è stato messo in pagina, almeno per curiosità. A nessuno è venuto in mente di alzarsi e andare dai colleghi e dire: scusate, vogliamo proprio pubblicarlo così? Non è meglio chiedere alla Stancanelli se è sicura di voler dire le cose che scrive? No, non è venuto in mente nessuno, evidentemente.

Peccato, soprattutto a pochi giorni dal pastrocchio generato dalle dichiarazioni di un pediatra e ben riassunto da questo pezzo di Vincenzo Branà.

Siccome però le frittate migliori sono fatte da più uova, c’è un altro articolo, sempre su Repubblica, oggi a pagina 10, che non si può ignorare. La ministra Beatrice Lorenzin rilascia un’intervista in cui spiega la sua posizione contro la stepchild adoption per le coppie omosessuali. Lo fa parlando di maternità surrogata — utero in affitto scrive la testata — e sventolando davanti agli occhi della giornalista un contratto impugnato dal governo presso la Corte di giustizia Ue e stipulato da una coppia — però eterosessuale — per avere un figlio in Ucraina: “Non posso tacere come donna e come ministra”. Si parla di prezzi, clausole capestro, dettagli che, letti così, paiono realmente aberranti. Quello che la ministra non dice, e la giornalista nemmeno chiede per dirla tutta, è cosa tutto questo abbia a che fare con la stepchild adoption per le coppie gay, visto che qui si parla di una coppia eterosessuale che già oggi beneficia della stepchild.

Titolo: “Uteri in affitto a cinquemila euro, così un bambino diventa merce”. Il messaggio lanciato al lettore è che la legge sulle unioni civili aprirà le porte ai bambini ridotti a merce, sono i gay a volere questo abominio. La verità, invece, è che il comportamento della coppia eterosessuale in questione non verrà minimamente influenzato dall’esistenza o meno di tutele a garanzia dei figli di omosessuali in Italia.

Lo vedete anche voi, adesso, un elefante che si aggira per la stanza?